La Parola di Dio


Papa Francesco ... non fa che chiederci di pregare per Lui, perché sente il bisogno di sentirci uniti nell'amore fraterno ... sarà così anche tra noi del presente sito BENABE / ZOKWEZO e CONCORSO LETTERARIO!

VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV IN SPAGNA (6-12 GIUGNO 2026)
  
XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
 1Re 3,5.7-12 Sal 118 Rm 8,28-30 Mt 13,44-52: Vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
  
"Magnifica humanitas":
  
MESSAGGIO URBI ET ORBI DEL SANTO PADRE LEONE
 Loggia centrale della Basilica di San Pietro Giovedì 25 dicembre 2025
  
INCONTRO CON I VESCOVI ITALIANI ALLA CONCLUSIONE DELLA 81ª ASSEMBLEA GENERALE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA [17-20 novembre 2025]
 Basilica di Santa Maria degli Angeli di Assisi - Giovedì, 20 novembre 2025
  
GIUBILEO DEL MONDO EDUCATIVO - PROCLAMAZIONE A «DOTTORE DELLA CHIESA» DI SAN JOHN HENRY NEWMAN
 Piazza San Pietro Solennità di Tutti i Santi - Sabato, 1° novembre 2025
  
SANTA MESSA E CANONIZZAZIONE DEI BEATI: - Ignazio Choukrallah Maloyan - Peter To Rot - Vincenza Maria Poloni - Maria del Monte Carmelo Rendiles Martínez - Maria Troncatti - José Gregorio Hernández Cisneros - Bartolo Longo
 Piazza San Pietro, 19 ottobre 2025
  
INCONTRO CON I PARTECIPANTI AL GIUBILEO DELLA VITA CONSACRATA
 Aula Paolo VI - Venerdì, 10 ottobre 2025
  
CANONIZZAZIONE DEI BEATI PIER GIORGIO FRASSATI e CARLO ACUTIS
 Piazza San Pietro, 7 settembre 2025
  
GIUBILEO DEI GIOVANI - Veglia di preghiera
 Tor Vergata - Sabato, 2 agosto 2025
  
VIA CRUCIS COLOSSEO
 Roma, 18 Aprile 2025
  
DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI PELLEGRINI DELLE DIOCESI DI CESENA-SARSINA, TIVOLI, SAVONA-NOLI E IMOLA, IN OCCASIONE DEL BICENTENARIO DELLA MORTE DEL SERVO DI DIO PIO VII
 Aula Paolo VI, Sabato, 20 aprile 2024
  
SANTA MESSA DEL CRISMA
 Basilica di San Pietro - Giovedì Santo, 28 marzo 2024
  
FESTA DELLA PRESENTAZIONE DEL SIGNORE - XXVIII GIORNATA MONDIALE DELLA VITA CONSACRATA
 Basilica di San Pietro - Venerdì, 2 febbraio 2024
  
DOMENICA DELLA PAROLA DI DIO
 Basilica di San Pietro - III Domenica del Tempo Ordinario, 21 gennaio 2024
  
SOLENNITÀ DEL NATALE DEL SIGNORE 2023
 MESSAGGIO URBI ET ORBI DEL SANTO PADRE FRANCESCO
  
SANTA MESSA CON I NUOVI CARDINALI E IL COLLEGIO CARDINALIZIO APERTURA DELL´ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DEL SINODO DEI VESCOVI
 Piazza San Pietro, San Francesco d´Assisi - Mercoledì, 4 ottobre 2023
  
"LA SPERANZA SOTTO ASSEDIO"
 PAPA FRANCESCO A COLLOQUIO CON LORENA BIANCHETTI Speciale del Venerdì Santo, 15 Aprile 2O22
  
ATTO DI CONSACRAZIONE AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA
  
Ave, o Maria
  
Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo
 Basilica di San Pietro - Domenica, 21 novembre 2021
  
CELEBRAZIONE DELL´EUCARISTIA PER L'APERTURA DEL SINODO SULLA SINODALITÀ
 Basilica di San Pietro, Domenica, 10 ottobre 2021
  
VIDEOMESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER IL LANCIO DELLA PIATTAFORMA LAUDATO SI'
  
SANTA MESSA, BENEDIZIONE E IMPOSIZIONE DELLE CENERI
 Basilica di San Pietro, Mercoledì, 17 febbraio 2021
  
LETTERA DEL SANTO PADRE AI SACERDOTI DELLA DIOCESI DI ROMA
 Roma, presso San Giovanni in Laterano, 31 maggio 2020, Solennità di Pentecoste.
  
SANTA MESSA NELLA SOLENNITÀ DI PENTECOSTE
 Basilica di San Pietro - Altare della Cattedra - Domenica, 31 maggio 2020
  
SANTA MESSA DELLA DIVINA MISERICORDIA
 Chiesa di Santo Spirito in Sassia - II Domenica di Pasqua (o della Divina Misericordia), 19 aprile 2020
  
VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA
 Basilica di San Pietro - Altare della Cattedra - Sabato Santo, 11 aprile 2020
  
SANTA MESSA IN COENA DOMINI
 Basilica di San Pietro - Altare della Cattedra - Giovedì Santo, 9 aprile 2020
  
CELEBRAZIONE DELLA DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE
 Basilica di San Pietro - Altare della Cattedra, 5 Aprile 2020
  
MOMENTO STRAORDINARIO DI PREGHIERA IN TEMPO DI EPIDEMIA
 Sagrato della Basilica di San Pietro, Venerdì, 27 marzo 2020
  
SOLENNITÀ DI MARIA SS.MA MADRE DI DIO - 52° GIORNATA MONDIALE DELLA PACE
 1° gennaio 2019
  
FESTA DEL BATTESIMO DEL SIGNORE E BATTESIMO DI ALCUNI BAMBINI
 Cappella Sistina, Domenica 7 gennaio 2018
  
DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI PARTECIPANTI ALL'INCONTRO "ECONOMIA DI COMUNIONE", PROMOSSO DAL MOVIMENTO DEI FOCOLARI
 Aula Paolo VI, Sabato, 4 febbraio 2017
  
ORDINAZIONI SACERDOTALI
 17 Aprile 2016
  
Dichiarazione comune di Papa Francesco e del Patriarca Kirill di Mosca e di tutta la Russia
 Aeroporto Internazionale "José Martí" - La Habana, Cuba - Venerdì, 12 febbraio 2016
  
VISITA ALLA SINAGOGA DI ROMA
 Domenica, 17 gennaio 2016
  
INCONTRO CON LA COMUNITÀ MUSULMANA
 Moschea Centrale di Koudoukou, Bangui (Repubblica Centrafricana) Lunedì, 30 novembre 2015
  
ESAME di COSCIENZA
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Messaggio Cristiano
"Magnifica humanitas":

SANTA MESSA E BENEDIZIONE DEI PALLI PER I NUOVI ARCIVESCOVI METROPOLITI
NELLA SOLENNITÀ DEI SANTI APOSTOLI PIETRO E PAOLO

Omelia del SANTO PADRE LEONE XIV

Basilica di San Pietro
Lunedì, 29 giugno 2026

Cari fratelli e sorelle,

oggi, in un’unica Solennità, ricordiamo i Santi Pietro e Paolo, Patroni della Città e della Diocesi di Roma: l’uno scelto da Gesù come pastore del suo gregge e l’altro eletto come apostolo delle genti. In loro veneriamo due colonne della Chiesa.

Pietro, custode del Popolo di Dio, molte volte nel Nuovo Testamento ci appare impegnato a conservare la comunione tra i fratelli. È lui che, sul lago di Galilea, dopo una notte di lavoro apparentemente inutile, dice al Maestro: «Non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti» (Lc 5,5), e riprende il largo portando anche gli altri con sé. È ancora lui che, mentre molti si allontanano dal Signore dopo il duro discorso sul Pane di vita, dice al Messia: «Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna» (Gv 6,68), e rimane, insieme agli altri undici. È sempre lui che a Cesarea riconosce in Gesù il Figlio di Dio e si fa voce di tutti nella professione dell’unica fede, come abbiamo sentito nel Vangelo (cfr Mt 16,13-19). Anche dopo la Risurrezione, sulle rive del lago, è il primo a raggiungere il Cristo, gettandosi in acqua e precedendo gli altri, a nuoto, per rinnovare umilmente il suo amore e ricevere la conferma della sua missione (cfr Gv 21,1-17).

E a tale missione Pietro rimane fedele, anche quando, ad esempio, a Gerusalemme, la questione dell’ammissione al Battesimo dei pagani non circoncisi rischia di spaccare la comunità. Egli riunisce i fratelli, li ascolta e alla fine, guidato dallo Spirito Santo, prende la decisione, conservando la comunione e inaugurando una stagione nuova per l’intero Popolo di Dio: «Crediamo – afferma – che per la grazia del Signore Gesù siamo salvati […] come loro» (At 15,11).

Questa grandezza d’animo non vuol dire che Pietro sia perfetto. Durante la Passione rinnega il Maestro, per poi piangere sincere lacrime di pentimento (Lc 22,54-62); e Paolo stesso, in circostanze diverse, gli rimprovera l’incoerenza di alcuni suoi comportamenti (cfr Gal 2,11-14). Sa però riconoscere i propri sbagli e ravvedersi, senza scoraggiarsi e senza venir meno alla missione di annunciare il Vangelo e radunare il gregge di Cristo, fino al martirio, che subisce proprio qui, a Roma, non lontano dal luogo in cui ci troviamo.

Questa fedele e paziente sollecitudine per l’unità è ben espressa dal simbolo delle chiavi, con cui spesso lo identifichiamo (cfr Mt 16,19). Una chiave infatti non abbatte le porte, ma le apre e le chiude, ricercando al loro interno le leve giuste e accompagnandone i movimenti, perché i blocchi si sciolgano, i paletti scorrano e i battenti ruotino liberamente sui cardini, unendo gli ambienti e facendo di tante stanze isolate un’unica casa accogliente. Allo stesso modo la comunione, nella Chiesa, non si costruisce irrigidendosi sulle proprie posizioni, ma ricercando, nei cuori di tutti, i punti di incontro nella Verità, alla cui sola luce ciascuno diventa per l’altro strumento di crescita.

Potremmo leggere in questa prospettiva il compito affidato dal Signore a Pietro e ai suoi Successori, a beneficio di tutto il Popolo santo di Dio: ascoltare, con il suo aiuto, le voci di ciascuno, discernere le ispirazioni, condurre i cammini, correggere gli errori, istruire, incoraggiare, esortare e accompagnare i fratelli affinché, docili all’azione del medesimo Spirito (cfr 1Cor 12,1-11), cooperino alla salvezza gli uni degli altri e dell’intera umanità. L’esempio di Pietro, però, è un invito anche per ogni cristiano a farsi costruttore di unità, mettendo Dio al centro della propria esistenza e rendendosi vicino ai fratelli, attento alle loro vicende e ai loro bisogni (cfr Francesco, Catechesi, 9 ottobre 2024), per vivere con loro nella carità e così «portare a compimento l’annuncio del Vangelo» (cfr 2Tm 4,17).

È questo anche l’insegnamento di Paolo, l’altro grande Apostolo che oggi celebriamo, annunciatore instancabile della Buona Notizia. Anche lui ha dei simboli distintivi: il libro e la spada, strettamente uniti tra loro. Lo spiega bene l’autore della Lettera agli Ebrei, che scrive: «La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio», capace di penetrare «fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito» e di discernere «i sentimenti e i pensieri del cuore» (cfr Eb 4,12).

È ciò che Dio ha operato nel cuore del giovane Saulo, conquistandolo (cfr Fil 3,12) e portandolo prima a convertirsi al Vangelo, assumendo un nome nuovo, poi ad annunciarlo in tutto il mondo e infine a testimoniarlo, come Pietro, in questa stessa città, fino al dono della vita. L’Apostolo delle genti si è lasciato trasformare dalla potenza della Parola di Dio, che lo ha sottratto alla violenza per condurlo sulla via dell’amore.

Sant’Agostino, commentando la sua conversione e la sua missione, diceva: «Mentre andava [a Damasco] con il cuore fremente di minacce e di stragi, fu chiamato per nome e gettato a terra dalla voce celeste (cfr At 9,1-7), cioè dal Verbo che lo chiamava» (Sermo 299/A augm., 6). E aggiungeva: «Dio prese il persecutore della Chiesa e ne fece un messaggero di pace. Gli perdonò tutti i peccati e lo collocò in un ministero dove egli avrebbe potuto perdonare i peccati altrui» (ibid.).

Carissimi, per noi è importante, oggi, guardare a questi due Santi – Pietro e Paolo – per capire come essere a nostra volta apostoli e costruttori di unità, servitori generosi della verità nella carità. È con questo spirito che ci accingiamo a vivere il rito antico e suggestivo della consegna dei pallii agli Arcivescovi Metropoliti. Queste fasce di lana bianca ornate da croci esprimono infatti l’impegno di ogni Pastore – ma anche di ogni cristiano – a prendere sulle proprie spalle i fratelli e le sorelle che gli sono affidati, come altrettanti agnelli del gregge del Signore, e a sacrificare per loro energie, tempo, fatica, e anche la vita, perché a tutti giunga il Vangelo e il mondo intero trovi in esso armonia e concordia (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 38).

Con questi sentimenti, ho la gioia di rivolgere il mio cordiale saluto ai membri della Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, inviata dal carissimo fratello Sua Santità Bartolomeo e guidata da Sua Eminenza Emmanuel, Metropolita di Calcedonia.

Preghiamo i Santi Pietro e Paolo, perché ci sostengano nel cammino della comunione sulle orme del Salvatore. È la strada che Lui ha tracciato, ciò per cui ha pregato il Padre nell’ultima Cena (cfr Gv 17,21-23), la meta alla quale ci ha insegnato ad anelare con fiduciosa speranza (cfr Benedetto XVI, Omelia nella Messa con imposizione del pallio ai nuovi Metropoliti, 29 giugno 2012).

L'enciclica di Leone XIV sull’intelligenza artificiale che parla soprattutto di dignità

Di “progresso” si parla ventidue volte, di “dignità” novantotto. È il primo dato che smonta un’attesa: Magnifica humanitas, l’enciclica di Leone XIV diffusa oggi, 25 maggio, porta l’intelligenza artificiale nel sottotitolo ma la nomina pochissimo. Il bigramma “intelligenza artificiale” vi ricorre 14 volte, “algoritmo” 17, “tecnica” 29; a sovrastarli è la lingua dell’umano, che è anche la più frequente dell’intero testo: “umano” è il lemma numero uno con 200 occorrenze, “persona” segue con 158, “dignità” con 98. Già il titolo è una dichiarazione – humanitas, non la tecnica -; il resto del documento, riga dopo riga, lo conferma. Un’enciclica che parla di IA per parlare dell’uomo.

Una “res nova” che interroga la persona, non la tecnica
Lo scarto lessicale traduce una scelta di fondo. Leone XIV apre richiamando il 135° anniversario della Rerum novarum e fissa il parallelo che regge tutto: se nel 1891 Leone XIII parlava di “nuove questioni”, oggi quelle “cose nuove” hanno il volto della digitalizzazione e dell’IA. L’intelligenza artificiale diventa così la questione sociale del nostro tempo, erede diretta di quella operaia. Ma il Papa nega che si tratti di un tema specialistico: non “un’appendice tematica”, scrive, bensì “una trasformazione che interpella dall’interno le categorie della Dottrina sociale” – l’espressione più ricorrente del testo, 53 volte. E il punto su cui interpella non è la potenza degli strumenti, è il loro effetto sull’uomo. Il bersaglio polemico ha un nome – il paradigma tecnocratico – e una soglia precisa: quando “l’efficienza diventa misura del valore”, “l’essere umano è tentato di pensarsi come un progetto da ottimizzare più che come una creatura chiamata alla relazione”. Da qui il rovesciamento che dà senso a tutte quelle ricorrenze di “dignità”: “l’umano non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite”. Fragilità, corpo, sofferenza non sono difetti da correggere. È la risposta dell’enciclica al transumanesimo, letto come la tentazione di tradurre “il mistero della persona in dati e prestazioni”.

Il potere privato, le armi, il lavoro: la posta è sempre l’uomo
Che l’IA sia pretesto per parlare d’altro lo confermano i campi in cui il testo entra. Il potere, anzitutto – parola che vi ricorre 122 volte -, di cui il Papa registra una mutazione: “Un tempo erano soprattutto gli Stati a guidare e indirizzare l’innovazione. Oggi, invece, i principali motori dello sviluppo sono attori privati, spesso transnazionali, dotati di risorse e capacità di intervento superiori a quelle di molti governi”. Un potere “prevalentemente ‘privato’, e per questo ancora più difficile da discernere, governare e orientare al bene comune”. Poi la verità – 64 occorrenze contro una sola di “menzogna” -, “bene comune e non una proprietà di chi ha potere o visibilità”, minacciata da una disinformazione che “non nasce con l’IA, ma trova oggi in essa un moltiplicatore potente”. Poi la guerra, dove l’automazione tocca il nervo morale: “quando la decisione di colpire si automatizza o si opacizza, cresce il rischio di deresponsabilizzazione”. E il lavoro, che l’innovazione rischia di trasformare in “un’accelerazione dell’ingiustizia” se non governata in anticipo. Quattro terreni diversi, una sola posta. Lo dice il vocabolario: dopo “persona” e “dignità”, le parole più dense del testo sono “bene comune”, “responsabilità”, “giustizia”, “lavoro”, tutte oltre la sessantina di occorrenze, nessuna appartenente al lessico della tecnica.Magnifica humanitas è un’enciclica sull’intelligenza artificiale costruita interamente con il vocabolario dell’umano. Non un testo sulla tecnologia, ma contro la riduzione tecnica dell’umano: il Papa non teme la macchina in sé, ma “che l’umanità non perda mai la propria bellezza”. (Riccardo Benotti – Agensir)

La presentazione del card. Parolin:

“L’asimmetria tra potere tecnico e saggezza morale è forse la sfida più profonda che ‘Magnifica Humanitas’ ci consegna”. Lo ha affermato il card. Pietro Parolin, segretario di Stato di Sua Santità, aprendo oggi. lunedì 25 maggio 2026, i lavori di presentazione dell’enciclica di Papa Leone XIV, nell’Aula Nuova del Sinodo, in Vaticano. Il cardinale ha inquadrato il documento nel solco della Dottrina sociale della Chiesa: “Centotrentacinque anni fa, con la ‘Rerum novarum’, Leone XIII seppe riconoscere nelle trasformazioni industriali del suo tempo una questione profondamente umana e sociale. Oggi, dinanzi alla potenza delle tecnologie digitali, la Chiesa è nuovamente chiamata a discernere le res novae della storia”. Per il card. Parolin, “Magnifica Humanitas” solleva interrogativi che trascendono la sfera tecnica: “Dove stiamo andando? Verso quale meta desideriamo orientarci? Quale direzione dobbiamo scegliere come persone e come comunità umana?”. Il segretario di Stato ha sottolineato la novità del contesto rispetto all’epoca di Leone XIII: “Allora, alla Chiesa non era sempre possibile entrare direttamente in dialogo con i principali soggetti economici, politici e industriali che orientavano la trasformazione sociale. Oggi questo confronto è già avviato e coinvolge istituzioni, governi, università, imprese, centri di ricerca”. La presenza tra i relatori di Christopher Olah, cofondatore di Anthropic, va letta in questa prospettiva: “testimonianza della volontà della Chiesa di incontrare coloro che operano concretamente dentro questa trasformazione”.

Leone XIV