Martedý 28 Marzo 2023
Contempliamo qui le meraviglie del creato
Amore al fratello!ContattiLa Parola di DioBlog
BE NA BE sono tre sillabe che, nella lingua "sango" del Centrafrica, significano "cuore a cuore": un cuore che diventa tutt┤uno con un altro.

L┤Ex, quando si trovava nella diocesi di Bouar, per ventidue anni ha dato alle stampe un bollettino di collegamento tra le parrocchie: TEGNBI = "stare assieme" (36 numeri). Ritornato in patria nel 2003, ebbe la nostalgia di continuare quel giornalino trasformandolo in BE NA BE, rimasto al di sopra di ogni razza e continente.

Al lettore attento non sfugge che lo stampato di strada ne ha fatta tanta, al servizio di tutti, come elemento di unità e di sostegno nelle difficoltà.

L┤Ex del primo BENABE, con gioia e meraviglia, sente di non essere più solo e desidera annunciare, con la vita e le parole, che siamo tutti degli amati e sorretti ľ personalmente e assieme ľ dal Padre comune.

Lettore, vuoi venire con noi?


 72* del mio Sacerdozio, 17 Febbraio 2O23

 Di tutto un po´

 Ritorno alle origini

 Eccomi

 Preghiera del parco

 Il mistero del dolore

 70░ del mio Sacerdozio, 17 Febbraio 2021

 I TRE FRATELLI VALLARINO

 MEGLIO TARDI CHE MAI

 SPRAZZI di vita missionaria

 Per il 91esimo compleanno

 In Centrafrica in un tempo che fu

 Per il 90░ Compleanno

 LAUDATO SI'

 Le piante grasse dei Cappuccini

 Numero 72 - Maggio 2013

 Numero 71 - Marzo 2013

 Numero 70 - Febbraio 2013

 Numero 69 - Novembre 2012

 Numero 68 - Settembre 2012

 Numero 67 - Luglio 2012

 Numero 66 - Maggio 2012

 Numero 65- Aprile 2012

 Numero 64 - Febbraio 2012

 Numero 63 - Gennaio 2012

 Numero 62 - Novembre 2011

 Numero 61 - Settembre 2011

 Numero 60 - Agosto 2011

 Numero 59 - Luglio 2011

 Numero 58 - Maggio 2011

 Numero 57 - Marzo 2011

 Numero 56 - Febbraio 2011

 Numero 55 - Gennaio 2011

 Numero 54 - Dicembre 2010

 Numero 53 - Ottobre 2010

 Numero 52 - Settembre 2010

 Numero 51 - Agosto 2010

 Numero 50 - Luglio 2010

 Numero 49 - Giugno 2010

 Numero 48 - Aprile 2010

 Numero 47 - Marzo 2010

 Numero 46 - Febbraio 2010

 Numero 45 - Gennaio 2010

 Numero 44 - Dicembre 2009

 Numero 43 - Ottobre 2009

 Numero 42 - Settembre 2009

 Numero 41 - Agosto 2009

 Numero 40 - Luglio 2009

 Numero 39 - Giugno 2009

 Numero 38 - Maggio 2009

 Numero 37 - Aprile 2009

 Numero 36 - Febbraio 2009

 Numero 35 - Gennaio 2009

 Numero 34 - Dicembre 2008

 Numero 33 - Novembre 2008

 Numero 32 - Settembre 2008

 Numero 31 - Agosto 2008

 Numero 30 - Giugno 2008

 Numero 29 - Maggio 2008

 Numero 28 - Aprile 2008

 Numero 27 - Febbraio 2008

 Numero 26 - Dicembre 2007

 Numero 25 - Ottobre 2007

 Numero 24 - Agosto 2007

 Numero 23 - Giugno 2007

 Numero 22 - Aprile 2007

 Numero 21 - Febbraio 2007

Home - Cerca  
 
Messaggio Cristiano
Angelus, 26 Marzo 2023

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi, quinta domenica di Quaresima, il Vangelo ci presenta la risurrezione di Lazzaro (cfr Gv 11,1-45). È l’ultimo dei miracoli di Gesù narrati prima della Pasqua: la risurrezione del suo amico Lazzaro. Lazzaro è un caro amico di Gesù, il quale sa che sta per morire; si mette in cammino, ma arriva a casa sua quattro giorni dopo la sepoltura, quando ogni speranza è ormai perduta. La sua presenza però riaccende un po’ di fiducia nel cuore delle sorelle Marta e Maria (cfr vv. 22.27). Esse, pur nel dolore, si aggrappano a questa luce, a questa piccola speranza. E Gesù le invita ad avere fede e chiede di aprire il sepolcro. Poi prega il Padre e grida a Lazzaro: «Vieni fuori!» (v. 43). E questi torna a vivere ed esce. Questo è il miracolo, così, semplice.

Il messaggio è chiaro: Gesù dà la vita anche quando sembra non esserci più speranza. Capita, a volte, di sentirsi senza speranza – a tutti è capitato questo –, oppure di incontrare persone che hanno smesso di sperare, amareggiate perché hanno vissuto cose brutte, il cuore ferito non può sperare. Per una perdita dolorosa, una malattia, una delusione cocente, per un torto o un tradimento subito, per un grave errore commesso… hanno smesso di sperare. A volte sentiamo qualcuno che dice: “Non c’è più niente da fare!”, e chiude la porta ad ogni speranza. Sono momenti in cui la vita sembra un sepolcro chiuso: tutto è buio, intorno si vedono solo dolore e disperazione. Il miracolo di oggi ci dice che non è così, la fine non è questa, che in questi momenti non siamo soli, anzi che proprio in questi momenti Lui si fa più che mai vicino per ridarci vita. Gesù piange: il Vangelo dice che Gesù, davanti al sepolcro di Lazzaro ha pianto, e oggi Gesù piange con noi, come ha potuto piangere per Lazzaro: il Vangelo ripete due volte che si commosse (cfr vv. 33.38) e sottolinea che scoppiò in pianto (cfr v. 35). E al tempo stesso Gesù ci invita a non smettere di credere e di sperare, a non lasciarci schiacciare dai sentimenti negativi, che ti tolgono il pianto. Si avvicina ai nostri sepolcri e dice a noi, come allora: «Togliete la pietra» (v. 39). In questi momenti noi abbiamo come una pietra dentro e l’unico capace di toglierla è Gesù, con la sua parola: “Togliete la pietra”.

Questo dice Gesù, anche a noi. Togliete la pietra: il dolore, gli errori, anche i fallimenti, non nascondeteli dentro di voi, in una stanza buia e solitaria, chiusa. Togliete la pietra: tirate fuori tutto quello che c’è dentro. “Ah, mi dà vergogna”. Gettatelo in me con fiducia, dice il Signore, io non mi scandalizzo; gettatelo in me senza timore, perché io sono con voi, vi voglio bene e desidero che torniate a vivere. E, come a Lazzaro, ripete a ognuno di noi: Vieni fuori! Rialzati, riprendi il cammino, ritrova fiducia! Quante volte, nella vita, ci siamo trovati così, in questa situazione di non avere forza per rialzarci. E Gesù: “Vai, vai avanti! Io sono con te”. Ti prendo io per mano, dice Gesù, come quando da piccolo imparavi a fare i primi passi. Caro fratello, cara sorella, togliti le bende che ti legano (cfr v. 45); per favore, non cedere al pessimismo che deprime, non cedere al timore che isola, non cedere allo scoraggiamento per il ricordo di brutte esperienze, non cedere alla paura che paralizza. Gesù ci dice: “Io ti voglio libero, ti voglio vivo, non ti abbandono e sono con te! È tutto buio, ma io sono con te! Non lasciarti imprigionare dal dolore, non lasciar morire la speranza. Fratello, sorella, ritorna a vivere!” – “E come faccio?” – “Prendimi per mano”, e Lui ci prende per mano. Lasciati tirare fuori: e Lui è capace di farlo. In questi momenti brutti che succedono a tutti noi.

Cari fratelli e sorelle, questo brano del capitolo 11 del Vangelo di Giovanni, che fa tanto bene leggere, è un inno alla vita, e lo si proclama quando la Pasqua è vicina. Forse anche noi in questo momento portiamo nel cuore qualche peso o qualche sofferenza, che sembrano schiacciarci; qualche cosa brutta, qualche peccato vecchio che non riusciamo a tirare fuori, qualche errore di gioventù, non si sa mai. Queste cose brutte devono uscire. E Gesù dice: “Vieni fuori!”. Allora è il momento di togliere la pietra e di uscire incontro a Gesù, che è vicino. Riusciamo ad aprirgli il cuore e ad affidargli le nostre preoccupazioni? Lo facciamo? Riusciamo ad aprire il sepolcro dei problemi, siamo capaci, e a guardare oltre la soglia, verso la sua luce, o abbiamo paura di questo? E a nostra volta, come piccoli specchi dell’amore di Dio, riusciamo a illuminare gli ambienti in cui viviamo con parole e gesti di vita? Testimoniamo la speranza e la gioia di Gesù? Noi, peccatori, tutti? E anche, vorrei dire una parola ai confessori: cari fratelli, non dimenticatevi che anche voi siete peccatori, e siete nel confessionale non per torturare, per perdonare, e perdonare tutto, come il Signore perdona tutto. Maria, Madre della speranza, rinnovi in noi la gioia di non sentirci soli e la chiamata a portare luce nel buio che ci circonda.

Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle!

Ieri, solennità dell’Annunciazione, abbiamo rinnovato la consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, nella certezza che solo la conversione dei cuori può aprire la strada che conduce alla pace. Continuiamo a pregare per il martoriato popolo ucraino.

E restiamo vicini anche ai terremotati della Turchia e della Siria. A loro è destinata la speciale raccolta di offerte che si svolge oggi in tutte le parrocchie d’Italia. Preghiamo anche per la popolazione dello Stato del Mississippi, colpite da un devastante tornado.

Saluto tutti voi, romani e pellegrini di tanti Paesi, in particolare quelli di Madrid e di Pamplona e i messicani; come pure i peruviani, rinnovando la preghiera per la riconciliazione e la pace nel Perù. Dobbiamo pregare per il Perù, che sta soffrendo tanto.

Saluto i fedeli di Zollino, Rieti, Azzano Mella e Capriano del Colle, Bellizzi, Crotone e Castelnovo Monti con l’Unitalsi; e saluto i cresimandi di Pavia, Melendugno, Cavaion e Sega, Settignano e Prato; i ragazzi di Ganzanigo, Acilia e Longi; e l’Associazione Amici del Crocifisso delle Marche.

Rivolgo un saluto speciale alla delegazione dell’Aeronautica Militare Italiana, che celebra il centenario di fondazione. Formulo i miei auguri per questa ricorrenza e vi incoraggio ad operare sempre per la costruzione della giustizia e della pace.

Prego per tutti voi e fatelo per me. E a tutti auguro una buona domenica. Buon pranzo e arrivederci.

Papa Francesco


Questo sito web fa uso di cookie tecnici 'di sessione', persistenti e di Terze Parti.
Non fa uso di cookie di profilazione.
Proseguendo con la navigazione intendi aver accettato l'uso di questi cookie.
No, desidero maggiori informazioni
OK