Letture e meditazioni


Il bosone di Higgs: questione di scienza

La metafisica si muove su livelli diversi

CHE COSA È IL BOSONE DI HIGGS E COSA RAPPRESENTA LA SUA SCOPERTA PER LA COMUNITÀ SCIENTIFICA? PERCHÉ È COSI IMPORTANTE?

 

Lo sviluppo di acceleratori di particelle, che funzionano come potentissimi microscopi, ha permesso di studiare la struttura dei protoni e neutroni e di scoprire i quark e altre particelle elementari. I fisici teorici hanno studiato come rappresentare in un modello unitario le diverse particelle e le forze con cui queste interagiscono. E´ cosi nato il Modello Standard (MS) che descrive i costituenti elementari della materia e le forze fondamentali che li legano ma i conti tornano solo ipotizzando che le particelle elementari abbiano massa 0. Ciò è in contrasto con gli esperimenti. Per superare questa difficoltà il fisico inglese Peter Higgs postulò nel 1964 l´esistenza di un campo nuovo (di Higgs) dalla cui interazione con le particelle nasceva la massa. Introducendo questo campo nel MS la teoria rimane valida e le particelle acquistano la massa giusta. Ma come verificare ciò sperimentalmente? Higgs, per analogia con gli altri campi, ipotizzò che dovesse esistere una particella legata a quel campo appunto il bosone di Higgs. I tentativi di osservare questa particella sono durati 48 anni e solo la disponibilità al CERN di Ginevra di LHC il più grande acceleratore del mondo ha permesso di creare le condizioni perché si formasse questa particella. L´averla rivelata rappresenta la conferma sperimentale dell´ipotesi di Higgs e quindi della validità del MS. Questi esperimenti rappresentano un grande successo sia della scienza e del suo modo di procedere sia della tecnologia che è stata capace di realizzare al CERN un acceleratore unico al mondo e dei sistemi di rivelazione e trattamento dati che sono quanto di più avanzato e complesso abbia mai prodotto l´uomo.

 

PERCHÉ DA ALCUNI È STATA DEFINITA LA PARTICELLA DI DIO?

 

Il premio Nobel Leon Lederman voleva intitolare un suo scritto divulgativo sul bosone di Higgs (1993) "The Goddamn Particle: se l´universo è la risposta quale è la domanda". L´editore sembra abbia modificato "the Goddamn particle" cioè la "dannata particella" in "the God Particle" la particella di Dio certamente più attraente per il gran pubblico. La sovraesposizione mediatica cosi acquisita dal bosone di Higgs lo ha reso molto popolare e ha forse favorito la concessione di finanziamenti per la sua ricerca, ma tale particella con Dio non ha proprio nulla a che fare!

 

DOPO IL BOSONE DI HIGGS COSA CI ASPETTA?

 

Individuato a 126 Gev il bosone di Higgs si apre adesso un periodo di grande interesse per la fisica delle particelle e per l´astrofisica. E´ ora necessario misurare le proprietà di questa particella, la sua precisa natura, se essa rappresenta soltanto il completamento del MS oppure le sue caratteristiche permetteranno di capire di più quel 96% dell´Universo che rimane oscuro. Ci vorrà ancora molto tempo, molta ricerca, molto impegno, ma è certo che la finestra che si è aperta farà fare un grande passo in avanti alla nostra conoscenza della struttura fondamentale della materia e getterà nuova luce sui misteri dell´Universo.

 

QUESTA SCOPERTA SCIENTIFICA PUÒ LIMITARE LA RIFLESSIONE METAFISICA?

 

Certamente no! La scienza studia infatti la realtà naturale, osservabile e misurabile, procede creando modelli e verificandone sperimentalmente la validità e la capacità predittiva. Per la scienza è determinante l´aderenza e il rispetto dei fatti. Affermava Planck: "Quanto più un pensatore è ricco di idee e di fantasia tanto più è necessario che si ponga in mente che i fatti sono il fondamento senza il quale la scienza non può esistere e tanto più coscienziosamente deve chiedersi se egli li apprezza come si deve". La riflessione metafisica (filosofica o teologica) si muove su livelli diversi di conoscenza e se è vero che concetti metafisici sono e sono stati utili alla scienza (p.e. Concetti come la contingenza del tempo e dello spazio, la simmetria, l´unitarietà etc.) non credo che argomenti scientifici possano essere utilizzati nelle riflessioni metafisiche come lo sono nella scienza. Solo nell´integrazione dell´esperienza, della conoscenza e della coscienza in ciascuno di noi nasce l´unicità della persona e la sua specificità nel rapporto con la metafisica e in particolare con la fede. James Clerk Maxwell, il grande fisico scozzese, uno dei padri della fisica moderna, riteneva che lo scienziato nella sua attività di comprensione della natura riproducesse in certo modo lo schema dell´azione creativa di Dio. "Felice l´uomo - egli scrisse - che può riconoscere nel lavoro di oggi una parte non isolata del lavoro della vita e una realizzazione del lavoro dell´Eternità. I fondamenti della sua fiducia sono immutabili perché egli è stato fatto partecipe dell´infinito. Egli lavora strenuamente per compiere le sue imprese quotidiane perché il presente gli è dato in possesso. Cosi l´uomo dovrebbe essere una personificazione del processo divino della natura e portare alla luce l´unione dell´infinito col finito, senza togliere valore alla sua esistenza temporale, anzi ricordando che solo in essa è possibile l´azione individuale e tuttavia senza escludere dalla sua visione ciò che è eterno, sapendo che il tempo è un mistero di cui l´uomo non può sostenere la contemplazione se non lo illumina l´eterna verità".

 

* Professore Emerito di Fisica Sperimentale
Università di Firenze



 

Versione senza grafica
Versione PDF


<<<  Torna alla pagina precedente

Home - Cerca  
Messaggio Cristiano
Parrocchia "S. Maria della Presentazione" (Roma)


III Domenica di Quaresima, 8 marzo 2026

Carissimi fratelli e sorelle!

Sono lieto di vivere in mezzo a voi questa terza domenica di Quaresima. È una tappa importante nella nostra sequela di Gesù, fino alla sua Pasqua di passione, morte e risurrezione.

In questo itinerario si intrecciano profondamente la vicinanza di Dio e la nostra vita di fede: innovando in ciascuno la grazia del Battesimo, il Signore ci chiama a convertirci, proprio mentre purifica il nostro cuore col suo amore e con le opere di carità che ci propone di compiere. A questo proposito, l’incontro tra Gesù e la donna samaritana ci coinvolge con grande intensità. Il Vangelo di oggi, infatti, oltre che parlare a noi, parla di noi e ci aiuta a rivedere il nostro rapporto con Dio.

La sete di vita e di amore della samaritana è la nostra sete: quella della Chiesa e dell’umanità intera, ferita dal peccato ma ancor più intimamente abitata dal desiderio di Dio. Lo cerchiamo come l’acqua, anche quando non ce ne rendiamo conto, ogni volta che ci chiediamo il senso degli avvenimenti, ogni volta che avvertiamo quanto ci manca il bene che vogliamo per noi e per chi ci sta accanto.

In questa ricerca, incontriamo Gesù. Egli è già lì, al pozzo, dove la samaritana lo trova solo, sotto il sole di mezzogiorno, stanco del viaggio. La donna va al pozzo a quell’ora insolita forse per evitare gli sguardi carichi di pregiudizi delle altre donne. Gesù le legge nel cuore il motivo di questa emarginazione: i suoi matrimoni falliti e l’attuale convivenza la rendono indegna di accompagnarsi alle figlie, alle mogli e alle madri del villaggio. Eppure, Gesù siede presso il pozzo come ad aspettarla. Questo appuntamento sorprendente è uno dei modi con cui, come amava ripetere Papa Francesco, Cristo rivela il Dio delle sorprese: le più belle, quelle che cambiano la vita, dovunque la incontrino e comunque essa si presenti davanti al Signore.

Quest’uomo ama la samaritana come nessuno prima aveva fatto. Mentre lei cercava l’acqua di ogni giorno, Lui vuole donarle quella nuova, viva, capace di saziare ogni sete e placare ogni inquietudine, perché quest’acqua sgorga dal cuore di Dio, pienezza inesauribile di ogni attesa.

L’iniziativa di Gesù inaugura così la ricerca di un bene più grande dell’acqua stessa: «Se tu conoscessi il dono di Dio», dice il Signore alla donna. Non si tratta di un rimprovero, ma di una promessa: “Io sono qui per farti conoscere Dio, che si fa dono per te”. Sì, proprio per te, che non lo conoscevi, che ti ritenevi lontana e condannata. Questo dono ti trasformerà: diventerai tu stessa sorgente che zampilla per la vita eterna. In cambio della sete di prima, colma di amarezza e di aridità spirituale, il Figlio di Dio offre in dono una vita rinnovata dall’acqua che sgorga dalla misericordia del Padre. Tutto si trasforma nell’incontro con il Signore: la donna assetata diventa sorgente, l’esclusa diventa confidente. La donna piena di vergogna ora è ricolmata di gioia; colei che stava muta nel villaggio diventa missionaria per tutti i suoi abitanti.

Mai avrebbe immaginato che proprio lei, così disorientata e sconfitta dalla vita, avrebbe potuto un giorno gustare l’acqua fresca, puro dono di Dio, diventando a sua volta dono per gli altri. Come accade questo? Incontrando Gesù, dialogando con Lui, Verbo vivente di Dio fatto uomo per la nostra salvezza.

Il racconto evangelico mostra accuratamente il cammino di crescita della donna, che man mano riconosce le caratteristiche fondamentali dell’identità di Gesù: uomo, profeta, Messia e Salvatore. Stando accanto a Lui e gustando la sua compagnia, la samaritana diventa a sua volta una sorgente di verità. L’acqua nuova del dono di Dio ha iniziato a zampillarle nel cuore, e lei si sente subito spinta a tornare di corsa al suo villaggio, finalmente libera dalla vergogna e desiderosa di far conoscere a tutti il suo Liberatore, Gesù, Colui che ha permesso tutta quella meraviglia. Corre proprio da chi prima la condannava, mentre Dio l’ha perdonata, e racconta, annuncia, testimonia. L’esigenza dell’acqua, che l’aveva spinta a recarsi al pozzo, cede ora il passo al desiderio di comunicare la travolgente novità che l’ha trasformata.

Carissimi, col Battesimo tutti noi abbiamo ricevuto la grazia di un’acqua nuova, che lava ogni colpa e disseta ogni sete. Come alla donna samaritana, così oggi nella Quaresima ci è dato un tempo per riscoprire il dono di questo Sacramento che, come una porta, ci ha introdotto alla fede e alla vita cristiana. Come Pastore buono e premuroso, il Signore ci aspetta e ci accompagna sempre, lì dove viviamo e così come siamo. Guarisce con misericordia le nostre ferite e si fa dono per noi, rendendoci capaci di diventare a nostra volta dono per i fratelli.

So bene che la vostra comunità parrocchiale abita un territorio con diverse sfide. Non mancano situazioni di marginalità che preoccupano, povertà materiali e morali. Anche gli adolescenti e i giovani rischiano di crescere ingannati da venditori di morte o disillusi sul futuro. Tanti stanno aspettando una casa, un lavoro che assicuri una vita dignitosa, ambienti sicuri dove potersi incontrare, giocare, progettare insieme qualcosa di bello.

Come al pozzo del Vangelo, in questa parrocchia arrivano uomini e donne feriti nell’animo, offesi nella dignità e assetati di speranza. A voi il compito, urgente e liberante, di mostrare la prossimità di Gesù, la sua volontà di riscattare la nostra esistenza dai mali che la minacciano con una proposta di vita giusta, vera, piena. Partendo dall’Eucaristia, cuore pulsante di ogni comunità cristiana, vi incoraggio a fare in modo che le attività parrocchiali siano segno di una Chiesa che – come una madre – si prende cura dei propri figli, senza condannarli, anzi accogliendoli, ascoltandoli e sostenendoli di fronte al pericolo. La parola del Vangelo, che zampilla in noi come fonte di verità, aiuti ciascuno ad aprire gli occhi, per saper valutare con saggezza ciò che è bene e ciò che è male, formando così coscienze libere e adulte.

Cari fratelli e sorelle, andate avanti con fiducia! In ogni situazione, il Signore cammina con noi e ci sostiene lungo la strada. La Vergine Santissima accompagni sempre i vostri passi nella fede, e vi doni la gioia di essere umili e coraggiosi annunciatori del suo Vangelo.

Leone XIV