Martedý 18 Giugno 2024
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Aneddoti di vita

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Storie di tartarughe marine Careta Careta

Storia 1

Guardo assai spesso la trasmissione chiamata GEO che RAI3 propone ogni pomeriggio, dove vengono trattati argomenti legati alla natura. Alcuni giorni fa tra i vari soggetti trattati ne avevano proposto uno in diretta live, consistente nella liberazione in mare di due tartarughe marine appartenenti alla famiglia Careta Careta. Era stato uno spettacolo coinvolgente e commovente nello stesso tempo vedere queste due creature quasi impazzite dalla gioia mentre le lasciavano andare totalmente libere in alto mare. Ebbene, tale evento m’aveva portato con la memoria ad un analogo fatto che mi aveva coinvolto in prima persona quando ero adolescente. Eravamo nella metà degli anni sessanta. Era estate ed abitavo in via F. Turati a Savona. Ricordo che all’epoca in quella via erano presenti quasi tutti i principali esercizi commerciali, atti a dare al quartiere una sorta di autonomia dal punto di vista alimentare. C’era una latteria, una panetteria, un negozio di prodotti agricoli, uno di alimentari in senso generale, una pescheria, un bar, ecc. ecc. ecc. La pescheria era gestita da conoscenti con i quali ero in confidenza e l’evento del quale vado a raccontare ebbe luogo in una giornata d’estate molto calda ed assolata. Ricordo che i gestori della pescheria, forse per richiamare l’attenzione dei clienti, stavano tenendo da un paio di giorni una tartaruga marina viva entro una tinozza in acciaio zincato con un pochino di acqua dentro. Un mattino, nel vedere per l’ennesima volta quella creatura tenuta in modo a dir poco inumano, m’ero rivolto ai gestori della pescheria dicendo loro: perché non liberate quella bestiola evitandole tante sofferenze? Mi rispose la titolare dell’esercizio: puoi portarla via quando vuoi perché a noi è d’intralcio. Non me lo feci ripetere due volte; immediatamente presi la creatura, tenendola con una mano sotto il ventre e l’altra sulla testa per evitarle un’insolazione e la portai velocemente dove ero solito andare al mare, cioè ai bagni della Madonnetta, quei bagni molto chiacchierati in epoche recenti in quanto diventati “oggetto del desiderio” da parte di taluni gruppi legati sia all’imprenditoria portuale, sia a quella edilizia. Giunto nei bagni, coadiuvato dal mio futuro suocero, mediante l’uso di un moscone portammo la tartaruga di mare a qualche centinaio di metri da riva e la lasciammo andare. Impressionante fu la sua reazione quando realizzò che era prossima alla liberazione. Era in un movimento continuo ed in uno stato di agitazione estrema. Ricordo ancora che appena immersa nell’acqua quella creatura cominciò a muoversi in maniera forsennata. Scendeva e risaliva; scendeva di nuovo e di nuovo risaliva. Innumerevoli volte. Chissà! Forse avrà agito in tale modo con l’intento di ringraziarci. Mi da un senso di sollievo credere ad una simile eventualità!

 

Storia 2

Sempre bagni Madonnetta, sempre tartarughe di mare. Rammento che quel pomeriggio di venticinque anni fa, fine anni novanta, assieme a mia moglie stavo facendo il bagno in prossimità dello scoglio della Madonnetta, appunto. Mare bellissimo, calmo, acqua limpida e sufficientemente calda. Condizioni ideali per praticare un po’ di immersioni in apnea. (oggi in omaggio a Sua Maestà la Regina si dice “diving”). Rammento che stavo osservando il fondale dove la profondità massima era compresa tra i quattro ed i cinque metri. Mentre ero intento a ciò, mi apparve all’improvviso la sagoma inconfondibile di una tartaruga marina Careta Careta, intenta a brucare le alghe. Non s’era accorta della mia presenza ed io, desideroso di poterla toccare, senza esitazione ero sceso velocemente nella speranza di poterla prendere. S’accorse della mia presenza solo all’ultimo quando, con un repentino scarto, cercò di sfuggirmi. Inutilmente! Vittorioso l’agguantai con ambo le mani per il carapace e la portai in superficie per farla vedere a mia moglie. Era un bellissimo esemplare e neppure piccolo. Era stata una soddisfazione immensa poterla toccare, ammirare, contemplare. Ricordo che chiamai mia moglie per farle ammirare la meravigliosa creatura. Ce la godemmo per qualche minuto, ce la coccolammo un po’ ed infine la lasciammo, libera di ritornare nel suo mondo dal quale, per qualche istante l’avevamo allontanata.

 


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 Le bellezze dell'inverno
 L'arte e la pazienza con il ghiaccio

 

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Messaggio Cristiano
UDIENZA GENERALE, 12 Giugno 2024

Ciclo di Catechesi. Lo Spirito e la Sposa. Lo Spirito Santo guida il popolo di Dio incontro a Gesù nostra speranza. 3. «Tutta la Scrittura è ispirata da Dio». Conoscere l’amore di Dio dalle parole di Dio.

Cari fratelli e sorelle, buongiorno, benvenuti!

Proseguiamo le catechesi sullo Spirito Santo che guida la Chiesa verso Cristo nostra speranza. Lui è la guida. La volta scorsa abbiamo contemplato l’opera dello Spirito nella creazione; oggi lo vediamo nella rivelazione, di cui la Sacra Scrittura è testimonianza ispirata da Dio e autorevole.

Nella Seconda Lettera di San Paolo a Timoteo è contenuta questa affermazione: «Tutta la Scrittura è ispirata da Dio» (3,16). E un altro passo del Nuovo Testamento dice: «Mossi da Spirito Santo parlarono quegli uomini da parte di Dio» (2 Pt 1,21). Questa è la dottrina dell’ispirazione divina della Scrittura, quella che proclamiamo come articolo di fede nel Credo, quando diciamo che lo Spirito Santo «ha parlato per mezzo dei profeti». L’ispirazione divina della Bibbia.

Lo Spirito Santo, che ha ispirato le Scritture, è anche Colui che le spiega e le rende perennemente vive e attive. Da ispirate, le rende ispiratrici. «Le sacre Scritture ispirate da Dio – dice il Concilio Vaticano II – e redatte una volta per sempre, comunicano immutabilmente la parola di Dio stesso e fanno risuonare nelle parole dei profeti e degli apostoli la voce dello Spirito Santo» (n. 21). In questo modo lo Spirito Santo continua, nella Chiesa, l’azione di Gesù Risorto che, dopo la Pasqua “aprì la mente dei discepoli all’intelligenza delle Scritture” (cfr Lc 24,45).

Può capitare, infatti, che un certo passo della Scrittura, che abbiamo letto tante volte senza particolare emozione, un giorno lo leggiamo in un clima di fede e di preghiera, e allora quel testo improvvisamente si illumina, ci parla, proietta luce su un problema che stiamo vivendo, rende chiara la volontà di Dio per noi in una certa situazione. A che cosa è dovuto questo cambiamento, se non a una illuminazione dello Spirito Santo? Le parole della Scrittura, sotto l’azione dello Spirito, diventano luminose; e in quei casi si tocca con mano quanto è vera l’affermazione della Lettera agli Ebrei: «La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; […]» (4,12).

Fratelli e sorelle, la Chiesa si nutre della lettura spirituale della Sacra Scrittura, cioè della lettura fatta sotto la guida dello Spirito Santo che l’ha ispirata. Al suo centro, come un faro che illumina tutto, c’è l’evento della morte e risurrezione di Cristo, che compie il disegno di salvezza, realizza tutte le figure e le profezie, svela tutti i misteri nascosti e offre la vera chiave di lettura dell’intera Bibbia. La morte e risurrezione di Cristo è il faro che illumina tutta la Bibbia, e illumina anche la nostra vita. L’Apocalisse descrive tutto ciò con l’immagine dell’Agnello che rompe i sigilli del libro “scritto dentro e fuori, ma sigillato con sette sigilli” (cfr 5,1-9), la Scrittura dell’Antico Testamento. La Chiesa, Sposa di Cristo, è interprete autorizzata del testo della Scrittura ispirato, la Chiesa è la mediatrice della sua proclamazione autentica. Poiché la Chiesa è dotata dello Spirito Santo – per questo è interprete –, essa è «colonna e sostegno della verità» (1 Tm 3,15). Perché? Perché è ispirata, tenuta ferma dallo Spirito Santo. E il compito della Chiesa è aiutare i fedeli e quanti cercano la verità a interpretare in modo corretto i testi biblici.

Un modo di fare la lettura spirituale della Parola di Dio è quello che si chiama la lectio divina, una parola che forse non capiamo cosa significa. Consiste nel dedicare un tempo della giornata alla lettura personale e meditativa di un brano della Scrittura. E questo è molto importante: tutti i giorni prenditi un tempo per ascoltare, per meditare, leggendo un passo della Scrittura. E per questo mi raccomando: abbiate sempre un Vangelo tascabile e portatelo nella borsa, nelle tasche… Così quando siete in viaggio o quando siete un po’ liberi lo prendete e leggete… Questo è molto importante per la vita. Prendete un Vangelo tascabile e durante la giornata leggetelo una, due volte, quando capita. Ma la lettura spirituale per eccellenza della Scrittura è quella comunitaria che si fa nella Liturgia, nella Messa. Lì vediamo come un evento o un insegnamento, dato nell’Antico Testamento, trova il suo pieno compimento nel Vangelo di Cristo. E l’omelia, quel commento che fa il celebrante, deve aiutare a trasferire la Parola di Dio dal libro alla vita. Ma l’omelia per questo dev’essere breve: un’immagine, un pensiero e un sentimento. L’omelia non deve andare oltre gli otto minuti, perché dopo con il tempo si perde l’attenzione e la gente si addormenta, e ha ragione. Un’omelia deve essere così. E questo voglio dire ai preti, che parlano tanto, tante volte, e non si capisce di che cosa parlano. Omelia breve: un pensiero, un sentimento e uno spunto per l’azione, per come fare. Non più di otto minuti. Perché l’omelia deve aiutare a trasferire la Parola di Dio dal libro alla vita. E tra le tante parole di Dio che ogni giorno ascoltiamo nella Messa o nella Liturgia delle ore, ce n’è sempre una destinata in particolare a noi. Qualcosa che tocca il cuore. Accolta nel cuore, essa può illuminare la nostra giornata, animare la nostra preghiera. Si tratta di non lasciarla cadere nel vuoto!

Concludiamo con un pensiero che può aiutare a farci innamorare della Parola di Dio. Come certi brani musicali, la Sacra Scrittura ha anch’essa una nota di fondo che l’accompagna dall’inizio alla fine, e questa nota è l’amore di Dio. «Tutta la Bibbia – osserva Sant’Agostino – non fa che narrare l’amore di Dio» [1]. E San Gregorio Magno definisce la Scrittura «una lettera di Dio onnipotente alla sua creatura», come una lettera dello Sposo alla sposa, ed esorta a «imparare a conoscere il cuore di Dio nelle parole di Dio» [2]. «Con questa rivelazione – dice ancora Vaticano II – Dio invisibile, nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi per invitarli ed ammetterli alla comunione con sé» ( Dei Verbum, 2).

Cari fratelli e sorelle, avanti con la lettura della Bibbia! Ma non dimenticate il Vangelo tascabile: portarlo in borsa, nelle tasche e in qualche momento della giornata leggere un passo. E questo vi farà vicinissimi allo Spirito Santo che è nella Parola di Dio. Lo Spirito Santo, che ha ispirato le Scritture e ora spira dalle Scritture, ci aiuti a cogliere questo amore di Dio nelle situazioni concrete della vita. Grazie.

[1] De catechizandis rudibus, I, 8, 4: PL 40, 319.

[2] Registrum Epistolarum, V, 46 (ed. Ewald-Hartmann, pp. 345-346).

Papa Francesco