Sabato 20 Luglio 2024
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Letture e meditazioni


Gesù (racconto)

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Se Dio esiste, di che religione è?  

 

Cammilleri: Gran bella domanda. A farci caso, l´epoca dell´ateismo è alle nostre spalle. Oggi non c´è quasi più nessuno che non affermi di credere in Dio. Solo che, a quel punto, bisognerebbe chiedere a ciascuno: quale? Già, perché a trionfare è la religione fai-da-te, il Dio che ognuno si crea a propria immagine e somiglianza.

 

E questa immagine-e-somiglianza, guarda caso, è modellata dall´orizzonte culturale. Cioè, oggi come oggi, è politicamente corretta. Ma, se Dio esiste, logica vuole che siamo noi a Sua immagine e somiglianza, non Lui a nostra. Insomma, bisogna sapere cosa vuole Lui da noi, perché, se esiste, cosa noi vogliamo da Lui già lo sa. Bisogna sapere, per prima cosa, Chi è. E non c´è modo migliore che chiederGlielo.

 

Lei sostiene che l´unico Dio è cattolico. Perché?

 

Cammilleri: Nel mio pamphlet un certo Teofilo, un uomo «in ricerca» (come si direbbe oggi) chiede a me chi è Dio. Perché a me? Perché sa che sono un credente. Io (cioè, l´Autore) rispondo per come so farlo. E gli snocciolo i motivi che hanno portato me a ritenere molto probabile che Dio, se esiste, sia cattolico. Cioè, sia esattamente Quello che da duemila anni predica la Chiesa di Roma.

 

Perché non potrebbe essere musulmano, ebreo, o di qualche altra religione?

 

Cammilleri: Oggi, per quanto riguarda la religione, quel che manca è la domanda, non certo l´offerta. Teofilo è uno che a un certo punto, come Pascal, si è detto: se Dio non esistesse bisognerebbe inventarlo. In effetti, uno che si accorge della necessità di un Dio ha già compiuto gran parte del percorso. Ma, quando si guarda intorno, si trova all´interno del supermarket del Sacro, con gli scaffali che presentano una grande varietà. Per definizione, solo una può essere quella giusta, perché Dio, se esiste, non ha alcun interesse a indurci in confusione. Tutto il mio libro è teso a far sì che Teofilo si rivolga direttamente alla Fonte per conoscere la verità.

 

E perché non buddista, spiritista, darwinista, adoratore di Gaia o di Carlo Marx?

 

Cammilleri: Con gran rispetto per tutti i credenti in Qualcosa o Qualcuno, ho ripercorso davanti a Teofilo tutti i ragionamenti che hanno indotto me (sì, perché c´è stato un tempo in cui anch´io ero «in ricerca») a scegliere un prodotto tra gli scaffali dopo avere considerato, soppesato e attentamente osservato tutti gli altri. Teofilo mi ha chiesto: tu in cosa credi e perché? E io gliel´ho detto.

Il libro presuppone che uno creda nell´esistenza di Dio, ma potrebbe essere consigliato anche per gli atei. Vero?

 

Cammilleri: Naturalmente, nel deserto che ho personalmente attraversato prima di giungere alla Terra Promessa c´è stata la fase atea, subito seguita da quella agnostica. Conosco bene l´ateismo e i suoi argomenti. Per me l´ateismo, di argomenti, non ne ha. Peggiore è l´agnosticismo. L´ateo è uno che sa per certo che un Dio non esiste né può esistere. L´agnostico è uno che non si pone nemmeno il problema. E, di conseguenza, vive una vita puramente (mi si perdoni l´espressione) vegetale. Senza senso. Nasce, cresce e muore, mangia, beve e si diverte (nella misura del possibile) senza sapere perché. Peggio: non gli interessa. Se io fossi Dio (ma per fortuna di tutti non lo sono) mi offenderei: almeno l´odio è un sentimento, l´indifferenza invece…

 

Che cosa ha il cattolicesimo che le altre religioni non hanno?

 

Cammilleri: A mio avviso il cattolicesimo ha dalla sua la logica. Un Dio esistente, giusto, sensato, razionale e amorevole si sarebbe comportato esattamente come dice da sempre la Chiesa Romana. Un Dio diverso da così non mi interessa. Questo è quanto ho cercato di spiegare a Teofilo nel mio lavoro. Ovviamente, Teofilo non è tenuto a darmi retta. Tuttavia, se davvero è «in ricerca», si rivolga direttamente all´Interessato. Il quale, se esiste, non avrebbe alcun motivo per non rispondergli. Se non risponde, non esiste. E il caso è chiuso.

 

 

 

 

12 ragioni per cui il crocifisso non viola la libertà

E l'illusione di uno Stato neutro nei confronti dei valori

 

VIENNA, lunedì, 9 novembre 2009 (ZENIT.org).- La vera libertà religiosa non è la libertà dalla religione, ha affermato uno storico in risposta alla decisione della Corte europea per i Diritti Umani di eliminare i crocifissi dalle aule delle scuole italiane.

 

Martin Kugler, curatore del network per i diritti umani Christianophobia.eu, con sede a Vienna (Austria), ha offerto 12 tesi che svelano il pensiero errato della Corte, che ha deciso a favore di una madre atea che ha protestato per i crocifissi appesi nella scuola frequentata dai figli.

 

Kugler ha spiegato che "il diritto alla libertà religiosa può significare solo il suo esercizio – non la libertà dal confronto. Il significato di 'libertà di religione' non ha niente a che vedere con la creazione di una società 'libera dalla religione'".

 

"Rimuovere a forza il simbolo della croce è una violazione, come lo sarebbe costringere gli atei a appendere quel simbolo".

 

"Il muro bianco è anche una dichiarazione ideologica – in particolare se nei secoli prima non poteva essere vuoto. Uno Stato 'neutro rispetto ai valori' è una finzione, spesso usata a scopo di propaganda".

 

Per Kugler le decisioni come quella della Corte europea attaccano realmente la religione, anziché lottare contro l'intolleranza religiosa.

 

"Non si possono combattere i problemi politici combattendo la religione", ha aggiunto. "Il fondamentalismo antireligioso diventa complice del fondamentalismo religioso quando provoca con l'intolleranza".

 

"La maggior parte della popolazione interessata vorrebbe mantenere la croce – ha dichiarato –. E' anche un problema di politica democratica, dando spudoratamente priorità agli interessi individuali".

 

Riprendendo le argomentazioni proposte dal Governo italiano in difesa dei crocifissi nelle aule, Kugler ha detto che "la croce è il logo dell'Europa. E' un simbolo religioso, ma anche molto pià di questo".

Un'illusione

In un dibattito con Die Presse, Kugler ha sottolineato altri due elementi del dibattito Chiesa-Stato.

 

Parlare di uno "Stato neutro nei confronti dei valori" è "semplicemente ingenuo, e il risultato di un'illusione. [...] E' più che altro uno scherzo".

 

"Uno Stato neutro verso i valori? Contro la frode e la corruzione? Contro la xenofobia e la discrminazione? I peccati contro l'ambiente e le avances sessuali sul posto di lavoro? Uno Stato che bandisce i neonazisti, permette la pornografia, favorisce certe forme di assistenza allo sviluppo, ma non altre... tutto per valori neutrali? Qualcuno sta cercando di prenderci in giro!", ha osservato.

 

L'esperto ha quindi sottolineato un secondo punto che merita più attenzione: l'idea per cui una sfera pubblica senza alcuna presenza della vita religiosa o dei simboli religiosi sarebbe più "tollerante" o più appropriata per la libertà di coscienza rispetto a una che permette o perfino incoraggia dichiarazioni di credo religioso.

 

"Ovviamente il genitore ateo potrebbe sentire che suo/a figlio/a viene molestato/a dalla croce in classe, ma è inevitabile. Posso anche essere seccato quando entro in un ufficio postale e vedo una fotografia del Presidente federale per il quale non ho votato. [...] L'influenza, i segnali ideologici, le presenze visive – anche sessiste – esisteranno sempre e ovunque".

 

"L'unica domanda è come e cosa contengono".

A questo riguardo, Kugler ha affermato che lo Stato "dovrebbe intervenire solo in modo molto moderato. E se lo fa, non dovrebbe essere solo con divieti che imprigionano la religione in un ghetto".

 

 

ESPULSO IL FONDATORE

 

La sentenza della Corte di Strasburgo sul crocifisso nelle scuole è stata applaudita, sui giornali che si dicono "laici", in tutti i toni e modi possibili : vignette e testi irridenti, riferimenti alle leggi della "laicità" (intesa come laicismo) e della democrazia, in questo caso messa fuori causa o usata alla rovescia.  

 

Esempio: su Il fatto quotidiano (venerdì 6), il commento del procuratore aggiunto presso la Procura di Torino, Bruno Tinti presentava un sondaggio di Tg24 (su Sky) che dava questo risultato: 72% contrari alle decisioni della Corte, 28 % favorevoli. E si chiedeva : "Così tanti i cattolici integralisti?". Un magistrato che giudica sulla base dei soliti pregiudizi?. E poi: "Dunque questo 72% voleva imporre all´altro 28 per cento il suo modo di pensare". Può darsi, ma così il 28 ha imposto il suo al 72. Così ingiusti i laici fondamentalisti? Speriamo che non si usino questi criteri in camera di consiglio.  

 

Sul Riformista (giovedì 5) Rina Gagliardi, già senatrice di Rifondazione, afferma che "in Italia si può (forse) toccare tutto, ma non il potere del Vaticano". Vorrei ricordarle che l´esposizione del Crocifisso fu prevista da due Regi Decreti del 1924 e del 1928, dunque in epoca di piena rottura tra Italia e Santa Sede.  

 

Sull´Unità, Lidia Ravera, l´autrice dei "Porci con le ali", scrive: "Abbiamo ben altro per la testa". Non lo metto in dubbio.  

 

Su Repubblica (mercoledì 4) il giurista Stefano Rodotà scrive: "La sentenza della Corte suprema europea vuole sottrarre il crocifisso a ogni contesa. In questo è la sua superiore laicità".  

 

Su Liberazione (giovedì 5) Raniero La Valle, pur deplorando il "più generale interesse ideologico del ricorso", promosso da "una socia dell´Unione Atei Agnostici e Razionalisti (Uaar)", parla di "sentenza ineccepibile". Sono dispiaciuto di dover dissentire da un amico che fu mio Direttore, ma proprio a proposito di interessi ideologici, mi sembra opportuno ricordare che la Corte di Strasburgo, in nome della laicità, ha mandato in esilio dalle scuole Colui che inventò la laicità, fondandola su un principio razionale ("Date a Cesare … date a Dio …") e che, anche per questo, subì una condanna a morte pronunciata dalle autorità clericali del suo tempo (il Sinedrio) ed eseguita dal potere "laico" e pagano dei Romani (Pilato).   Si dà l´ostracismo ("Et sui eum non receperunt") a Colui che aveva annunciato la liberazione dei poveri e degli oppressi e insegnato l´uguaglianza e la fraternità di tutti gli uomini. E dunque non ha torto chi, oltre a riconoscerne il primario valore religioso, fa dell´Uomo crocifisso una singolare combutta di credenti, anche un simbolo della (vera) laicità valido per tutti gli uomini, atei compresi.    

 

Pier Giorgio Liverani, "Controstampa",

in Avvenire dell´8 Novembre 2009

            


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Messaggio Cristiano
UDIENZA GENERALE, 26 Giugno 2024


Catechesi in occasione della Giornata mondiale contro l’abuso e il traffico illecito di droga

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi si celebra la Giornata Mondiale contro l’abuso e il traffico illecito di droga, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1987. Il tema di quest’anno è Le prove sono chiare: bisogna investire nella prevenzione.

San Giovanni Paolo II ha affermato che «l’abuso di droga impoverisce ogni comunità in cui è presente. Diminuisce la forza umana e la fibra morale. Mina i valori stimati. Distrugge la voglia di vivere e di contribuire a una società migliore». [1] Questo fa l’abuso di droga e l’uso di droga. Ricordiamo però, al tempo stesso, che ogni tossicodipendente «porta con sé una storia personale diversa, che deve essere ascoltata, compresa, amata e, per quanto possibile, guarita e purificata. [...] Continuano ad avere, più che mai, una dignità, in quanto persone che sono figli di Dio». [2] Tutti hanno una dignità.

Non possiamo tuttavia ignorare le intenzioni e le azioni malvagie degli spacciatori e dei trafficanti di droga. Sono degli assassini! Papa Benedetto XVI usò parole severe durante una visita a una comunità terapeutica: «Dico ai trafficanti di droga che riflettano sul male che stanno facendo a una moltitudine di giovani e di adulti di tutti gli strati sociali: Dio chiederà loro conto di ciò che hanno fatto. La dignità umana non può essere calpestata in questo modo». [3] E la droga calpesta la dignità umana.

Una riduzione della dipendenza dalle droghe non si ottiene liberalizzandone il consumo – questa è una fantasia –, come è stato proposto, o già attuato, in alcuni Paesi. Si liberalizza e si consuma di più. Avendo conosciuto tante storie tragiche di tossicodipendenti e delle loro famiglie, sono convinto che è moralmente doveroso porre fine alla produzione e al traffico di queste sostanze pericolose. Quanti trafficanti di morte ci sono – perché i trafficanti di droga sono trafficanti di morte –, spinti dalla logica del potere e del denaro ad ogni costo! E questa piaga, che produce violenza e semina sofferenza e morte, esige dalla società nel suo complesso un atto di coraggio.

La produzione e il traffico di droga hanno un impatto distruttivo anche sulla nostra casa comune. Ad esempio, questo è diventato sempre più evidente nel bacino amazzonico.

Un’altra via prioritaria per contrastare l’abuso e il traffico di droghe è quella della prevenzione, che si fa promuovendo maggiore giustizia, educando i giovani ai valori che costruiscono la vita personale e comunitaria, accompagnando chi è in difficoltà e dando speranza nel futuro.

Nei miei viaggi in diverse diocesi e vari Paesi, ho potuto visitare diverse comunità di recupero ispirate dal Vangelo. Esse sono una testimonianza forte e piena di speranza dell’impegno di preti, consacrati e laici di mettere in pratica la parabola del Buon Samaritano. Così pure sono confortato dagli sforzi intrapresi da varie Conferenze episcopali per promuovere legislazioni e politiche giuste riguardo al trattamento delle persone dipendenti dall’uso di droghe e alla prevenzione per fermare questo flagello.

A titolo di esempio, segnalo la rete de La Pastoral Latinoamericana de Acompañamiento y Prevençión de Adicciones (PLAPA). Lo statuto di questa rete riconosce che «la dipendenza da alcol, da sostanze psicoattive e altre forme di dipendenza (pornografia, nuove tecnologie ecc.) … è un problema che ci colpisce indistintamente, al di là delle differenze geografiche, sociali, culturali, religiose e di età. Nonostante le differenze, ... vogliamo organizzarci come una comunità: condividere le esperienze, l’entusiasmo, le difficoltà». [4]

Menziono inoltre i Vescovi dell’Africa Australe, che nel novembre 2023 hanno convocato una riunione sul tema “ Dare potere ai giovani come agenti di pace e speranza”. I rappresentanti dei giovani presenti all’incontro hanno riconosciuto quell’assemblea come una «pietra miliare significativa orientata verso una gioventù sana e attiva in tutta la regione». Hanno inoltre promesso: «Accettiamo il ruolo di ambasciatori e sostenitori della lotta contro l’uso di sostanze stupefacenti. Chiediamo a tutti i giovani di essere sempre empatici gli uni con gli altri». [5]

Cari fratelli e sorelle, di fronte alla tragica situazione della tossicodipendenza di milioni di persone in tutto il mondo, di fronte allo scandalo della produzione e del traffico illecito di tali droghe, «non possiamo essere indifferenti. Il Signore Gesù si è fermato, si è fatto vicino, ha curato le piaghe. Sullo stile della sua prossimità, siamo chiamati anche noi ad agire, a fermarci davanti alle situazioni di fragilità e di dolore, a saper ascoltare il grido della solitudine e dell’angoscia, a chinarci per sollevare e riportare a nuova vita coloro che cadono nella schiavitù della droga». [6] E preghiamo per quei criminali che danno la droga ai giovani: sono criminali, sono assassini! Preghiamo per la loro conversione.

In questa Giornata Mondiale contro la droga, come cristiani e comunità ecclesiali rinnoviamo il nostro impegno di preghiera e di lavoro contro la droga. Grazie!

Papa Francesco