Testimoni del nostro tempo


P. Jonathan Cotton OSB

P. Jonathan Cotton OSB (è stato alla Claritas da settembre 2022 a luglio 2023) P. Anthony Jonathan Cotton è nato il 9 maggio 1943 a Simla (India) in una famiglia cattolica inglese. Suo padre era infatti in quel Paese a servizio dell’Esercito del Regno Unito. Ha trascorso anche qualche anno della sua infanzia anche a Napoli. Ma poi è ritornato in Inghilterra. Ha frequentato le scuole nel Collegio dell’abbazia benedettina di Ampleforth, nella provincia di York. Nel 1961, ultimati gli studi, decise di entrare tra i benedettini. Ancora con voti semplici fu mandato all’università per studiare storia. Poi ha cominciato a insegnare nel Collegio dell’abbazia, mentre ultimava i suoi studi di teologia. Diventato sacerdote è stato inviato e ha lavorato, per oltre 45 anni, in alcune parrocchie dipendenti dall’Abbazia, specialmente in St. Mary’s Leyland dove fu nominato superiore e Parroco. P. Jonathan ha conosciuto l’Opera di Maria nel 1972. Ricorda: Lì ho trovato una spiritualità che ha cambiato la mia vita completamente e che mi ha dato molta luce per capire come vivere da monaco benedettino. Prima di conoscere questa spiritualità stavo veramente lottando come monaco e credo che questa spiritualità mi ha riportato alla vocazione che Dio vuole da me. Da allora è diventato membro attivo, con altri religiosi, dell’Opera di Maria. Fra essi ricordiamo Dom Maurus Green e Dom Ian Petit, suoi confratelli, che lo avevano invitato alla Mariapoli in quell’anno. Scrive: Successe che dopo una battaglia interiore ho capito la bellezza e la grandezza della spiritualità dell’unità. Mi ha aiutato a rivedere i miei rapporti con i miei confratelli nell’abbazia, e poi in parrocchia. In questo modo ho istaurato rapporti nuovi e profondi con le persone di tutte le età, con piccoli e grandi, uomini e donne e non ho più perso i contatti con le persone legate a questa spiritualità. Tutte loro sono state un grande sostegno per me e mi hanno aiutato molto.! Dal 1980 in poi è stato, sempre in unità e a servizio di tutta l’Opera in zona, ha svolto anche il servizio di coordinatore responsabile dei religiosi del Regno Unito. P. Jonathan da allora ha sempre partecipato agli internazionali dei religiosi del Movimento dei Focolari. E con il suo italiano approssimativo, ma soprattutto con il suo sorriso e il suo tipico humor inglese, conquistava tutti e riusciva a tessere rapporti con tutti. Molti, anche dopo anni, ricordavano la sua presenza e il suo sorriso. Negli anni poi, nonostante gli intensi impegni pastorali, e sempre con il permesso dei superiori, ha continuato a servire l’Opera di Maria, soprattutto nel dialogo ecumenico e nell’amicizia con numerosi appartenenti alla Chiesa Anglicana e Presbiteriana. Negli ultimi 20 anni ha curato anche profondi rapporti con fedeli di altre religioni, in particolare con i fratelli musulmani. Ha incontrato un giovane professore, il Dott. Shomali, proveniente dall’Iran e trasferitosi in Inghilterra. Desideroso di conoscere il cristianesimo, lo ha fatto incontrare con la spiritualità dell’Unità e con il Movimento dei Focolari. Concluso il suo ministero parrocchiale nel 2022, ha ottenuto il permesso di trascorrere un anno sabatico alla Claritas a Loppiano. I suoi obiettivi: Voglio andare a Loppiano per aggiornarmi con lo studio di argomenti di teologia, filosofia e spiritualità con l’aiuto dei confratelli religiosi della Claritas e l’Istituto Universitario Sophia, e nello stesso tempo fare uno stacco dal mio intenso lavoro apostolico in parrocchia. Anche se ho sempre cercato di essere fedele alle mie preghiere e alla meditazione, in una parrocchia c’è meno tempo per questo, perché molteplici e continui sono i rapporti con le persone che chiedono consiglio e aiuto materiale e spirituale. Ho cercato di fare questo per prepararmi al nuovo ritmo di vita del monastero, dove dovevo rientrare. Nella cittadella di Loppiano p. Jonathan si è inserito attivamente tessendo relazioni con gli abitanti di tutte le vocazioni, famiglie, giovani, sacerdoti e seminaristi, docenti e studenti dell’Istituto Universitario Sophia. Alla fine della sua permanenza, nel giugno 2023, inaspettatamente, ha dovuto affrontare alcune serie difficoltà con la sua salute. Ha dovuto rinunciare a vistare famigliari e amici in Australia e gli USA per ritornare in Inghilterra per cure mediche. Ha lasciato Loppiano l’11 luglio dello scorso anno, ma ha continuato a restare unito a tanti di noi. La malattia riscontrata era seria. Ritornato in Inghilterra ha trascorso gli ultimi mesi tra ricoveri in ospedale e la vita nell’infermeria dell’abbazia di Ampleforth. Anche in questa situazione incerta ha continuato a mantenere contatti regolari attraverso i social con tanti di noi e con molti fedeli della sua parrocchia e con innumerevoli membri dell’Opera di Maria. Accettando tutto e vivendo il percorso della malattia con grande fede, pace e serenità che donava sempre a tutti coloro che lo contattavano, fino agli ultimi giorni di vita. Il segreto di questo atteggiamento era il suo amore illimitato a Gesù Abbandonato. Tanti di noi e dei suoi amici della famiglia mondiale del Focolare lo hanno sostenuto con preghiere e messaggi, offrendogli un’esperienza di cammino comunitario verso la Vita Eterna. Il 17 gennaio 2024, vigilia della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, P. Jonathan è andato serenamente incontro al suo Salvatore come realizzazione della parola di vita che Chiara Lubich ha dato a lui: “Come il Padre ha mandato me, così Io ho amato voi” (Gv 15:09). Dal cielo, di sicuro, continua ad accompagnarci con il suo radioso sorriso! Questa sera, la salma di P. Jonathan, verrà solennemente traslata nella Chiesa dell’Abbazia di Ampleforth. Domani mattina avranno luogo i solenni funerali e la sepoltura nel cimitero dei monaci. Grazie P. Jonathan! Grazie! Riposa in pace! 



 

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Messaggio Cristiano
Parrocchia "S. Maria della Presentazione" (Roma)


III Domenica di Quaresima, 8 marzo 2026

Carissimi fratelli e sorelle!

Sono lieto di vivere in mezzo a voi questa terza domenica di Quaresima. È una tappa importante nella nostra sequela di Gesù, fino alla sua Pasqua di passione, morte e risurrezione.

In questo itinerario si intrecciano profondamente la vicinanza di Dio e la nostra vita di fede: innovando in ciascuno la grazia del Battesimo, il Signore ci chiama a convertirci, proprio mentre purifica il nostro cuore col suo amore e con le opere di carità che ci propone di compiere. A questo proposito, l’incontro tra Gesù e la donna samaritana ci coinvolge con grande intensità. Il Vangelo di oggi, infatti, oltre che parlare a noi, parla di noi e ci aiuta a rivedere il nostro rapporto con Dio.

La sete di vita e di amore della samaritana è la nostra sete: quella della Chiesa e dell’umanità intera, ferita dal peccato ma ancor più intimamente abitata dal desiderio di Dio. Lo cerchiamo come l’acqua, anche quando non ce ne rendiamo conto, ogni volta che ci chiediamo il senso degli avvenimenti, ogni volta che avvertiamo quanto ci manca il bene che vogliamo per noi e per chi ci sta accanto.

In questa ricerca, incontriamo Gesù. Egli è già lì, al pozzo, dove la samaritana lo trova solo, sotto il sole di mezzogiorno, stanco del viaggio. La donna va al pozzo a quell’ora insolita forse per evitare gli sguardi carichi di pregiudizi delle altre donne. Gesù le legge nel cuore il motivo di questa emarginazione: i suoi matrimoni falliti e l’attuale convivenza la rendono indegna di accompagnarsi alle figlie, alle mogli e alle madri del villaggio. Eppure, Gesù siede presso il pozzo come ad aspettarla. Questo appuntamento sorprendente è uno dei modi con cui, come amava ripetere Papa Francesco, Cristo rivela il Dio delle sorprese: le più belle, quelle che cambiano la vita, dovunque la incontrino e comunque essa si presenti davanti al Signore.

Quest’uomo ama la samaritana come nessuno prima aveva fatto. Mentre lei cercava l’acqua di ogni giorno, Lui vuole donarle quella nuova, viva, capace di saziare ogni sete e placare ogni inquietudine, perché quest’acqua sgorga dal cuore di Dio, pienezza inesauribile di ogni attesa.

L’iniziativa di Gesù inaugura così la ricerca di un bene più grande dell’acqua stessa: «Se tu conoscessi il dono di Dio», dice il Signore alla donna. Non si tratta di un rimprovero, ma di una promessa: “Io sono qui per farti conoscere Dio, che si fa dono per te”. Sì, proprio per te, che non lo conoscevi, che ti ritenevi lontana e condannata. Questo dono ti trasformerà: diventerai tu stessa sorgente che zampilla per la vita eterna. In cambio della sete di prima, colma di amarezza e di aridità spirituale, il Figlio di Dio offre in dono una vita rinnovata dall’acqua che sgorga dalla misericordia del Padre. Tutto si trasforma nell’incontro con il Signore: la donna assetata diventa sorgente, l’esclusa diventa confidente. La donna piena di vergogna ora è ricolmata di gioia; colei che stava muta nel villaggio diventa missionaria per tutti i suoi abitanti.

Mai avrebbe immaginato che proprio lei, così disorientata e sconfitta dalla vita, avrebbe potuto un giorno gustare l’acqua fresca, puro dono di Dio, diventando a sua volta dono per gli altri. Come accade questo? Incontrando Gesù, dialogando con Lui, Verbo vivente di Dio fatto uomo per la nostra salvezza.

Il racconto evangelico mostra accuratamente il cammino di crescita della donna, che man mano riconosce le caratteristiche fondamentali dell’identità di Gesù: uomo, profeta, Messia e Salvatore. Stando accanto a Lui e gustando la sua compagnia, la samaritana diventa a sua volta una sorgente di verità. L’acqua nuova del dono di Dio ha iniziato a zampillarle nel cuore, e lei si sente subito spinta a tornare di corsa al suo villaggio, finalmente libera dalla vergogna e desiderosa di far conoscere a tutti il suo Liberatore, Gesù, Colui che ha permesso tutta quella meraviglia. Corre proprio da chi prima la condannava, mentre Dio l’ha perdonata, e racconta, annuncia, testimonia. L’esigenza dell’acqua, che l’aveva spinta a recarsi al pozzo, cede ora il passo al desiderio di comunicare la travolgente novità che l’ha trasformata.

Carissimi, col Battesimo tutti noi abbiamo ricevuto la grazia di un’acqua nuova, che lava ogni colpa e disseta ogni sete. Come alla donna samaritana, così oggi nella Quaresima ci è dato un tempo per riscoprire il dono di questo Sacramento che, come una porta, ci ha introdotto alla fede e alla vita cristiana. Come Pastore buono e premuroso, il Signore ci aspetta e ci accompagna sempre, lì dove viviamo e così come siamo. Guarisce con misericordia le nostre ferite e si fa dono per noi, rendendoci capaci di diventare a nostra volta dono per i fratelli.

So bene che la vostra comunità parrocchiale abita un territorio con diverse sfide. Non mancano situazioni di marginalità che preoccupano, povertà materiali e morali. Anche gli adolescenti e i giovani rischiano di crescere ingannati da venditori di morte o disillusi sul futuro. Tanti stanno aspettando una casa, un lavoro che assicuri una vita dignitosa, ambienti sicuri dove potersi incontrare, giocare, progettare insieme qualcosa di bello.

Come al pozzo del Vangelo, in questa parrocchia arrivano uomini e donne feriti nell’animo, offesi nella dignità e assetati di speranza. A voi il compito, urgente e liberante, di mostrare la prossimità di Gesù, la sua volontà di riscattare la nostra esistenza dai mali che la minacciano con una proposta di vita giusta, vera, piena. Partendo dall’Eucaristia, cuore pulsante di ogni comunità cristiana, vi incoraggio a fare in modo che le attività parrocchiali siano segno di una Chiesa che – come una madre – si prende cura dei propri figli, senza condannarli, anzi accogliendoli, ascoltandoli e sostenendoli di fronte al pericolo. La parola del Vangelo, che zampilla in noi come fonte di verità, aiuti ciascuno ad aprire gli occhi, per saper valutare con saggezza ciò che è bene e ciò che è male, formando così coscienze libere e adulte.

Cari fratelli e sorelle, andate avanti con fiducia! In ogni situazione, il Signore cammina con noi e ci sostiene lungo la strada. La Vergine Santissima accompagni sempre i vostri passi nella fede, e vi doni la gioia di essere umili e coraggiosi annunciatori del suo Vangelo.

Leone XIV