Domenica 25 Febbraio 2024
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PREMIO LETTERARIO NAZIONALE "BE NA BE - CUORE A CUORE"
I EDIZIONE


Buona serata a tutti. Ieri pomeriggio (25 Giugno 2022) presso il Convento dei Padri Cappuccini di Savona si è svolta la Cerimonia di Premiazione della 1^ Edizione del Premio Letterario Nazionale Benabe-Cuore a Cuore, a conclusione di quella che è stata un'esperienza bellissima e ricca di emozioni per chi ha organizzato l'evento e per chi ha partecipato. La premiazione ha avuto luogo nel chiostro del convento dove si respirava un'aria di profonda quiete e di spiritualità: secoli di storia e di fede abitano fra le mura antiche della chiesa e dell'intero complesso conventuale.

 

La cerimonia è iniziata con il saluto di Padre Umberto, quasi 95 anni e una vita consacrata a Dio con cinquant'anni di missione in terra d'Africa. Il termine "Benabe" era stato scelto per dare il nome ad un giornalino che per diversi anni è uscito sia in forma cartacea sia on line e approfondiva ad ogni numero temi di spiritualità suggeriti da Padre Umberto. E così quando ho pensato al nome da scegliere per il concorso mi è venuta l'idea di "Benabe" e a questo punto credo che non avrebbe potuto essere diversamente.

 

Dopo il saluto del nostro caro Padre Umberto è stata la volta di Padre Gianfranco Jacopi, superiore della Fraternità Francescana Cappuccina di Savona, anche lui missionario per molti anni in Perù e ora qui per guidare il convento di Savona in acque sicure... Bisogna sapere che questo luogo straordinario ha rischiato di essere chiuso o addirittura venduto: su questo aspetto si è soffermato il padre superiore per sottolineare quanto è stato fatto per scongiurare una tristissima e dolorosa eventualità e, con l'aiuto di Dio, pare che la Fraternità Francescana Cappuccina di Savona avrà ancora vita molto lunga. Il convento sta diventando un centro di tante iniziative culturali e il nostro concorso letterario è una di queste. Padre Gianfranco proprio oggi ha celebrato i suoi cinquant'anni di sacerdozio con una Santa Messa allietata dal coro del Maestro Angelo Mule'.

 

Dopo il padre superiore ha preso la parola l'Architetto Nicoletta Negro, Assessore alle Politiche Comprensoriali della Cultura e del Turismo del Comune di Savona, in rappresentanza del Sindaco Avvocato Marco Russo impossibilitato a partecipare: è stato un altro contributo importante perché l'attenzione dell'amministrazione comunale è un sostegno prezioso per tutte le realtà del territorio e quindi per il nostro amato convento.

 

Conclusi i saluti dei Padri Cappuccini e delle autorità, è iniziata la cerimonia di premiazione con la presenza da ogni parte d'Italia di autori che, fra versi e parole, hanno saputo emozionare la giuria. Io devo ringraziare gli amici e colleghi di penna che hanno partecipato con entusiasmo al Premio Benabe-Cuore a Cuore: tanti nomi eccellenti del panorama letterario italiano uniti a sostegno di un'ottima causa. Ma desidero anche ringraziare tutti gli autori che ho conosciuto per la prima volta e che hanno contribuito all'iniziativa con grande sensibilità. Il messaggio che questo concorso cerca di trasmettere è proprio il senso di partecipazione, di ascolto e di condivisione: la Fraternità Francescana Cappuccina di Savona ha voluto accogliere i partecipanti in senso concreto, offrendo loro ospitalità gratuita, ma anche con il desiderio di accogliere le persone, di farle sentire in famiglia, perché il Convento è una grande famiglia che apre le porte del cuore e della propria casa a chiunque abbia bisogno anche di una parola di conforto e di sostegno, di una presenza fraterna, proprio "cuore a cuore". E per questo i Padri Cappuccini desiderano "restare in contatto" e una via per continuare le relazioni è anche il sito internet del Convento, www.benabe.org dove è possibile inviare messaggi anche in forma anonima per dialogare con chi ha pazienza di ascoltare.

 

La cerimonia di premiazione è stata allietata dagli interventi musicali del gruppo "Ci piace cantare" e la lettura delle poesie è stata eseguita in maniera impeccabile da due insegnanti, la signora Patrizia e la signora Daniela che ancora ringrazio di cuore per il loro prezioso sostegno.

 


Terminata la premiazione, un rinfresco delizioso per tutti. I premi offerti ai vincitori consistevano in oggetti provenienti dall'artigianato locale del Centrafrica e del Perù, terra di missione dei nostri Padri Cappuccini. Ma c'è un ultimo, non certo per importanza, doveroso e sentito ringraziamento a Suor Giuseppa dell'Istituto delle Figlie di Nostra Signora della Misericordia, che con tanto amore e tanta pazienza ha seguito assieme a me ogni fase del concorso, dalla sua partecipazione con Padre Umberto nella Giuria, alla realizzazione di ogni tappa fondamentale di questo percorso.

 

Io non posso che ringraziare i Padri Cappuccini per la fiducia che mi hanno dimostrato accettando di intraprendere questa avventura che mi ha regalato emozioni preziose e soprattutto quel senso di famiglia, di appartenenza che tanto fa bene al cuore. E con gioia annuncio che nel prossimo autunno uscirà il bando per la seconda edizione del Premio Letterario Nazionale Benabe-Cuore a Cuore. Vi aspettiamo di nuovo per altri momenti speciali.

 

 

Savona, 26 Giugno 2022

Rita Muscardin

 

Link agli articoli sulle testate giornalistiche online:

 

SavonaNews.it - Savona, prima edizione del premio letterario nazionale "Benabe-Cuore a Cuore"

 

IVG.it - Premio letterario nazionale “Benabe-Cuore a Cuore”: a Savona la cerimonia di premiazione

 

 

Alcune fotografie del momento della premiazione:

 

 


Documenti allegati

 Verbale Premio Letterario I Edizione
 Bando Premio Letterario I Edizione

 

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Messaggio Cristiano
Udienza Generale, 14 Febbraio 2024

Catechesi. I vizi e le virtù. 8. L'accidia

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Tra tutti i vizi capitali ce n’è uno che spesso passa sotto silenzio, forse a motivo del suo nome che a molti risulta poco comprensibile: sto parlando dell’accidia. Per questo, nel catalogo dei vizi, il termine accidia viene spesso sostituito da un altro di uso molto più comune: la pigrizia. In realtà, la pigrizia è più un effetto che una causa. Quando una persona se ne sta inoperosa, indolente, apatica, noi diciamo che è pigra. Ma, come insegna la saggezza degli antichi padri del deserto, spesso la radice di questa pigrizia è l’accidia, che letteralmente dal greco significa “mancanza di cura”.

Si tratta di una tentazione molto pericolosa, con cui non bisogna scherzare. Chi ne cade vittima è come fosse schiacciato da un desiderio di morte: prova disgusto per tutto; il rapporto con Dio gli diventa noioso; e anche gli atti più santi, quelli che in passato gli avevano scaldato il cuore, gli appaiono ora del tutto inutili. Una persona comincia a rimpiangere il tempo che scorre, e la gioventù che è irreparabilmente alle spalle.

L’accidia è definita come il “demone del mezzogiorno”: ci coglie nel mezzo delle giornate, quando la fatica è al suo apice e le ore che ci stanno davanti ci appaiono monotone, impossibili da vivere. In una celebre descrizione il monaco Evagrio rappresenta così questa tentazione: «L’occhio dell’accidioso è continuamente fisso alle finestre, e nella sua mente fantastica sui visitatori […] Quando legge, l’accidioso sbadiglia spesso ed è facilmente vinto dal sonno, si stropiccia gli occhi, si sfrega le mani e, ritirando gli occhi dal libro, fissa il muro; poi di nuovo rivolgendoli al libro, legge ancora un poco […]; infine, chinata la testa, vi pone sotto il libro, si addormenta di un sonno leggero, finché la fame non lo risveglia e lo spinge a occuparsi dei suoi bisogni»; in conclusione, «l’accidioso non compie con sollecitudine l’opera di Dio» [1].

I lettori contemporanei intravedono in queste descrizioni qualcosa che ricorda molto il male della depressione, sia da un punto di vista psicologico che filosofico. Infatti, per chi è preso dall’accidia, la vita perde di significato, pregare risulta noioso, ogni battaglia appare priva di senso. Se anche in gioventù abbiamo nutrito passioni, adesso ci appaiono illogiche, sogni che non ci hanno reso felici. Così ci si lascia andare e la distrazione, il non pensare, appaiono come le uniche vie d’uscita: si vorrebbe essere storditi, avere la mente completamente vuota… È un po’ un morire in anticipo, ed è brutto.

Davanti a questo vizio, che ci accorgiamo essere tanto pericoloso, i maestri di spiritualità prevedono diversi rimedi. Vorrei segnalare quello che mi sembra il più importante e che chiamerei la pazienza della fede. Benché sotto la sferza dell’accidia il desiderio dell’uomo sia di essere “altrove”, di evadere dalla realtà, bisogna invece avere il coraggio di rimanere e di accogliere nel mio “qui e ora”, nella mia situazione così com’è, la presenza di Dio. I monaci dicono che per loro la cella è la miglior maestra di vita, perché è il luogo che concretamente e quotidianamente ti parla della tua storia d’amore con il Signore. Il demone dell’accidia vuole distruggere proprio questa gioia semplice del qui e ora, questo stupore grato della realtà; vuole farti credere che è tutto vano, che nulla ha senso, che non vale la pena di prendersi cura di niente e di nessuno. Nella vita incontriamo gente “accidiosa”, gente di cui diciamo: “Ma questo è noioso!” e non ci piace stare con lui; gente che ha pure un atteggiamento di noia che contagia. Ecco l’accidia.

Quanta gente, in preda all’accidia, mossa da un’inquietudine senza volto, ha stupidamente abbandonato la via di bene che aveva intrapreso! Quella dell’accidia è una battaglia decisiva, che bisogna vincere a tutti i costi. Ed è una battaglia che non ha risparmiato nemmeno i santi, perché in tanti loro diari c’è qualche pagina che confida momenti tremendi, di vere e proprie notti della fede, dove tutto appariva buio. Questi santi e queste sante ci insegnano ad attraversare la notte nella pazienza accettando la povertà della fede. Hanno raccomandato, sotto l’oppressione dell’accidia, di tenere una misura di impegno più piccola, di fissare traguardi più a portata di mano, ma nello stesso tempo di resistere e di perseverare appoggiandoci a Gesù, che mai abbandona nella tentazione.

La fede, tormentata dalla prova dell’accidia, non perde di valore. È anzi la vera fede, l’umanissima fede, che nonostante tutto, nonostante l’oscurità che la acceca, ancora umilmente crede. È quella fede che rimane nel cuore, come rimane la brace sotto la cenere. Sempre rimane. E se qualcuno di noi cade in questo vizio o in una tentazione di accidia, cerchi di guardarsi dentro e di custodire la brace della fede: così si va avanti.

[1]Evagrio Pontico, Gli otto spiriti della malvagità, 14.

Papa Francesco