Martedý 28 Marzo 2023
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I Cappuccini


VIII CENTENARIO FRANCESCANO

Tra il 2023 ed il 2026, ricorreranno numerosi centenari legati a San Francesco d’Assisi. Per celebrarli in modo “coordinato e fruttuoso”, i diversi rappresentanti della famiglia francescana siglano, oggi a Greccio, uno speciale protocollo.

 

Sono cinque i centenari che, dal 2023 al 2026, scandiranno il cammino della famiglia francescana in tutto il mondo: tra due anni, infatti, cadrà l’ottavo centenario sia della “Regola Bollata”, dettata da San Francesco a Fonte Colombo, in provincia di Rieti, sia del primo presepe, allestito a Greccio; nel 2024, invece, saranno 800 anni dalle stimmate, ricevute dal Poverello di Assisi a La Verna, vicino Arezzo; l’anno dopo, sarà la volta dell’ottavo centenario della composizione del Cantico delle Creature, risalente al 1225, ed infine nel 2026 si celebreranno gli 800 anni della morte del Santo Patrono di Italia.

 

Cinque anniversari, un unico coordinamento

 

In vista di tanti eventi, dunque, i diversi rappresentanti della famiglia francescana nel mondo hanno deciso di dare il via ad un Coordinamento ecclesiale, affinché le celebrazioni avvengano nel modo “più coordinato e fruttuoso” possibile. Ad istituire ufficialmente tale organismo, la firma, oggi pomeriggio presso il Santuario di Greccio, di uno speciale protocollo. A siglarlo, i vescovi di Assisi, Rieti e Arezzo, rispettivamente i monsignori Domenico Sorrentino, Domenico Pompili e Riccardo Fontana, insieme ai rappresenti provinciali dei Frati minori di Umbria, Lazio e Toscana, ossia i padri Francesco Piloni, Luciano De Giusti e Livio Crisci. In collegamento da Betlemme, anche il Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton.

 

Greccio, luogo speciale

 

La scelta della data odierna per dare avvio al Coordinamento ecclesiale del Centenario non è casuale: oggi ricorre, infatti, la festa di tutti i Santi dell’Ordine francescano, perché era proprio il 29 novembre 1223 quando il Poverello di Assisi riceveva l'approvazione definitiva della “Regola” da parte di Papa Onorio III. Un documento tuttora custodito ad Assisi, nella Cappella delle reliquie della Basilica di San Francesco. Anche il luogo scelto per la firma ha un suo significato preciso: “il Santuario di Greccio, infatti – spiega una nota - rappresenta il posto in cui “San Francesco volle vedere con i suoi occhi la povertà in cui Gesù nacque, per farci conoscere la bellezza di un Dio che condivide la nostra condizione umana”.

 

Gli obiettivi del nuovo organismo

 

Nello specifico, il Coordinamento ecclesiale si porrà quattro obiettivi: garantire alcune linee comuni per l’approfondimento carismatico delle fraternità e delle comunità francescane; coordinare le varie iniziative celebrative, con “uno spirito di comunione ecclesiale sempre più profondo”; dare indicazioni per la formazione, iniziale e permanente, delle Province e delle Custodie francescane; “suscitare e offrire, attraverso le varie iniziative, opportunità di annuncio e crescita nella fede al popolo di Dio e stimoli alle Istituzioni civili, in un dialogo che favorisca la mutua collaborazione”.

 

Memoria viva del carisma del Santo Poverello

 

“Non ci sfugge l'importanza di questo Centenario – si legge in una lettera firmata dai ministri generali dei diversi Ordini francescani – Tale ricorrenza, infatti, non riguarda solo alcune celebrazioni nei santuari del Centro Italia, ma vuole aiutarci a riprendere e approfondire insieme, in tutto il mondo, i punti essenziali della nostra identità carismatica francescana”. Si tratta, dunque, di “una possibilità preziosa di fare, in profonda comunione, memoria viva del carisma evangelico che lo Spirito ha suscitato nella Chiesa attraverso San Francesco”.

 

I firmatari della Lettera sono Sr. Deborah Lockwood, presidente della Conferenza francescana internazionale dei fratelli e delle sorelle del Terz’ordine regolare, insieme ai ministri generali dei diversi Ordini francescani: fr. Massimo Fusarelli dei Frati minori; fr. Tibor Kauser, dei Secolari; fr. Roberto Genuin, dei Cappuccini; fr. Carlos Alberto Trovarelli, dei Conventuali e fr. Amando Trujillo Cano, del Terz’ordine regolare.



 

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Messaggio Cristiano
Angelus, 26 Marzo 2023

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi, quinta domenica di Quaresima, il Vangelo ci presenta la risurrezione di Lazzaro (cfr Gv 11,1-45). È l’ultimo dei miracoli di Gesù narrati prima della Pasqua: la risurrezione del suo amico Lazzaro. Lazzaro è un caro amico di Gesù, il quale sa che sta per morire; si mette in cammino, ma arriva a casa sua quattro giorni dopo la sepoltura, quando ogni speranza è ormai perduta. La sua presenza però riaccende un po’ di fiducia nel cuore delle sorelle Marta e Maria (cfr vv. 22.27). Esse, pur nel dolore, si aggrappano a questa luce, a questa piccola speranza. E Gesù le invita ad avere fede e chiede di aprire il sepolcro. Poi prega il Padre e grida a Lazzaro: «Vieni fuori!» (v. 43). E questi torna a vivere ed esce. Questo è il miracolo, così, semplice.

Il messaggio è chiaro: Gesù dà la vita anche quando sembra non esserci più speranza. Capita, a volte, di sentirsi senza speranza – a tutti è capitato questo –, oppure di incontrare persone che hanno smesso di sperare, amareggiate perché hanno vissuto cose brutte, il cuore ferito non può sperare. Per una perdita dolorosa, una malattia, una delusione cocente, per un torto o un tradimento subito, per un grave errore commesso… hanno smesso di sperare. A volte sentiamo qualcuno che dice: “Non c’è più niente da fare!”, e chiude la porta ad ogni speranza. Sono momenti in cui la vita sembra un sepolcro chiuso: tutto è buio, intorno si vedono solo dolore e disperazione. Il miracolo di oggi ci dice che non è così, la fine non è questa, che in questi momenti non siamo soli, anzi che proprio in questi momenti Lui si fa più che mai vicino per ridarci vita. Gesù piange: il Vangelo dice che Gesù, davanti al sepolcro di Lazzaro ha pianto, e oggi Gesù piange con noi, come ha potuto piangere per Lazzaro: il Vangelo ripete due volte che si commosse (cfr vv. 33.38) e sottolinea che scoppiò in pianto (cfr v. 35). E al tempo stesso Gesù ci invita a non smettere di credere e di sperare, a non lasciarci schiacciare dai sentimenti negativi, che ti tolgono il pianto. Si avvicina ai nostri sepolcri e dice a noi, come allora: «Togliete la pietra» (v. 39). In questi momenti noi abbiamo come una pietra dentro e l’unico capace di toglierla è Gesù, con la sua parola: “Togliete la pietra”.

Questo dice Gesù, anche a noi. Togliete la pietra: il dolore, gli errori, anche i fallimenti, non nascondeteli dentro di voi, in una stanza buia e solitaria, chiusa. Togliete la pietra: tirate fuori tutto quello che c’è dentro. “Ah, mi dà vergogna”. Gettatelo in me con fiducia, dice il Signore, io non mi scandalizzo; gettatelo in me senza timore, perché io sono con voi, vi voglio bene e desidero che torniate a vivere. E, come a Lazzaro, ripete a ognuno di noi: Vieni fuori! Rialzati, riprendi il cammino, ritrova fiducia! Quante volte, nella vita, ci siamo trovati così, in questa situazione di non avere forza per rialzarci. E Gesù: “Vai, vai avanti! Io sono con te”. Ti prendo io per mano, dice Gesù, come quando da piccolo imparavi a fare i primi passi. Caro fratello, cara sorella, togliti le bende che ti legano (cfr v. 45); per favore, non cedere al pessimismo che deprime, non cedere al timore che isola, non cedere allo scoraggiamento per il ricordo di brutte esperienze, non cedere alla paura che paralizza. Gesù ci dice: “Io ti voglio libero, ti voglio vivo, non ti abbandono e sono con te! È tutto buio, ma io sono con te! Non lasciarti imprigionare dal dolore, non lasciar morire la speranza. Fratello, sorella, ritorna a vivere!” – “E come faccio?” – “Prendimi per mano”, e Lui ci prende per mano. Lasciati tirare fuori: e Lui è capace di farlo. In questi momenti brutti che succedono a tutti noi.

Cari fratelli e sorelle, questo brano del capitolo 11 del Vangelo di Giovanni, che fa tanto bene leggere, è un inno alla vita, e lo si proclama quando la Pasqua è vicina. Forse anche noi in questo momento portiamo nel cuore qualche peso o qualche sofferenza, che sembrano schiacciarci; qualche cosa brutta, qualche peccato vecchio che non riusciamo a tirare fuori, qualche errore di gioventù, non si sa mai. Queste cose brutte devono uscire. E Gesù dice: “Vieni fuori!”. Allora è il momento di togliere la pietra e di uscire incontro a Gesù, che è vicino. Riusciamo ad aprirgli il cuore e ad affidargli le nostre preoccupazioni? Lo facciamo? Riusciamo ad aprire il sepolcro dei problemi, siamo capaci, e a guardare oltre la soglia, verso la sua luce, o abbiamo paura di questo? E a nostra volta, come piccoli specchi dell’amore di Dio, riusciamo a illuminare gli ambienti in cui viviamo con parole e gesti di vita? Testimoniamo la speranza e la gioia di Gesù? Noi, peccatori, tutti? E anche, vorrei dire una parola ai confessori: cari fratelli, non dimenticatevi che anche voi siete peccatori, e siete nel confessionale non per torturare, per perdonare, e perdonare tutto, come il Signore perdona tutto. Maria, Madre della speranza, rinnovi in noi la gioia di non sentirci soli e la chiamata a portare luce nel buio che ci circonda.

Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle!

Ieri, solennità dell’Annunciazione, abbiamo rinnovato la consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, nella certezza che solo la conversione dei cuori può aprire la strada che conduce alla pace. Continuiamo a pregare per il martoriato popolo ucraino.

E restiamo vicini anche ai terremotati della Turchia e della Siria. A loro è destinata la speciale raccolta di offerte che si svolge oggi in tutte le parrocchie d’Italia. Preghiamo anche per la popolazione dello Stato del Mississippi, colpite da un devastante tornado.

Saluto tutti voi, romani e pellegrini di tanti Paesi, in particolare quelli di Madrid e di Pamplona e i messicani; come pure i peruviani, rinnovando la preghiera per la riconciliazione e la pace nel Perù. Dobbiamo pregare per il Perù, che sta soffrendo tanto.

Saluto i fedeli di Zollino, Rieti, Azzano Mella e Capriano del Colle, Bellizzi, Crotone e Castelnovo Monti con l’Unitalsi; e saluto i cresimandi di Pavia, Melendugno, Cavaion e Sega, Settignano e Prato; i ragazzi di Ganzanigo, Acilia e Longi; e l’Associazione Amici del Crocifisso delle Marche.

Rivolgo un saluto speciale alla delegazione dell’Aeronautica Militare Italiana, che celebra il centenario di fondazione. Formulo i miei auguri per questa ricorrenza e vi incoraggio ad operare sempre per la costruzione della giustizia e della pace.

Prego per tutti voi e fatelo per me. E a tutti auguro una buona domenica. Buon pranzo e arrivederci.

Papa Francesco


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