Sabato 20 Luglio 2024
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Letture e meditazioni


Doppia appartenenza?

     Ogni carisma evangelico fa parte dell´Arcobaleno, che è espressione del Dio-Amore, del Dio-Trinità.

Ogni carisma cammina con, per, e nell´altro, realizzandosi nell´Amore trinitario in cui l´uno ed il tre sono un tutt´Uno.

Questo è di certezza assoluta: ogni carisma, per essere "vero  Carisma, e cioè manifestazione di Dio-Amore", deve sentire in sé  -  almeno in germe  - ogni altro carisma.

     Il seguente scritto, apparso su TESTIMONI, numero 15 del 15 / 09/ 06, è molto chiaro e quanto mai attuale.

 

 

UNA DOMANDA PROVOCATORIA: "DOPPIA APPARTENENZA"?

NO, GRAZIE … ANZI DI PIU´

 

Attraverso una lunga esperienza di vita, Fabio Ciardi ci conduce a riflettere, un po´ provocatoriamente, su una realtà su cui in passato si erano accumulati troppi "se" e "ma" e ci invita a pensare a una vita consacrata con un respiro più ampio ed ecclesiale.

 

         Sono venticinque anni che ogni estate mi incontro in Svizzera con i religiosi di tutto il mondo aderenti al Movimento dei focolari. Anche quest´anno eravamo 90, dagli Stati Uniti al Giappone, dal Messico al Togo, dal Brasile all´Olanda, dal Portogallo al Congo … dei più diversi istituti, in rappresentanza di diverse migliaia di religiosi.

         Terminato il convegno mi fermo ancora un giorno al Foyer che ci accoglie, e ceno con la comunità locale. Un laico, che si occupa dell´accoglienza, mi domanda cosa abbiamo fatto in tutti quei giorni d´incontro. Gli parlo degli argomenti trattati : la comunione tra i carismi, il nostro impegno per l´unità nella Chiesa, il rapporto tra le generazioni all´interno della vita religiosa. Gli parlo soprattutto della profonda esperienza spirituale che abbiamo vissuto insieme. Mi ascolta interessato, anzi ammirato.

         Non finisco di parlare, che un frate lì accanto taglia corto : "Doppia appartenenza". "Come?", faccio, pensando di non avere ben compreso. "Doppia appartenenza", ripete tranquillo. Mi sembra una parola preistorica, sepolta da tempo, almeno dal tempo dell´esortazione apostolica Vita consecrata che, parlando del rapporto tra vita religiosa e movimenti ecclesiali, non usa più questo stereotipo. E invece mi sento risuonare ancora nelle orecchie la formula "doppia appartenenza", riesumata da chissà quali scavi archeologici. Soprattutto mi colpisce la laconicità dell´affermazione : "Doppia appartenenza". Non ha altro da aggiungere il buon frate. E´ una formula risolutiva, conclusiva, rassicurante, che dispensa dal riflettere. Il problema è etichettato e classificato, risolto ed eliminato.

         Non ribatto perché mi accorgo che sono davanti ad un dato ideologico e le ideologie, si sa, sono una fede cieca, e perciò inscalfibili, refrattarie a qualsivoglia argomentazione.

 

 

NON DOPPIA MA TRIPLA QUADRUPLA …

 

Quasi quasi fa venire il dubbio anche a me. Mi domando se davvero ho una doppia appartenenza. Macché doppia! Mi accorgo di avere una tripla, quadrupla, multipla appartenenza. Che ricchezza mi viene da pensare.

         Al vecchio vescovo di Prato, Mons. Pietro Fiordelli, piaceva presentarmi come il suo "religioso diocesano". Doppia appartenenza? Sì, felice doppia appartenenza. Ho conservato e conservo un grande amore per la mia diocesi d´origine, ne seguo il cammino, e quando mi è possibile partecipo ai suoi eventi … Aveva ragione il vescovo, sono un "diocesano", appartengo alla diocesi, e insieme sono un "religioso", appartengo al mio istituto …

         Da trent´anni lavoro al "Claretianum", l´Istituto di teologia della vita consacrata dell´Università Lateranense. Sono stato il primo studente a conseguire il dottorato e sono professore ordinario. Ai convegni annuali indetti dall´Istituto sono quello che ha dato il maggior numero di relazioni. Tanti pensano che io sia un "claretiano" e, in giro per il mondo, spesso vengo presentato come tale. Ne sono onorato! Doppia appartenenza?

         Dieci anni di insegnamento alla Pontificia Università Salesiana mi hanno lasciato il marchio e alcuni pensano che io sia un "salesiano". La mia   assidua, quotidiana frequentazione, fin da piccolo, dei francescani e più tardi delle clarisse e di una congregazione francescana femminile, mi ha conferito una particolare affinità con l´esperienza di san Francesco : mi sento "francescano".

         Il guaio è che mi sento un po´ di tutti. Infatti, durante l´Ufficio delle letture, da molti anni, leggo per intero i classici della letteratura cristiana e, di volta in volta, mi sono ritrovato agostiniano, cistercense, carmelitano … Non si tratta di letture soltanto. Intrattengo rapporti di amicizia e di comunione con religiosi e religiose di tanti istituti, di tante spiritualità … Altro che doppia appartenenza!

         Che sia, la mia, la mancanza di una  identità propria? O forse l´inizio di un´esperienza di cattolicità? Che sia una risposta all´invito dell´apostolo Paolo : "Fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri" (Fil 4,8)?

         Penso poi a quante altre "appartenenze", di tipo diverso, mi ritrovo sulle spalle : appartengo alla Chiesa  cattolica, alla Nazione italiana, all´Associazione di ricerche e studi oblati… Mia mamma e i miei parenti giurano che appartengo alla loro famiglia, e forse Dio stesso  -  Dio lo voglia   -   rivendica a sé la mia esclusiva appartenenza.

         "Non imbrogliamo le carte  -  sento già obiettare, giustamente  -  non confondiamo i diversi piani di appartenenza".

 

 

UN´APPARTENENZA DIFFERENZIATA

 

         E´ proprio quello a cui voglio arrivare! Ed è quello a cui non ha pensato chi ha coniato la sfortunata espressione "doppia appartenenza".

Quando si parla di doppia o pluri-appartenenza occorre sempre tenere presente l´antico e saggio principio dell´analogia. Appartengo ad un determinato istituto religioso e insieme ad un movimento ecclesiale? Sì, ma si tratta di modalità di appartenenza diverse. Appartengo all´istituto in modo diverso da come appartengo al movimento. Non è lo stesso tipo di appartenenza, ma una appartenenza differenziata e solo analogicamente si può parlare di appartenenza per l´una e l´altra realtà.

         Il legame d´appartenenza all´istituto ha vincolanti aspetti giuridici che non ha l´appartenenza al movimento, di natura puramente spirituale. Ha ragione l´esortazione apostolica Vita Consecrata a dire che l´adesione ai movimenti ecclesiali deve avvenire "nel rispetto del carisma e della disciplina del proprio istituto, col consenso dei superiori e delle superiore e nella piena disponibilità ad accoglierne le decisioni". Siamo infatti su due piani ben distinti, da una parte un tipo di appartenenza giuridico, carismatico, spirituale, apostolico, dall´altra un´appartenenza di carattere meramente spirituale, da cui i religiosi  -  cito sempre Vita consecrata  -  "traggono in genere beneficio, specialmente sul piano del rinnovamento spirituale" (n. 56).

 

 

OGNI CARISMA UN DONO PER LA COMUNITA´

 

         "In ogni caso  -  si potrà ancora obiettare  -  si tratta di una doppia appartenenza d´ordine spirituale, quasi non bastasse il proprio carisma". E infatti non basta! O meglio, non ci si può rinchiudere nel proprio particolare, si diventerebbe settari e il carisma si farebbe asfittico. Ogni carisma, ha insegnato san Paolo, è un dono per tutta la comunità e, nello stesso tempo, ha bisogno del dono degli altri carismi. Siamo cattolici, trasparenti, aperti agli altri, pronti a donare come a ricevere, vivendo la "comunione dei santi", la realtà della Chiesa comunione : "tutto è vostro: Paolo, Apollo, Cefa (e attualizzando, potremmo dire : Francesco, Ignazio, Teresa d´Avila, ma anche padre Pio, Madre Teresa, Chiara Lubich …) il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro : tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio" (1Cor 3,22-23). Illuminante questo testo         di Paolo, dove le molte appartenenze confluiscono nell´unica definitiva appartenenza, in Cristo, a Dio. Che respiro grande, che vastità di orizzonti, che liberazione del mio miope particolarismo.

         La Madre Chiesa nella liturgia ci nutre con gli scritti dei  padri e dei santi, di tutti i tempi, di tutti i luoghi, di tutte le correnti spirituali, ci fa celebrare le loro feste, ce li propone come esempi, sicura che se un francescano è attento all´insegnamento di Teresa d´Avila sull´orazione, con ciò non lascia il cammino di san Francesco, se un benedettino legge san Francesco di Sales non devia dalla sua strada. Penso  -   mi si perdoni gli accostamenti … sempre analogici!  -  al canarino e al pappagallo che mangiano lo stesso miglio : il canarino resta il canarino e il pappagallo il pappagallo e più mangiano più diventano se stessi : non cambiano natura perché si nutrono dello stesso cibo. La spiritualità del Movimento dei focolari l´avverto come una luce che ravviva i colori del mio carisma e di altri carismi nella Chiesa: come un´acqua fresca che irrora alle radici i carismi. Mi piace l´immagine della Chiesa come un giardino che sboccia in tanti fiori quanto sono i carismi. Esponendosi alla luce i fiori non perdono i loro colori, bevendo la stessa acqua non diventano uguali tra di loro. Lo stesso vale per i carismi. Un domenicano non si snatura se si nutre della Storia di un´anima di Teresa di Gesù Bambino, dottore della Chiesa, ossia di tutti i membri della Chiesa e non soltanto delle carmelitane …

         La formula stereotipa "doppia appartenenza" non può diventare un alibi per non ascoltare ciò che lo Spirito continua a dire alla Chiesa attraverso i suoi sempre nuovi carismi, per non compromettersi in una comunione esigente con tutte le vocazioni. Il dialogo, i rapporti d´amicizia spirituale, la comunione, l´unità sono un arricchimento, un fattore di crescita, la via sicura per conseguire identità e maturità, così da diventare a propria volta dono per tutti.

Fabio Ciardi, omi

 

 



 

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Messaggio Cristiano
UDIENZA GENERALE, 26 Giugno 2024


Catechesi in occasione della Giornata mondiale contro l’abuso e il traffico illecito di droga

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi si celebra la Giornata Mondiale contro l’abuso e il traffico illecito di droga, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1987. Il tema di quest’anno è Le prove sono chiare: bisogna investire nella prevenzione.

San Giovanni Paolo II ha affermato che «l’abuso di droga impoverisce ogni comunità in cui è presente. Diminuisce la forza umana e la fibra morale. Mina i valori stimati. Distrugge la voglia di vivere e di contribuire a una società migliore». [1] Questo fa l’abuso di droga e l’uso di droga. Ricordiamo però, al tempo stesso, che ogni tossicodipendente «porta con sé una storia personale diversa, che deve essere ascoltata, compresa, amata e, per quanto possibile, guarita e purificata. [...] Continuano ad avere, più che mai, una dignità, in quanto persone che sono figli di Dio». [2] Tutti hanno una dignità.

Non possiamo tuttavia ignorare le intenzioni e le azioni malvagie degli spacciatori e dei trafficanti di droga. Sono degli assassini! Papa Benedetto XVI usò parole severe durante una visita a una comunità terapeutica: «Dico ai trafficanti di droga che riflettano sul male che stanno facendo a una moltitudine di giovani e di adulti di tutti gli strati sociali: Dio chiederà loro conto di ciò che hanno fatto. La dignità umana non può essere calpestata in questo modo». [3] E la droga calpesta la dignità umana.

Una riduzione della dipendenza dalle droghe non si ottiene liberalizzandone il consumo – questa è una fantasia –, come è stato proposto, o già attuato, in alcuni Paesi. Si liberalizza e si consuma di più. Avendo conosciuto tante storie tragiche di tossicodipendenti e delle loro famiglie, sono convinto che è moralmente doveroso porre fine alla produzione e al traffico di queste sostanze pericolose. Quanti trafficanti di morte ci sono – perché i trafficanti di droga sono trafficanti di morte –, spinti dalla logica del potere e del denaro ad ogni costo! E questa piaga, che produce violenza e semina sofferenza e morte, esige dalla società nel suo complesso un atto di coraggio.

La produzione e il traffico di droga hanno un impatto distruttivo anche sulla nostra casa comune. Ad esempio, questo è diventato sempre più evidente nel bacino amazzonico.

Un’altra via prioritaria per contrastare l’abuso e il traffico di droghe è quella della prevenzione, che si fa promuovendo maggiore giustizia, educando i giovani ai valori che costruiscono la vita personale e comunitaria, accompagnando chi è in difficoltà e dando speranza nel futuro.

Nei miei viaggi in diverse diocesi e vari Paesi, ho potuto visitare diverse comunità di recupero ispirate dal Vangelo. Esse sono una testimonianza forte e piena di speranza dell’impegno di preti, consacrati e laici di mettere in pratica la parabola del Buon Samaritano. Così pure sono confortato dagli sforzi intrapresi da varie Conferenze episcopali per promuovere legislazioni e politiche giuste riguardo al trattamento delle persone dipendenti dall’uso di droghe e alla prevenzione per fermare questo flagello.

A titolo di esempio, segnalo la rete de La Pastoral Latinoamericana de Acompañamiento y Prevençión de Adicciones (PLAPA). Lo statuto di questa rete riconosce che «la dipendenza da alcol, da sostanze psicoattive e altre forme di dipendenza (pornografia, nuove tecnologie ecc.) … è un problema che ci colpisce indistintamente, al di là delle differenze geografiche, sociali, culturali, religiose e di età. Nonostante le differenze, ... vogliamo organizzarci come una comunità: condividere le esperienze, l’entusiasmo, le difficoltà». [4]

Menziono inoltre i Vescovi dell’Africa Australe, che nel novembre 2023 hanno convocato una riunione sul tema “ Dare potere ai giovani come agenti di pace e speranza”. I rappresentanti dei giovani presenti all’incontro hanno riconosciuto quell’assemblea come una «pietra miliare significativa orientata verso una gioventù sana e attiva in tutta la regione». Hanno inoltre promesso: «Accettiamo il ruolo di ambasciatori e sostenitori della lotta contro l’uso di sostanze stupefacenti. Chiediamo a tutti i giovani di essere sempre empatici gli uni con gli altri». [5]

Cari fratelli e sorelle, di fronte alla tragica situazione della tossicodipendenza di milioni di persone in tutto il mondo, di fronte allo scandalo della produzione e del traffico illecito di tali droghe, «non possiamo essere indifferenti. Il Signore Gesù si è fermato, si è fatto vicino, ha curato le piaghe. Sullo stile della sua prossimità, siamo chiamati anche noi ad agire, a fermarci davanti alle situazioni di fragilità e di dolore, a saper ascoltare il grido della solitudine e dell’angoscia, a chinarci per sollevare e riportare a nuova vita coloro che cadono nella schiavitù della droga». [6] E preghiamo per quei criminali che danno la droga ai giovani: sono criminali, sono assassini! Preghiamo per la loro conversione.

In questa Giornata Mondiale contro la droga, come cristiani e comunità ecclesiali rinnoviamo il nostro impegno di preghiera e di lavoro contro la droga. Grazie!

Papa Francesco