Testimoni del nostro tempo


Carlo Acutis: commozione ad Assisi per la traslazione del corpo del Venerabile

7 Aprile 2019

Il cardinale Bassetti oggi ad Assisi chiude le cerimonie per Carlo Acutis. Ieri la sepoltura nel Santuario della Spogliazione dopo la Messa presieduta da mons. Sorrentino alla presenza di centinaia di fedeli.

 

“E’ stupefacente che un ragazzo di 15 anni riesca ad attirare così tanta gente”. A parlare è la signora Teresa, che non conosceva la figura di Carlo Acutis. Eppure le è bastato poco per innamorarsi: “mi sono commossa - dice - vedendo tutti quei giovani in preghiera attorno alla bara”. Senza dubbio è una delle immagini più eloquenti dell’evento assieme al momento della chiusura del grande sepolcro bianco collocato sulla navata destra del Santuario della Spogliazione.

 

I cortei

A catturare l’attenzione anche il raccoglimento e la nutrita partecipazione ai due cortei che hanno attraversato le vie di Assisi per accompagnare le spoglie di Carlo Acutis: il primo, venerdì, è partito dalla Basilica Inferiore per raggiungere la Cattedrale di San Rufino; il secondo, sabato, da qui fino al Santuario della Spogliazione con una tappa alla Basilica di Santa Chiara. “Per noi Carlo è un esempio di santità”, ripetono i giovani arrivati a decine da ogni parte d’Italia. Sono loro i veri protagonisti. Si sono mossi addirittura dalla Sicilia e dalla Campania e tutti confermano la chiarezza del messaggio che si è levato da Assisi.

 

Il tema della santità

Più volte durante le cerimonie è stata evocata la ‘santità della porta accanto’, a cui tutti possono aspirare, e la ‘Christus vivit’ con l’invito di Papa Francesco ai ragazzi a seguire la strada della santità. Mons. Renato Boccardo, presidente della Conferenza episcopale umbra, ha parlato di “un ragazzo normale, che era straordinario nella sua quotidianità”. E lo ha ribadito anche mons. Paolo Martinelli, vescovo ausiliare di Milano, il quale venerdì sera ha presieduto la Veglia per i giovani nella Cattedrale di San Rufino.

 

La canzone ‘Non io, ma Dio’

Animato dal coro diocesano giovanile guidato da suor Graciela, l’appuntamento nella Cattedrale di San Rufino si è concluso con una sorpresa: l’esecuzione per la prima volta di ‘Non io, ma Dio’, una canzone dedicata a Carlo composta dall’artista Marco Mammoli – autore di ‘Emmanuel’, l’inno della Giornata Mondiale della Gioventù del 2000 - assieme al maestro Michele Rosati.

 

Il kit per i giovani

Un’altra sorpresa è arrivata da Antonia Salzano, la mamma di Carlo, che ha voluto regalare ai presenti un kit in ricordo del figlio e del suo amore per l’Eucarestia e la Madonna. Si tratta di un sacchetto con oggetti di vari colori che comunica allegria, con quella immediatezza tanto cara ai ragazzi. All’interno ci sono: un rosario, un portachiavi, una spilla, un bracciale di gomma con frasi di Carlo e piccole brochure con preghiere. La speranza è che pure questo possa servire a stimolare la riflessione nell’era di Internet, una dimensione frequentata in modo consapevole dal giovane Venerabile che da ieri è sepolto nel Santuario della Spogliazione. 

 

Le celebrazioni

La tumulazione è avvenuta dopo la lettura e la firma del verbale che è stato sigillato e inserito all’interno del sepolcro per testimoniare l’ufficialità della traslazione stessa. Il tutto davanti a centinaia di fedeli al termine della Messa presieduta da mons. Domenico Sorrentino, arcivescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, il quale ha ribadito il parallelismo fra San Francesco e Carlo. “Insieme - ha spiegato - cantori della vita e del bene e trascinatori di giovani e testimoni del Vangelo”. Sull’altare anche mons. Marcello Bartolucci, segretario della Congregazione delle Cause dei Santi, assieme a numerosi presuli e sacerdoti della comunità locale. E oggi tocca al presidente della Conferenza Episcopale Italiana, card. Gualtiero Bassetti, concludere le celebrazioni con una cerimonia alle 11.00 sempre nel Santuario della Spogliazione.

 

Carlo Acutis. Mons. Sorrentino (Assisi): “Un vero maestro della rete del bene”

 

Sabato 6 aprile il corpo del ragazzo, morto a 15 anni per una leucemia fulminante, sarà traslato nel santuario della Spogliazione di Assisi. Nell'esortazione apostolica post-sinodale, "Christus vivit", Papa Francesco lo indica ai giovani come modello per un uso positivo dei nuovi mezzi di comunicazione. Al vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, che ha scritto il libro “Originali non fotocopie, Carlo Acutis e Francesco d’Assisi”, chiediamo di parlarci di questi due testimoni di santità, di epoche diverse, ma accomunati dall'amore per l'Eucaristia e i poveri e dalla capacità di conquistare i cuori.

 

Carlo Acutis. Mons. Sorrentino (Assisi): "Un vero maestro della rete del bene"

“Essere sempre unito a Gesù, ecco il mio programma di vita. Sono contento di morire perché ho vissuto la mia vita senza sciupare neanche un minuto di essa in cose che non piacciono a Dio”. Queste alcune delle frasi più note di Carlo Acutis, il giovane venerabile morto a soli 15 anni per una leucemia fulminante, il cui corpo, sabato 6 aprile, sarà sepolto nel santuario della Spogliazione ad Assisi. Papa Francesco, nell’esortazione apostolica post-sinodale “Christus vivit”, offre ai giovani Carlo Acutis come modello per un uso positivo dei nuovi mezzi di comunicazione. Sul ragazzo e San Francesco mons. Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, ha scritto il libro “Originali non fotocopie, Carlo Acutis e Francesco d’Assisi”. A lui chiediamo di parlarci di questi due testimoni di santità.

 

Eccellenza, il corpo di Carlo sarà traslato dal cimitero di Assisi al santuario della Spogliazione: come mai questa scelta?

 

Il santuario della Spogliazione è legato al gesto del giovane Francesco che si spogliò di tutto fino alla nudità per esprimere il suo amore a Cristo e mettersi al servizio ai poveri. Per giungere a quella scelta radicale il giovane assisano non era stato solo. Il suo vescovo Guido lo aveva consigliato e guidato. Davvero una bella esperienza di accompagnamento. Proprio per questo, scrivendomi in occasione dell’erezione del nuovo santuario, Papa Francesco lo qualificò “luogo propizio per il discernimento vocazionale dei giovani”.Mi è sembrato che la presenza delle spoglie mortali di Carlo in questo santuario potesse essere di grande incoraggiamento ai giovani. Li aiuta a porsi l’interrogativo sul senso della vita e ad affrontare coraggiosamente il problema della vocazione.

 

San Francesco e Carlo Acutis sono due testimoni di epoche molto diverse. Cosa li accomuna?

 

In realtà, la distanza e la diversità tra San Francesco e Carlo sono notevoli. Non avrei immaginato nemmeno di poterli mettere a confronto, se non me lo avesse suggerito il fatto che il corpo di Carlo giunge in un luogo tanto segnato dalla presenza di Francesco. Ancor più mi ha convinto a parlarne congiuntamente un’esperienza che mi capitò l’estate scorsa a Seattle con alcuni giovani americani. Volendo presentare la bellezza di Gesù e del Vangelo, mi servii di san Francesco, ma anche di Carlo. E mi venne spontaneo cercare il “filo” che li univa. Ricordo l’interesse di quei giovani. È vero, le diversità tra i due sono tante. Ma c’è anche tanto che li accomuna. Li unisce certamente l’amore per l’Eucaristia.

 

Francesco si estasiava di fronte al mistero del Figlio di Dio che ogni giorno – com’egli diceva – scende dal suo “trono regale” sui nostri poveri altari. Il giovane Carlo faceva di tutto per non mancare alla messa e all’adorazione quotidiana. Ideò una mostra sui “miracoli eucaristici”. Diceva dell’Eucaristia che era la sua “autostrada per il cielo”. Altro elemento è l’amore per i poveri: se Francesco di Assisi li mise al centro del suo cuore, Carlo Acutis, per quanto possibile alla sua età, non si limitò a fare delle elemosine, ma considerò i poveri dei veri amici. Al suo funerale se ne presentarono tanti e la stessa mamma se ne meravigliò. Carlo li aveva amati e serviti senza metterlo in mostra. Un amore sincero, discreto, operoso, come dev’essere l’amore secondo il Vangelo.

 

San Francesco ci offre un modello di santità radicale, che può sembrare difficile da raggiungere. Carlo, invece, ci mostra “la santità della porta accanto”: secondo Lei è più alla portata dei giovani di oggi questo santo dei “nativi digitali”?

 

Chi guarda Francesco non può non ammirarlo. Non a caso tanti – talvolta anche non credenti – si inchinano al suo genio, che illumina tanti aspetti dell’esistenza. Magari si dimentica che egli fu innamorato di Cristo, ma lo si ammira per il suo messaggio sulla pace, sulla custodia del creato, sul rispetto degli altri. È il Santo che seppe dialogare con il sultano in tempo di crociate. Una santità davvero straordinaria.Carlo imboccò la strada di una santità del quotidiano, vivendo come un normalissimo giovane del nostro tempo, ma con la limpidezza degli occhi e del cuore, mettendo in tutte le cose il sapore del Vangelo.Nel mio libro, riferendomi al lettore – ma lo dico anche a me stesso! –, rivolgo un invito: se non sai fare come Francesco, almeno fa’ come Carlo!

 

Papa Francesco, nell’esortazione apostolica post-sinodale dedicata ai giovani “Christus vivit”, porta l’esempio del venerabile Carlo Acutis, che, in modo creativo e geniale, “ha saputo usare le nuove tecniche di comunicazione per trasmettere il Vangelo, per comunicare valori e bellezza”. Quanto Carlo può aiutare a parlare di Gesù ai ragazzi dell’era dei social network?

 

Carlo è un trascinatore. Specie dei giovani. È incredibile come, in poco tempo, sia ormai conosciuto in tutto il mondo. Proprio il suo essere un “nativo digitale”, con un grande talento per l’informatica, affascina.I giovani abituati a smanettare con i telefonini lo sentono uno di loro. Al tempo stesso, colgono la differenza.Hanno in Carlo un testimone di come si possa vivere nel mondo di internet senza esserne travolti, governando la rete e non subendola. Facendone anzi una rete di bontà, posta ad arginare quell’inondazione di negatività che purtroppo miete tante vittime. Internet, di per sé, è neutrale. Si presta al bene e al male. Carlo è un vero maestro di una rete del bene.

 

Il Papa, mettendo in guardia dal rischio dell’omologazione, frutto dei meccanismi del consumo e dello stordimento, ricorda una frase di Carlo: “Tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie”. Quanto Carlo, nella sua breve vita, ha saputo, in modo originale, seguire la sua strada verso la santità?

 

L’originalità di Carlo è nella sua stessa santità. Il suo è un modo semplice, feriale, di fare il bene. Egli spiega così che la santità non è fatta di cose straordinarie. Giustamente mette in guardia dal rischio di arrendersi al “così fanno tutti”.

 

Il Vangelo non intrappola, non incatena, al contrario lascia che si sprigionino i desideri più profondi, quelli che hanno a che fare non con l’effimero, ma con l’eterno. I desideri che ci portano verso una vera libertà. E, dunque, ci fanno essere profondamente noi stessi, davvero “originali”, capaci di una vita bella, autentica, generosa.

 

Carlo amava dire: “Non io, ma Dio”. In un mondo che cerca di accantonare Dio e mettere noi, con il nostro smisurato ego, davanti a tutto, quanto un ragazzino morto a soli 15 anni insegna a tutti?

 

Impressionante la maturità spirituale di Carlo. La sua scelta radicale di Dio riecheggia quella di Francesco d’Assisi nell’atto della spogliazione: “Non più padre Pietro di Bernardone ma Padre nostro che sei nei cieli”. Francesco non aveva più nulla, ma aveva ormai frate sole, sora luna, sora acqua, frate focu… Aveva tutto, perché aveva Dio. Carlo, senza gesti clamorosi, fece altrettanto. Entrambi si spogliarono di sé e si riempirono di Dio.Oggi insieme, nel santuario della Spogliazione, si fanno educatori dei giovani, proponendo Gesù come segreto della vita.



 


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Messaggio Cristiano
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Basilica di San Pietro
Mercoledì, 5 agosto 2026

Fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

in questa catechesi riprendiamo la riflessione sulla Costituzione conciliare sulla liturgia Sacrosanctum Concilium (SC). Oggi ci soffermiamo sulla dimensione ecclesiale della preghiera liturgica.

Come suggerisce l’Apostolo Paolo, è lo Spirito Santo che ci insegna a pregare. Dal giorno di Pentecoste, lo Spirito abita la Chiesa, ispirando ogni sua attività e, in particolare, la preghiera. La vita della prima comunità, nata a Gerusalemme dopo la Pasqua di Gesù, è vita nello Spirito donato dal Signore risorto. «Da allora – dice il Concilio – la Chiesa mai tralasciò di riunirsi in assemblea per celebrare il mistero pasquale: leggendo “in tutte le Scritture ciò che lo riguardava” (Lc 24,27), celebrando l’Eucaristia, nella quale vengono resi presenti la vittoria e il trionfo della sua morte e rendendo grazie “a Dio per il suo dono ineffabile” (2Cor 9,15) nel Cristo Gesù, “a lode della sua gloria” (Ef 1,12), per virtù dello Spirito Santo» (SC, 6).

Nel nostro tempo, nei contesti dominati dalla mentalità efficientistica e consumistica, la preghiera può sembrare qualcosa di inutile e di irrisorio. In un mondo dove la scienza e la tecnica pretendono di dare tutte le risposte, pregare può apparire come una forma di evasione. Inoltre, anche in diverse famiglie cristiane non avviene più la trasmissione della preghiera, mentre numerose persone rischiano di confonderla con una tecnica tra le altre, di natura psicologica e finalizzata al benessere personale. La preghiera, invece, in quanto dimensione fondamentale della nostra umanità, merita di essere riscoperta nella sua verità.

La Costituzione Sacrosanctum Concilium ha preso sul serio tale esigenza. E ciò rallegrava profondamente il Papa San Paolo VI, il quale, promulgando questo primo documento approvato dal Concilio Vaticano II, affermò: «Dio al primo posto; la preghiera prima nostra obbligazione; la liturgia prima fonte della vita divina a noi comunicata, prima scuola della nostra vita spirituale» (Discorso, Basilica di San Pietro, 4 dicembre 1963).

Nella Costituzione, infatti, il termine “la preghiera” designa tutta la liturgia. Questa prospettiva è decisiva, perché ha orientato la riforma liturgica dandole come asse portante la partecipazione attiva dei fedeli. La liturgia è presentata anzitutto come il luogo dell’incontro, dell’iniziativa di Dio che si fa prossimo all’umanità nel suo Figlio, «il Verbo fatto carne, unto dallo Spirito Santo» (SC, 5), al quale possiamo rispondere «per Cristo, con Cristo e in Cristo, nell’unità dello Spirito Santo», vale a dire grazie alla «preghiera che Cristo unito al suo Corpo eleva al Padre» (SC, 84).

Per questo San Paolo VI desiderava ardentemente che la Liturgia delle Ore, cioè la preghiera pubblica quotidiana della Chiesa, inseparabile dall’Eucaristia, pervadesse profondamente, ravvivasse, guidasse ed esprimesse tutta la preghiera cristiana e alimentasse efficacemente la vita spirituale del popolo di Dio (cfr Cost. ap. Laudis canticum).

Perché tale desiderio si realizzi, la Liturgia delle Ore chiede di essere sempre più accolta e vissuta nella vita ordinaria dei battezzati e delle comunità. A tante persone che vogliono imparare a pregare, in particolare ai catecumeni, essa può offrire il cammino e la scuola della preghiera cristiana.

Ogni settimana e ogni giorno, l’Eucaristia e la Liturgia delle Ore sono il respiro della vita della Chiesa che fa circolare lo Spirito Santo attraverso il suo Corpo. In questa preghiera, Cristo «unisce a sé tutta l’umanità e se l’associa nell’elevare questo divino canto di lode» (SC, 83); così, di giorno in giorno, siamo associati sempre di più al mistero pasquale e conformati a Lui.

Afferma Sant’Agostino: «Quando parliamo a Dio nella preghiera, non dobbiamo separare da lui il Figlio; e quando prega il corpo del Figlio, non separi da sé il proprio capo; sia dunque lo stesso unico salvatore del suo corpo, il Signore nostro Gesù Cristo, Figlio di Dio, colui che prega per noi, che prega in noi e che è pregato da noi. Prega per noi come nostro sacerdote; prega in noi come nostro capo; è pregato da noi come nostro Dio. Riconosciamo dunque in lui la nostra voce, e la sua voce in noi» (Enarr. in psalmum LXXXV: PL 37, 1081).

Legata all’Eucaristia, di cui prolunga la luce, la Liturgia delle Ore santifica il tempo della nostra vita quotidiana: al mattino, iniziamo la giornata con fede e gratitudine; a mezzogiorno, chiediamo la forza della fedeltà in mezzo alle fatiche; la sera, finito il lavoro, i Vespri accompagnano il momento del tramonto; la notte, ci addormentiamo affidandoci alla pace di Dio. Ogni Ora è un atto di speranza: durante il pellegrinaggio terreno, vegliamo attendendo con tutta la Chiesa il ritorno glorioso del Signore.

Leone XIV