I Cappuccini


Fra Stefano Luca

Un giovane attore, che frequenta la prestigiosa "Accademia dei filodrammatici di Milano", incontra Gesù, si mette in ascolto e la sua vita si trasfigura.

 

 

        Chiamatemi Fratello
 
 

«Al primo anno di Accademia, racconta fra Stefano Luca, partecipo a un ritiro in montagna, in preparazione al Natale. Nella mia mente un unico pensiero: che cosa fare nell'immediato futuro? Avevo ricevuto buone proposte di lavoro e vorrei capire se finire l'Accademia, oppure iniziare a lavorare a tempo pieno.

 

E poi mi capita di fare un’adorazione eucaristica notturna.
Non so neanche che cosa sia e mi ritrovo in ginocchio di fronte a Gesù Eucaristia.
Quel momento è un disastro, scoppio a piangere: tutto è cambiato! Tutto quello che desideravo prima non ha più senso per me: non è più importante il palcoscenico, recitare…
Più niente ha valore. Mi interessa solo Gesù!


Ne parlo con un frate e mi suggerisce di portare a termine assolutamente l’Accademia, col massimo impegno.
E intanto comincio un cammino di discernimento vocazionale aperto al matrimonio, alla vita religiosa, a una buona vocazione al lavoro.

Diplomato in Accademia, il primo ottobre 2007 entro in convento dai frati cappuccini».

 

La vita trasfigurata di fra Stefano da quel momento si apre, con tutte le sue potenzialità artistiche, al servizio degli scartati del mondo. Propone laboratori di teatro sociale in Italia, Albania, Camerun, Libia e Repubblica Democratica del Congo.

 

«Uso il teatro come strumento per prendermi cura della persona. Lavorare con il proprio corpo, dice, apre nuovi mondi, apre nuove strade.

 

In Camerun, all’interno del carcere di Bamenda, dove i detenuti vivono in una condizione disumana, cerco di ridare dignità e speranza ai giovani attraverso un percorso teatrale-terapeutico e i ragazzi apprezzano molto questo laboratorio di attività col corpo.
Pian piano imparano a fidarsi e, dopo tre mesi e mezzo di lavoro insieme, matura tra loro un certo equilibrio di rapporti.

 

È il miracolo del teatro che rigenera e trasforma in una metamorfosi di corpo e anima, dando speranza di potersi rialzare, di diventare uomini.

Attirato dall’idea di un laboratorio per “ex bambini soldato”, vado a Goma in Congo.

 

I bambini mi guardano strano, anche perché non hanno mai visto un frate.
All’inizio, continuano a rivolgersi a me chiamandomi “bianco”. Allora dico: “Chiamatemi fratello, solo così mi volterò verso chi mi ha chiamato!”

 

Accettano subito. Ma la cosa simpatica è che i bambini, arrivati qualche giorno dopo perché appena strappati dalle milizie, non conoscendo questa richiesta di chiamarmi “fratello”, mi chiamano “mzungu” (uomo bianco), ma vengono immediatamente rintuzzati dagli altri: “Hapana, mzungu, kaka!” (“non dire uomo bianco, ma fratello”).

 

I ragazzi sono stupendi: mi donano la vita e soprattutto mi donano Gesù. In loro posso toccarlo con mano».



 

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Messaggio Cristiano
INCONTRO PER LA PACE CON LA COMUNITÀ DI BAMENDA - Cameroun

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cattedrale di San Giuseppe (Bamenda)
Giovedì, 16 aprile 2026

Sorelle e fratelli carissimi,

è una gioia per me essere in mezzo a voi in questa regione così martoriata. E come le vostre testimonianze hanno appena dimostrato, tutto il dolore che ha travolto la vostra comunità rende oggi più dirompente la consapevolezza: Dio non ci ha mai abbandonato! In Dio, nella sua pace, possiamo sempre ricominciare!

Sua Eccellenza l’Arcivescovo ricordava la profezia che esclama: «Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace!» (Is 52,7). Salutava così la mia venuta in mezzo a voi, ma ora vorrei rispondere: come sono belli anche i vostri piedi, impolverati da questa terra insanguinata, ma feconda, da questa terra oltraggiata, ma ricca di vegetazione e generosa di frutti. Sono i piedi che vi hanno portato fin qui e che, pur incontrando prove e ostacoli, vi hanno mantenuto sulle strade del bene. Che tutti possiamo proseguire sulle strade del bene che portano alla pace! Vi ringrazio, perché – è vero! – sono qui per annunciare la pace, ma subito trovo che voi la annunciate a me e al mondo intero. Infatti, come poco fa ha ricordato uno di voi, la crisi che ha sconvolto queste regioni del Camerun ha avvicinato più che mai le comunità cristiane e musulmane, tanto che i vostri leader religiosi si sono uniti e hanno fondato un Movimento per la Pace, attraverso il quale cercano di mediare tra le parti avverse.

In quanti luoghi del mondo vorrei che avvenisse così! La vostra testimonianza, il vostro impegno per la pace può essere un modello per il mondo intero! Gesù ci dice: “Beati gli operatori di pace!”. Guai, invece, a chi piega le religioni e il nome stesso di Dio ai propri obiettivi militari, economici o politici, trascinando ciò che è santo in ciò che vi è di più sporco e tenebroso. Sì, miei cari fratelli e sorelle, voi affamati e assetati di giustizia, voi poveri, misericordiosi, miti e puri di cuore, voi che avete pianto siete la luce del mondo (cfr Mt 5,3-14)! Bamenda, tu oggi sei la città sul monte, splendida agli occhi di tutti! Sorelle e fratelli, siate a lungo il sale che dà sapore a questa terra. non perdete il vostro sapore, anche negli anni a venire! Fate tesoro di quanto vi ha avvicinati e avete condiviso nell’ora del pianto. Facciamo tutti tesoro di questo giorno in cui siamo venuti insieme ad impegnarci per la pace! Siate olio che si riversa sulle ferite umane.

A questo proposito, il mio grazie va a tutti coloro – in particolare alle donne, laiche e religiose – che si prendono cura delle persone traumatizzate dalla violenza. È un lavoro immenso, invisibile, quotidiano e, come ha ricordato Sr. Carine, esposto al pericolo. I signori della guerra fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma spesso non basta una vita a ricostruire. Fingono di non vedere che occorrono miliardi di dollari per uccidere e devastare, ma non si trovano le risorse necessarie a guarire, a educare, a risollevare. Chi rapina la vostra terra delle sue risorse, in genere investe in armi buona parte dei profitti, in una spirale di destabilizzazione e di morte senza fine. È un mondo a rovescio, uno stravolgimento della creazione di Dio che ogni coscienza onesta deve denunciare e ripudiare, scegliendo quell’inversione a U – la conversione – che conduce nella direzione opposta, sulla strada sostenibile e ricca della fraternità umana. Il mondo è distrutto da pochi dominatori ed è tenuto in piedi da una miriade di fratelli e sorelle solidali! Sono la discendenza di Abramo, incalcolabile come le stelle del cielo e i granelli di sabbia sulla spiaggia del mare. Guardiamoci negli occhi: siamo già questo popolo immenso! La pace non è da inventare: è da accogliere, accogliendo il prossimo come nostro fratello e come nostra sorella. Nessuno sceglie i suoi fratelli e le sue sorelle: ci dobbiamo soltanto accogliere! Siamo una sola famiglia e abitiamo la stessa casa, questo meraviglioso pianeta di cui le antiche culture per millenni si sono prese cura.

Papa Francesco ha scritto nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium qualcosa che mi tornava alla mente ascoltando le vostre parole: «La missione al cuore del popolo non è una parte della mia vita, o un ornamento che mi posso togliere, non è un’appendice, o un momento tra i tanti dell’esistenza. È qualcosa che non posso sradicare dal mio essere se non voglio distruggermi. Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo» (n. 273).

Cari fratelli e sorelle di Bamenda, è con questi sentimenti che sono oggi fra voi! Serviamo insieme la pace! «Bisogna riconoscere sé stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare. Lì si rivelano l’infermiera nell’animo, il maestro nell’animo, il politico nell’animo, quelli che hanno deciso nel profondo di essere con gli altri e per gli altri» (ibid.). Così il mio amato Predecessore ci ha esortati a camminare insieme, ognuno nella propria vocazione, allargando i confini delle nostre comunità, con la concretezza di chi comincia dal proprio lavoro locale per arrivare all’amore del prossimo, chiunque e ovunque sia. È la rivoluzione silenziosa di cui voi siete testimoni! Come ha detto l’Imam, ringraziamo Dio che questa crisi non sia degenerata in una guerra religiosa, e che tutti stiamo ancora cercando di amarci gli uni gli altri! Andiamo avanti senza stancarci, con coraggio, e soprattutto insieme, sempre insieme!

Camminiamo insieme, nell’amore, cercando sempre la pace!

[Uscito sul sagrato]

Miei cari fratelli e sorelle, oggi il Signore ci ha scelti tutti come operatori di pace in questa terra! Rivolgiamo tutti una preghiera al Signore, affinché la pace regni veramente tra noi, affinché, mentre liberiamo queste colombe bianche — simbolo di pace —, la pace di Dio scenda su tutti noi, su questa terra, e ci mantenga tutti uniti nella sua pace. Sia lodato il Signore!