Sabato 20 Luglio 2024
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I Cappuccini


Fra Stefano Luca

Un giovane attore, che frequenta la prestigiosa "Accademia dei filodrammatici di Milano", incontra Gesù, si mette in ascolto e la sua vita si trasfigura.

 

 

        Chiamatemi Fratello
 
 

«Al primo anno di Accademia, racconta fra Stefano Luca, partecipo a un ritiro in montagna, in preparazione al Natale. Nella mia mente un unico pensiero: che cosa fare nell'immediato futuro? Avevo ricevuto buone proposte di lavoro e vorrei capire se finire l'Accademia, oppure iniziare a lavorare a tempo pieno.

 

E poi mi capita di fare un’adorazione eucaristica notturna.
Non so neanche che cosa sia e mi ritrovo in ginocchio di fronte a Gesù Eucaristia.
Quel momento è un disastro, scoppio a piangere: tutto è cambiato! Tutto quello che desideravo prima non ha più senso per me: non è più importante il palcoscenico, recitare…
Più niente ha valore. Mi interessa solo Gesù!


Ne parlo con un frate e mi suggerisce di portare a termine assolutamente l’Accademia, col massimo impegno.
E intanto comincio un cammino di discernimento vocazionale aperto al matrimonio, alla vita religiosa, a una buona vocazione al lavoro.

Diplomato in Accademia, il primo ottobre 2007 entro in convento dai frati cappuccini».

 

La vita trasfigurata di fra Stefano da quel momento si apre, con tutte le sue potenzialità artistiche, al servizio degli scartati del mondo. Propone laboratori di teatro sociale in Italia, Albania, Camerun, Libia e Repubblica Democratica del Congo.

 

«Uso il teatro come strumento per prendermi cura della persona. Lavorare con il proprio corpo, dice, apre nuovi mondi, apre nuove strade.

 

In Camerun, all’interno del carcere di Bamenda, dove i detenuti vivono in una condizione disumana, cerco di ridare dignità e speranza ai giovani attraverso un percorso teatrale-terapeutico e i ragazzi apprezzano molto questo laboratorio di attività col corpo.
Pian piano imparano a fidarsi e, dopo tre mesi e mezzo di lavoro insieme, matura tra loro un certo equilibrio di rapporti.

 

È il miracolo del teatro che rigenera e trasforma in una metamorfosi di corpo e anima, dando speranza di potersi rialzare, di diventare uomini.

Attirato dall’idea di un laboratorio per “ex bambini soldato”, vado a Goma in Congo.

 

I bambini mi guardano strano, anche perché non hanno mai visto un frate.
All’inizio, continuano a rivolgersi a me chiamandomi “bianco”. Allora dico: “Chiamatemi fratello, solo così mi volterò verso chi mi ha chiamato!”

 

Accettano subito. Ma la cosa simpatica è che i bambini, arrivati qualche giorno dopo perché appena strappati dalle milizie, non conoscendo questa richiesta di chiamarmi “fratello”, mi chiamano “mzungu” (uomo bianco), ma vengono immediatamente rintuzzati dagli altri: “Hapana, mzungu, kaka!” (“non dire uomo bianco, ma fratello”).

 

I ragazzi sono stupendi: mi donano la vita e soprattutto mi donano Gesù. In loro posso toccarlo con mano».



 

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Messaggio Cristiano
UDIENZA GENERALE, 26 Giugno 2024


Catechesi in occasione della Giornata mondiale contro l’abuso e il traffico illecito di droga

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi si celebra la Giornata Mondiale contro l’abuso e il traffico illecito di droga, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1987. Il tema di quest’anno è Le prove sono chiare: bisogna investire nella prevenzione.

San Giovanni Paolo II ha affermato che «l’abuso di droga impoverisce ogni comunità in cui è presente. Diminuisce la forza umana e la fibra morale. Mina i valori stimati. Distrugge la voglia di vivere e di contribuire a una società migliore». [1] Questo fa l’abuso di droga e l’uso di droga. Ricordiamo però, al tempo stesso, che ogni tossicodipendente «porta con sé una storia personale diversa, che deve essere ascoltata, compresa, amata e, per quanto possibile, guarita e purificata. [...] Continuano ad avere, più che mai, una dignità, in quanto persone che sono figli di Dio». [2] Tutti hanno una dignità.

Non possiamo tuttavia ignorare le intenzioni e le azioni malvagie degli spacciatori e dei trafficanti di droga. Sono degli assassini! Papa Benedetto XVI usò parole severe durante una visita a una comunità terapeutica: «Dico ai trafficanti di droga che riflettano sul male che stanno facendo a una moltitudine di giovani e di adulti di tutti gli strati sociali: Dio chiederà loro conto di ciò che hanno fatto. La dignità umana non può essere calpestata in questo modo». [3] E la droga calpesta la dignità umana.

Una riduzione della dipendenza dalle droghe non si ottiene liberalizzandone il consumo – questa è una fantasia –, come è stato proposto, o già attuato, in alcuni Paesi. Si liberalizza e si consuma di più. Avendo conosciuto tante storie tragiche di tossicodipendenti e delle loro famiglie, sono convinto che è moralmente doveroso porre fine alla produzione e al traffico di queste sostanze pericolose. Quanti trafficanti di morte ci sono – perché i trafficanti di droga sono trafficanti di morte –, spinti dalla logica del potere e del denaro ad ogni costo! E questa piaga, che produce violenza e semina sofferenza e morte, esige dalla società nel suo complesso un atto di coraggio.

La produzione e il traffico di droga hanno un impatto distruttivo anche sulla nostra casa comune. Ad esempio, questo è diventato sempre più evidente nel bacino amazzonico.

Un’altra via prioritaria per contrastare l’abuso e il traffico di droghe è quella della prevenzione, che si fa promuovendo maggiore giustizia, educando i giovani ai valori che costruiscono la vita personale e comunitaria, accompagnando chi è in difficoltà e dando speranza nel futuro.

Nei miei viaggi in diverse diocesi e vari Paesi, ho potuto visitare diverse comunità di recupero ispirate dal Vangelo. Esse sono una testimonianza forte e piena di speranza dell’impegno di preti, consacrati e laici di mettere in pratica la parabola del Buon Samaritano. Così pure sono confortato dagli sforzi intrapresi da varie Conferenze episcopali per promuovere legislazioni e politiche giuste riguardo al trattamento delle persone dipendenti dall’uso di droghe e alla prevenzione per fermare questo flagello.

A titolo di esempio, segnalo la rete de La Pastoral Latinoamericana de Acompañamiento y Prevençión de Adicciones (PLAPA). Lo statuto di questa rete riconosce che «la dipendenza da alcol, da sostanze psicoattive e altre forme di dipendenza (pornografia, nuove tecnologie ecc.) … è un problema che ci colpisce indistintamente, al di là delle differenze geografiche, sociali, culturali, religiose e di età. Nonostante le differenze, ... vogliamo organizzarci come una comunità: condividere le esperienze, l’entusiasmo, le difficoltà». [4]

Menziono inoltre i Vescovi dell’Africa Australe, che nel novembre 2023 hanno convocato una riunione sul tema “ Dare potere ai giovani come agenti di pace e speranza”. I rappresentanti dei giovani presenti all’incontro hanno riconosciuto quell’assemblea come una «pietra miliare significativa orientata verso una gioventù sana e attiva in tutta la regione». Hanno inoltre promesso: «Accettiamo il ruolo di ambasciatori e sostenitori della lotta contro l’uso di sostanze stupefacenti. Chiediamo a tutti i giovani di essere sempre empatici gli uni con gli altri». [5]

Cari fratelli e sorelle, di fronte alla tragica situazione della tossicodipendenza di milioni di persone in tutto il mondo, di fronte allo scandalo della produzione e del traffico illecito di tali droghe, «non possiamo essere indifferenti. Il Signore Gesù si è fermato, si è fatto vicino, ha curato le piaghe. Sullo stile della sua prossimità, siamo chiamati anche noi ad agire, a fermarci davanti alle situazioni di fragilità e di dolore, a saper ascoltare il grido della solitudine e dell’angoscia, a chinarci per sollevare e riportare a nuova vita coloro che cadono nella schiavitù della droga». [6] E preghiamo per quei criminali che danno la droga ai giovani: sono criminali, sono assassini! Preghiamo per la loro conversione.

In questa Giornata Mondiale contro la droga, come cristiani e comunità ecclesiali rinnoviamo il nostro impegno di preghiera e di lavoro contro la droga. Grazie!

Papa Francesco