Testimoni del nostro tempo


La pace di Aletta

di Rosi Bertolassi - fonte: Città Nuova

Risultati immagini per aletta salizzoni


Il ricordo di Aletta da parte di chi ha condiviso con lei la nascita del Movimento dei Focolari in diversi Paesi del Medioriente.


Chi ha il coraggio di dire “quando sono debole è allora che sono forte” (2 Cor 12,10), ha il coraggio di San Paolo e anche un pò il coraggio di Aletta. Di forze fisiche Aletta ne ha avute tante, con quella salute della gente cresciuta all’aria buona del Trentino, nella semplicità laboriosa di una famiglia unita e serena.   Le forze non le sono mancate quando, bambina, con i suoi ha attraversato le Alpi per raggiungere la Francia dove il padre aveva trovato lavoro. Questi italiani emigranti attenti ai figli perché nonostante lo sradicamento restino dei buoni cristiani! Infatti, Aletta è andata a scuola dalle suore in Francia.  

 

Durante l’ultima guerra mondiale, Trento, la sua città natale, ha subìto lo sconvolgimento dei bombardamenti e le corse ai rifugi antiaerei erano frequenti. Le guance rosse dal freddo, le mani screpolate e i piedi intirizziti durante l’inverno non trovavano facilmente sollievo dentro le case mal riscaldate, così le forze, messe alla prova si tempravano.   Aletta ha conosciuto in quegli anni Chiara Lubich ed è stata fra le prime a seguirla in quella vita evangelica dalle applicazioni tutte nuove che stava nascendo, che poi ha preso il nome di Movimento dei Focolari.   Per anni non si è misurata perché la sua vivacità, la sua bontà naturale e l’abitudine a donarsi senza posa le erano connaturali, con l’aggiunta di quell’ideale che l’aveva conquistata e che le insegnava a fare della vita un continuo atto d’amore. Come Gesù.  

 

Però le forze fisiche sono venute meno. Anni di cure, di stasi, di fatiche dal sapore diverso, che richiedevano la forza della pazienza, della perseveranza, dell’umiltà. La salute che non aveva più nel corpo ce l’aveva però nell’anima e Chiara Lubich l’ha vista così quando si è trattato di delineare i diversi aspetti del Movimento nascente che inglobano la vita fisica e la natura.  

 

Aletta, con la sua stessa persona, diceva vita, salute, malattia, morte e risurrezione, salvaguardia del creato, casa della famiglia umana unita dal vincolo della pace. Sì, della pace, primo fattore di salute e di sviluppo integrale della società. Che la pace debba prima di tutto partire dal cuore di ogni essere umano aveva conferma a vedere la personalità di Aletta.  

 

Negli anni ’60 Chiara era stata invitata a recarsi a Istanbul in Turchia, dove si avviava un promettente ecumenismo grazie ai rapporti instaurati con il Patriarca della Chiesa Ortodossa Athenagoras I. Per questo, in quella città le cui rive del Bosforo uniscono due continenti, l’Europa e l’Asia, è sorta una comunità del Movimento dei Focolari con l’intento di gettare lo sguardo sui Paesi del Medio Oriente.   Se c’è un’area geografica al mondo tormentata da secolari conflitti e guerre che sembrano insanabili è proprio il Medio Oriente, e l’esercizio della pace, soprattutto quella che converte i cuori, richiede notevoli forze spirituali. Chiara, ne era convinta e in quegli anni, ha pensato di mandare a Istanbul Aletta, ancora convalescente, invitandola forse in maniera prudenziale, ma quanto mai profetica a non puntare tanto alle attività da fare quanto a garantire quella presenza promessa da Gesù nel Vangelo a persone che si amano: «Tutto ti fiorirà fra le mani», le aveva detto la Lubich.  

 

I fatti contingenti costringevano la piccola comunità di Istanbul guidata da Aletta a uscire dalla Turchia ogni tre mesi e, nonostante la debolezza fisica, Aletta in quelle occasioni acquistava un coraggio e una forza sorprendenti. Curava l’organizzazione dei viaggi, non certo agevoli, che si facevano a volte in macchina, per giungere in Libano, attraversando l’Anatolia e la Siria, pernottando in qualche modesto hotel lungo la strada.   Gli itinerari portavano a Cipro, in Grecia o in Terra Santa; in seguito sono proseguiti in altri Paesi dell’area mediorientale. L’arrivo di una delle prime focolarine faceva convergere le persone che avevano sentito parlare di quella nuova corrente di spiritualità nata nella Chiesa che entusiasmava i giovani, sosteneva le famiglie, si impegnava a risanare le fratture sociali di ogni tipo, perché portatrice di un carisma fautore di unità.  

 

Aletta forte della fede in questo carisma e della consegna datale da Chiara, formava all’unità amando uno per uno quelli che incontrava, li incoraggiava con la sua saggezza e componeva in unità le piccole comunità nascenti in ogni luogo. Senza clamore, trasmetteva la sua pace. Quella pace che poi, con la crescita della comunità nei paesi del Medio Oriente, ha suscitato iniziative concrete di solidarietà, ha sanato divisioni suscitate dai conflitti, ha alimentato una cultura della pace e dell’unità in persone impegnate in politica o nel sociale.   Aletta ha concluso la sua vita terrena e ci lascia la forza della sua fede e la dolcezza della sua pace.



 

Versione senza grafica
Versione PDF


<<<  Torna alla pagina precedente

Home - Cerca  
 
Messaggio Cristiano
ANGELUS Piazza San Pietro Domenica, 14 Agosto 2022

 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Nel Vangelo della liturgia odierna c’è un’espressione di Gesù che sempre ci colpisce e ci interroga. Mentre è in cammino con i suoi discepoli, Egli dice: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!» (Lc 12,49). Di quale fuoco sta parlando? E che significato hanno queste parole per noi oggi, questo fuoco che porta Gesù?

 

Come sappiamo, Gesù è venuto a portare nel mondo il Vangelo, cioè la buona notizia dell’amore di Dio per ciascuno di noi. Perciò ci sta dicendo che il Vangelo è come un fuoco, perché si tratta di un messaggio che, quando irrompe nella storia, brucia i vecchi equilibri del vivere, sfida a uscire dall’individualismo, sfida a vincere l’egoismo, sfida a passare dalla schiavitù del peccato e della morte alla vita nuova del Risorto, di Gesù risorto. Il Vangelo, cioè, non lascia le cose come stanno; quando passa il Vangelo, ed è ascoltato e ricevuto, le cose non rimangono come stanno. Il Vangelo provoca al cambiamento e invita alla conversione. Non dispensa una falsa pace intimistica, ma accende un’inquietudine che ci mette in cammino, ci spinge ad aprirci a Dio e ai fratelli. È proprio come il fuoco: mentre ci riscalda con l’amore di Dio, vuole bruciare i nostri egoismi, illuminare i lati oscuri della vita - tutti ne abbiamo! -, consumare i falsi idoli che ci rendono schiavi.

 

Sulla scia dei profeti biblici – pensiamo per esempio a Elia e a Geremia – Gesù è acceso dal fuoco dell’amore di Dio e, per farlo divampare nel mondo, si spende in prima persona, amando fino alla fine, cioè fino alla morte e alla morte di croce (cfr Fil 2,8). Egli è ricolmo di Spirito Santo, che è paragonato al fuoco, e con la sua luce e la sua forza svela il volto misericordioso di Dio e dà pienezza a quanti sono considerati perduti, abbatte le barriere delle emarginazioni, guarisce le ferite del corpo e dell’anima, rinnova una religiosità ridotta a pratiche esteriori. Per questo è fuoco: cambia, purifica.

 

Che cosa significa dunque per noi, per ognuno di noi – per me, per voi, per te -, che cosa significa per noi questa parola di Gesù, del fuoco? Ci invita a riaccendere la fiamma della fede, perché essa non diventi una realtà secondaria, o un mezzo di benessere individuale, che ci fa evadere dalle sfide della vita e dall’impegno nella Chiesa e nella società. Infatti – diceva un teologo –, la fede in Dio «ci rassicura, ma non come vorremmo noi: cioè non per procurarci un’illusione paralizzante o una soddisfazione beata, ma per permetterci di agire» (De Lubac, Sulle vie di Dio, Milano 2008, 184). La fede, insomma, non è una “ninna nanna” che ci culla per farci addormentare. La fede vera è un fuoco, un fuoco acceso per farci stare desti e operosi anche nella notte!

 

E allora possiamo domandarci: io sono appassionato al Vangelo? Io leggo spesso il Vangelo? Lo porto con me? La fede che professo e che celebro, mi pone in una tranquillità beata oppure accende in me il fuoco della testimonianza? Possiamo chiedercelo anche come Chiesa: nelle nostre comunità, ardono il fuoco dello Spirito, la passione per la preghiera e per la carità, la gioia della fede, oppure ci trasciniamo nella stanchezza e nell’abitudine, con la faccia smorta e il lamento sulle labbra e le chiacchiere ogni giorno? Fratelli e sorelle, verifichiamoci su questo, così che anche noi possiamo dire come Gesù: siamo accesi del fuoco dell’amore di Dio e vogliamo “gettarlo” nel mondo, portarlo a tutti, perché ciascuno scopra la tenerezza del Padre e sperimenti la gioia di Gesù, che allarga il cuore – e Gesù allarga il cuore! - e fa bella la vita. Preghiamo per questo la Vergine Santa: lei, che ha accolto il fuoco dello Spirito Santo, interceda per noi.

 

Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle!

Desidero attirare l’attenzione sulla grave crisi umanitaria che colpisce la Somalia e alcune zone dei Paesi limitrofi. Le popolazioni di questa regione, che già vivono in condizioni molto precarie, si trovano ora in pericolo mortale a causa della siccità. Auspico che la solidarietà internazionale possa rispondere efficacemente a tale emergenza. Purtroppo la guerra distoglie l’attenzione e le risorse, ma questi sono gli obiettivi che esigono il massimo impegno: la lotta alla fame, la salute, l’istruzione.

 

Rivolgo un cordiale saluto a voi, fedeli di Roma e pellegrini di vari Paesi. Vedo bandiere polacche, ucraine, francesi, italiane, argentine! Tanti pellegrini. Saluto, in particolare, gli educatori e i catechisti dell’unità pastorale di Codevigo (Padova), gli universitari del Movimento Giovanile Salesiano del Triveneto e i giovani dell’unità pastorale di Villafranca (Verona).

 

E un pensiero speciale va ai numerosi pellegrini che oggi si sono radunati nel Santuario della Divina Misericordia a Cracovia, dove vent’anni fa San Giovanni Paolo II fece l’Atto di Affidamento del mondo alla Divina Misericordia. Più che mai vediamo oggi il senso di quel gesto, che vogliamo rinnovare nella preghiera e nella testimonianza della vita. La misericordia è la via della salvezza per ognuno di noi e per il mondo intero. E chiediamo al Signore, misericordia speciale, misericordia e pietà per il martoriato popolo ucraino.

 

Auguro a tutti una buona domenica. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci, anche ai ragazzi dell’Immacolata.

 

Papa Francesco 

 


Questo sito web fa uso di cookie tecnici 'di sessione', persistenti e di Terze Parti.
Non fa uso di cookie di profilazione.
Proseguendo con la navigazione intendi aver accettato l'uso di questi cookie.
OK
No, desidero maggiori informazioni