Martedý 18 Giugno 2024
Contempliamo qui le meraviglie del creato
Amore al fratello!ContattiLa Parola di DioBlog
Testimoni del nostro tempo


La pace di Aletta

di Rosi Bertolassi - fonte: Città Nuova

Risultati immagini per aletta salizzoni


Il ricordo di Aletta da parte di chi ha condiviso con lei la nascita del Movimento dei Focolari in diversi Paesi del Medioriente.


Chi ha il coraggio di dire “quando sono debole è allora che sono forte” (2 Cor 12,10), ha il coraggio di San Paolo e anche un pò il coraggio di Aletta. Di forze fisiche Aletta ne ha avute tante, con quella salute della gente cresciuta all’aria buona del Trentino, nella semplicità laboriosa di una famiglia unita e serena.   Le forze non le sono mancate quando, bambina, con i suoi ha attraversato le Alpi per raggiungere la Francia dove il padre aveva trovato lavoro. Questi italiani emigranti attenti ai figli perché nonostante lo sradicamento restino dei buoni cristiani! Infatti, Aletta è andata a scuola dalle suore in Francia.  

 

Durante l’ultima guerra mondiale, Trento, la sua città natale, ha subìto lo sconvolgimento dei bombardamenti e le corse ai rifugi antiaerei erano frequenti. Le guance rosse dal freddo, le mani screpolate e i piedi intirizziti durante l’inverno non trovavano facilmente sollievo dentro le case mal riscaldate, così le forze, messe alla prova si tempravano.   Aletta ha conosciuto in quegli anni Chiara Lubich ed è stata fra le prime a seguirla in quella vita evangelica dalle applicazioni tutte nuove che stava nascendo, che poi ha preso il nome di Movimento dei Focolari.   Per anni non si è misurata perché la sua vivacità, la sua bontà naturale e l’abitudine a donarsi senza posa le erano connaturali, con l’aggiunta di quell’ideale che l’aveva conquistata e che le insegnava a fare della vita un continuo atto d’amore. Come Gesù.  

 

Però le forze fisiche sono venute meno. Anni di cure, di stasi, di fatiche dal sapore diverso, che richiedevano la forza della pazienza, della perseveranza, dell’umiltà. La salute che non aveva più nel corpo ce l’aveva però nell’anima e Chiara Lubich l’ha vista così quando si è trattato di delineare i diversi aspetti del Movimento nascente che inglobano la vita fisica e la natura.  

 

Aletta, con la sua stessa persona, diceva vita, salute, malattia, morte e risurrezione, salvaguardia del creato, casa della famiglia umana unita dal vincolo della pace. Sì, della pace, primo fattore di salute e di sviluppo integrale della società. Che la pace debba prima di tutto partire dal cuore di ogni essere umano aveva conferma a vedere la personalità di Aletta.  

 

Negli anni ’60 Chiara era stata invitata a recarsi a Istanbul in Turchia, dove si avviava un promettente ecumenismo grazie ai rapporti instaurati con il Patriarca della Chiesa Ortodossa Athenagoras I. Per questo, in quella città le cui rive del Bosforo uniscono due continenti, l’Europa e l’Asia, è sorta una comunità del Movimento dei Focolari con l’intento di gettare lo sguardo sui Paesi del Medio Oriente.   Se c’è un’area geografica al mondo tormentata da secolari conflitti e guerre che sembrano insanabili è proprio il Medio Oriente, e l’esercizio della pace, soprattutto quella che converte i cuori, richiede notevoli forze spirituali. Chiara, ne era convinta e in quegli anni, ha pensato di mandare a Istanbul Aletta, ancora convalescente, invitandola forse in maniera prudenziale, ma quanto mai profetica a non puntare tanto alle attività da fare quanto a garantire quella presenza promessa da Gesù nel Vangelo a persone che si amano: «Tutto ti fiorirà fra le mani», le aveva detto la Lubich.  

 

I fatti contingenti costringevano la piccola comunità di Istanbul guidata da Aletta a uscire dalla Turchia ogni tre mesi e, nonostante la debolezza fisica, Aletta in quelle occasioni acquistava un coraggio e una forza sorprendenti. Curava l’organizzazione dei viaggi, non certo agevoli, che si facevano a volte in macchina, per giungere in Libano, attraversando l’Anatolia e la Siria, pernottando in qualche modesto hotel lungo la strada.   Gli itinerari portavano a Cipro, in Grecia o in Terra Santa; in seguito sono proseguiti in altri Paesi dell’area mediorientale. L’arrivo di una delle prime focolarine faceva convergere le persone che avevano sentito parlare di quella nuova corrente di spiritualità nata nella Chiesa che entusiasmava i giovani, sosteneva le famiglie, si impegnava a risanare le fratture sociali di ogni tipo, perché portatrice di un carisma fautore di unità.  

 

Aletta forte della fede in questo carisma e della consegna datale da Chiara, formava all’unità amando uno per uno quelli che incontrava, li incoraggiava con la sua saggezza e componeva in unità le piccole comunità nascenti in ogni luogo. Senza clamore, trasmetteva la sua pace. Quella pace che poi, con la crescita della comunità nei paesi del Medio Oriente, ha suscitato iniziative concrete di solidarietà, ha sanato divisioni suscitate dai conflitti, ha alimentato una cultura della pace e dell’unità in persone impegnate in politica o nel sociale.   Aletta ha concluso la sua vita terrena e ci lascia la forza della sua fede e la dolcezza della sua pace.



 

Versione senza grafica
Versione PDF


<<<  Torna alla pagina precedente

Home - Cerca  
Messaggio Cristiano
UDIENZA GENERALE, 12 Giugno 2024

Ciclo di Catechesi. Lo Spirito e la Sposa. Lo Spirito Santo guida il popolo di Dio incontro a Gesù nostra speranza. 3. «Tutta la Scrittura è ispirata da Dio». Conoscere l’amore di Dio dalle parole di Dio.

Cari fratelli e sorelle, buongiorno, benvenuti!

Proseguiamo le catechesi sullo Spirito Santo che guida la Chiesa verso Cristo nostra speranza. Lui è la guida. La volta scorsa abbiamo contemplato l’opera dello Spirito nella creazione; oggi lo vediamo nella rivelazione, di cui la Sacra Scrittura è testimonianza ispirata da Dio e autorevole.

Nella Seconda Lettera di San Paolo a Timoteo è contenuta questa affermazione: «Tutta la Scrittura è ispirata da Dio» (3,16). E un altro passo del Nuovo Testamento dice: «Mossi da Spirito Santo parlarono quegli uomini da parte di Dio» (2 Pt 1,21). Questa è la dottrina dell’ispirazione divina della Scrittura, quella che proclamiamo come articolo di fede nel Credo, quando diciamo che lo Spirito Santo «ha parlato per mezzo dei profeti». L’ispirazione divina della Bibbia.

Lo Spirito Santo, che ha ispirato le Scritture, è anche Colui che le spiega e le rende perennemente vive e attive. Da ispirate, le rende ispiratrici. «Le sacre Scritture ispirate da Dio – dice il Concilio Vaticano II – e redatte una volta per sempre, comunicano immutabilmente la parola di Dio stesso e fanno risuonare nelle parole dei profeti e degli apostoli la voce dello Spirito Santo» (n. 21). In questo modo lo Spirito Santo continua, nella Chiesa, l’azione di Gesù Risorto che, dopo la Pasqua “aprì la mente dei discepoli all’intelligenza delle Scritture” (cfr Lc 24,45).

Può capitare, infatti, che un certo passo della Scrittura, che abbiamo letto tante volte senza particolare emozione, un giorno lo leggiamo in un clima di fede e di preghiera, e allora quel testo improvvisamente si illumina, ci parla, proietta luce su un problema che stiamo vivendo, rende chiara la volontà di Dio per noi in una certa situazione. A che cosa è dovuto questo cambiamento, se non a una illuminazione dello Spirito Santo? Le parole della Scrittura, sotto l’azione dello Spirito, diventano luminose; e in quei casi si tocca con mano quanto è vera l’affermazione della Lettera agli Ebrei: «La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; […]» (4,12).

Fratelli e sorelle, la Chiesa si nutre della lettura spirituale della Sacra Scrittura, cioè della lettura fatta sotto la guida dello Spirito Santo che l’ha ispirata. Al suo centro, come un faro che illumina tutto, c’è l’evento della morte e risurrezione di Cristo, che compie il disegno di salvezza, realizza tutte le figure e le profezie, svela tutti i misteri nascosti e offre la vera chiave di lettura dell’intera Bibbia. La morte e risurrezione di Cristo è il faro che illumina tutta la Bibbia, e illumina anche la nostra vita. L’Apocalisse descrive tutto ciò con l’immagine dell’Agnello che rompe i sigilli del libro “scritto dentro e fuori, ma sigillato con sette sigilli” (cfr 5,1-9), la Scrittura dell’Antico Testamento. La Chiesa, Sposa di Cristo, è interprete autorizzata del testo della Scrittura ispirato, la Chiesa è la mediatrice della sua proclamazione autentica. Poiché la Chiesa è dotata dello Spirito Santo – per questo è interprete –, essa è «colonna e sostegno della verità» (1 Tm 3,15). Perché? Perché è ispirata, tenuta ferma dallo Spirito Santo. E il compito della Chiesa è aiutare i fedeli e quanti cercano la verità a interpretare in modo corretto i testi biblici.

Un modo di fare la lettura spirituale della Parola di Dio è quello che si chiama la lectio divina, una parola che forse non capiamo cosa significa. Consiste nel dedicare un tempo della giornata alla lettura personale e meditativa di un brano della Scrittura. E questo è molto importante: tutti i giorni prenditi un tempo per ascoltare, per meditare, leggendo un passo della Scrittura. E per questo mi raccomando: abbiate sempre un Vangelo tascabile e portatelo nella borsa, nelle tasche… Così quando siete in viaggio o quando siete un po’ liberi lo prendete e leggete… Questo è molto importante per la vita. Prendete un Vangelo tascabile e durante la giornata leggetelo una, due volte, quando capita. Ma la lettura spirituale per eccellenza della Scrittura è quella comunitaria che si fa nella Liturgia, nella Messa. Lì vediamo come un evento o un insegnamento, dato nell’Antico Testamento, trova il suo pieno compimento nel Vangelo di Cristo. E l’omelia, quel commento che fa il celebrante, deve aiutare a trasferire la Parola di Dio dal libro alla vita. Ma l’omelia per questo dev’essere breve: un’immagine, un pensiero e un sentimento. L’omelia non deve andare oltre gli otto minuti, perché dopo con il tempo si perde l’attenzione e la gente si addormenta, e ha ragione. Un’omelia deve essere così. E questo voglio dire ai preti, che parlano tanto, tante volte, e non si capisce di che cosa parlano. Omelia breve: un pensiero, un sentimento e uno spunto per l’azione, per come fare. Non più di otto minuti. Perché l’omelia deve aiutare a trasferire la Parola di Dio dal libro alla vita. E tra le tante parole di Dio che ogni giorno ascoltiamo nella Messa o nella Liturgia delle ore, ce n’è sempre una destinata in particolare a noi. Qualcosa che tocca il cuore. Accolta nel cuore, essa può illuminare la nostra giornata, animare la nostra preghiera. Si tratta di non lasciarla cadere nel vuoto!

Concludiamo con un pensiero che può aiutare a farci innamorare della Parola di Dio. Come certi brani musicali, la Sacra Scrittura ha anch’essa una nota di fondo che l’accompagna dall’inizio alla fine, e questa nota è l’amore di Dio. «Tutta la Bibbia – osserva Sant’Agostino – non fa che narrare l’amore di Dio» [1]. E San Gregorio Magno definisce la Scrittura «una lettera di Dio onnipotente alla sua creatura», come una lettera dello Sposo alla sposa, ed esorta a «imparare a conoscere il cuore di Dio nelle parole di Dio» [2]. «Con questa rivelazione – dice ancora Vaticano II – Dio invisibile, nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi per invitarli ed ammetterli alla comunione con sé» ( Dei Verbum, 2).

Cari fratelli e sorelle, avanti con la lettura della Bibbia! Ma non dimenticate il Vangelo tascabile: portarlo in borsa, nelle tasche e in qualche momento della giornata leggere un passo. E questo vi farà vicinissimi allo Spirito Santo che è nella Parola di Dio. Lo Spirito Santo, che ha ispirato le Scritture e ora spira dalle Scritture, ci aiuti a cogliere questo amore di Dio nelle situazioni concrete della vita. Grazie.

[1] De catechizandis rudibus, I, 8, 4: PL 40, 319.

[2] Registrum Epistolarum, V, 46 (ed. Ewald-Hartmann, pp. 345-346).

Papa Francesco