Mercoledý 27 Settembre 2023
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Missione, con lo stile di Maria

Alto, distinto, ben vestito, da più di mezz’ora parla con la protesi auricolare, il telefonino. Niente di male. Mi dà un po’ fastidio che parli a voce così alta, ma mi supero facilmente. Ognuno dei presenti può seguire le sue conversazioni con personaggi diversi, ma tutti altrettanto importanti. Importanti, ma non come lo è lui. Si capisce bene che lui è il capo. È soprattutto per questo che dà fastidio: non che sia una persona importante, ma l’ostentazione, il valer far sapere a tutti che lui è una persona importante, il capo.

 
Sono tante le persone importanti e più ancora quelle che ci tengono ad apparire tali. In un’ora, via telefono, impartiscono direttive, risolvono problemi d’azienda, ribaltano il mondo. Mi domando cosa faranno nelle altre 23 ore della giornata (perché è evidente che sono persone che lavorano 24 ore su 24), quando sono concentrate e sole in ufficio se, in un’ora e circondate da tante persone, rumore e movimento, hanno già tutto appianato. Forse leggeranno il giornale che non trovano il tempo di leggere mentre viaggiano.
 
 
Chissà perché questa macchietta ricorrente oggi mi ha richiamato, per contrasto, un’altra personalità o meglio, più semplicemente, una persona, Maria di Nazaret. Ne ha ben fatte di cose importante, lei. Ha aperto le porte al Cielo, s’è fatta scala perché Dio scendesse sulla terra, l’ha mostrato ai saggi d’Oriente, l’ha difeso contro gli attentati di un re. Ha composto il più bel canto magnificando l’Onnipotente per le grandi opere da lui compiute. A Nazaret ha allevato il Figlio di Dio, a Cana gli ha aperto la strada perché iniziasse a compiere gesti di salvezza, sul Calvario ha lavorato con lui alla redenzione del mondo. Nel cenacolo ha sostenuto la fede degli apostoli ed ha tenuto a battesimo la Chiesa nascente. Ditemi voi se è poco. Altro che manager d’azienda! Lei l’ha ribaltato davvero il mondo. E senza un briciolo di ostentazione, anzi nel silenzio più alto e nel nascondimento più umile. Il suo biglietto da visita: “Serva del Signore”. Qui c’è dello stile.
 
 
È lo stile richiesto, mi sembra, a chi, come lei, è chiamato a portare Dio nel mondo, ossia a chiunque si professa cristiano, se è vero che “ogni cristiani è missionario”, un mandato a portare la grande notizia del Vangelo.
 
 
Farsi vicino a chiunque, con discrezione e insieme con estrema attenzione: intuire, capire, condividere, prestare aiuto. In una società dove quello che conta è apparire (esisti soltanto se sei in TV, sui social), fare carriera, prevalere, schiacciare l’avversario, è insolito mettere in luce l’altro e fargli da sfondo perché sia lui e senza che io debba necessariamente emergere. Sì perché l’altro, in una logica evangelica, non è più il concorrente, ma semplicemente un compagno di viaggio.
 
 
Giornata missionaria mondiale. La via della missione mi pare che oggi passi proprio da qui: farsi prossimo con quanti la vita ci mette accanto volendo soltanto il suo bene. Sarà ancora possibile tra essere umani l’amore disinteressato? La vicinanza può diventare amicizia, e l’amicizia condivisione, anche dell’esperienza del Vangelo vissuto, della fede. È Maria che non si mette in mostra, che non accentra l’attenzione su di sé, ma chi indica il Cristo.

Fabio Ciardi

 

MARIA  SS.ma,

l’Immacolata, il Capolavoro, la Beneamata, lo Specchio, il Vestito,

l’Altoparlante del Creatore, Uno e Trino,

che da sempre, prima della creazione dell’universo,

sei stata guardata,  scelta e voluta

come Madre del Salvatore e Redentore

GESU’

che nella Grotta di Betlemme Lo hai generato come Uomo,

che sei stata in ascolto della sua Parola serbandoLa nel tuo cuore,

che,  alle nozze di Cana hai detto ai servitori

Fate tutto quello che vi dirà”,

 che assieme alla folla degli ascoltatori sentivi e ritenevi in Te la Sua Parola,

 che ai piedi della Croce sei stata affidata da Gesù a Giovanni

e, in Lui, a tutti noi, come MADRE:

anch’io, come Giovanni, ti voglio vicino alla mia casa,

per custodire  questa mia grotta.

O MARIA SS. ma, Immacolata :

aiutami, ti prego, a ritenerti sempre

come mia Madre,  Casalinga e Badante!

 

PER FAVORE!

 SCUSA e GRAZIE!

 

MARIA SS.ma come ogni mamma terrena vorrebbe rispecchiarsi nel figlio. In ognuno di noi, l’umano e il divino si mescolano, o almeno dovrebbero fondersi. Ora, affinché la nostra preghiera non sia solo semplice ripetizione, che con il tempo dice poco e non porta frutto, è necessario rileggere attentamente quanto il Vangelo ci presenta di Maria e su Maria.

 

1/ In Luca (1,38) si legge: “Allora Maria disse: ECCOMI, sono la serva del Signore. Dio faccia di me come tu hai detto”. Maria nel suo “eccomi” si offre e si dona completamente a Dio, realizzando in pieno quell’immacolatezza che Le era stata data gratuitamente da Dio, e diventando “canale” di congiunzione tra Dio e l’Umanità. Con il suo “eccomi”, Maria si realizza come DONO di Dio all’Umanità e dà inizio a quell’Amore Reciproco che Gesù avrebbe lasciato ai suoi seguaci come il “suo e nuovo” Comandamento.

 

2/ Luca (2, 19) dice che Maria, alla nascita di Gesù a Betlemme, osservando ciò che accadeva attorno a Lei, “SERBAVA TUTTE QUESTE COSE MEDITANDOLE NEL SUO CUORE” = facendole proprie … lasciandosi “plasmare” e  “fortificare” da Lui.

Maria era estasiata/meravigliata per ciò che vedeva e “serbava” tutto nel suo cuore … specie DIO che è il TUTTO per eccellenza.

Ecco, Maria metteva DIO al primo posto, senza dimenticare alcuna delle sue creature, in modo particolare noi uomini, creature dotate di anima, e “viveva” con Dio, il suo Tutto.

Il suo “serbare” non era un semplice “mettere da parte … in custodia” ma tenere “assieme”, in maniera che il suo pensare/essere/agire, fosse tutto di DIO.

 

3/ Alle nozze di Cana (Vangelo di Giovanni 2), sono significative le brevi parole che riassumono la vitalità/lo scopo/la missione di Maria per e verso Gesù: “La madre di lui disse ai servi: “FATE TUTTO QUELLO CHE VI DIRA’”.

Dio, Uno e Trino, Creatore di tutto l’universo, da sempre ha creato Maria come suo Specchio Immacolato e suo “vestito” di presentazione … Ogni cristiano, assieme a Gesù Morto e Risorto, trova al suo fianco Maria Immacolata, lo Specchio e il Vestito di Dio. Per vivere ed essere vero cristiano non possiamo fare a meno di incontrare Maria, “tutta protesa al Suo Gesù”, che ripetutamente e sommessamente ci dice, proprio come alle nozze di Cana ha detto ai servitori: “FATE TUTTO QUELLO CHE VI DIRA’”.

E’ nell’ascolto di Maria che sta il senso della nostra preghiera mariana. Riascoltando continuamente la sua voce: “Fa’ tutto quello che Gesù ti dirà”, ci manteniamo nella giusta condizione di “vivere” il nostro Battesimo, cioè di essere CRISTIANI VERI. Soltanto così potrò esprimere le mie preghiere e richieste.

MARIA è la prima cristiana e noi col Battesimo siamo “immacolatizzati”, ma il fardello del peccato originale ci impedisce di vivere da cristiani. Ecco perché è necessario diventare come Maria “immacolatizzati”: lasciarci fare, plasmare e diventare come Lei,  SPECCHIO e VESTITO di Dio …. Ciò richiede di AMARE CON TUTTO IL CUORE, TUTTA L’ANIMA, TUTTA LA MENTE E TUTTE LE FORZE DIO. Solo così il nostro umano pesante è messo da parte e il DIVINO, l’IMMACOLATEZZA del Battesimo, viene fuori … Ma è necessario IMITARE Maria.  

 

4/ Nel Vangelo di Luca (8, 21) leggiamo: “Gesù rispose loro: “Mia madre e i miei fratelli sono quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica”. Con queste parole Gesù afferma che ognuno di noi ha la possibilità di diventare come “sua Madre e i suoi fratelli”, di entrare cioè a far parte della Sua Famiglia! Di conseguenza, prima ancora di cercare di essere un vero cristiano, devo fare tutta la mia parte per vivere e “imitare” la Madre di Gesù … Come? Lo abbiamo già detto: “serbando e meditando” le Sue Parole, che sono LUI STESSO!

Da ciò nasce il bisogno impellente di capire e di vivere MARIA, assumendo Lei come propria Madre Casalinga e Badante. E’ tutta questione di cuore e di volontà … non di parole e di preghiere, ma di aspirazione e desideri dell’anima.

Quando devo confrontarmi con un fratello/sorella, subito, immediatamente, devo trovare la sintonia spirituale con Maria, la Madre Gesù, e non dimenticare di dirle semplicemente, come vero figlio alla propria mamma: “Dammi una mano, aiutami, sii Tu a parlare e a dire le parole che Tu stessa diresti, se fossi al mio posto …”.

 

5/     In Giovanni (19, 6) leggiamo che sulla Croce “Gesù vide sua madre e accanto a lei il discepolo preferito. Allora disse a sua madre. . Poi al discepoli: .

La Madre Chiesa ha sempre insegnato che in Giovanni siamo rappresentati tutti noi e quindi ognuno deve prendere con sé  -  a casa sua  -  Maria come Madre e comportarsi come il piccolo Gesù, sempre in ascolto … in Dio, col Padre e lo Spirito Santo. Con Maria a fianco quotidianamente, per amore o per forza, avremo la capacità di ascoltare la Voce della Coscienza, che col Battesimo è iniziata in ciascuno di noi!

Se Maria è con me … ed io sono con Lei, quale diavolo potrà pervertirmi? Maria è Colei che è stata designata a fare fuggire il demonio della tentazione e della perversione.

 



 

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Messaggio Cristiano
Udienza generale, 2O Settembre

Catechesi. La passione per l’evangelizzazione: lo zelo apostolico del credente. 21. San Daniele Comboni, apostolo per l’Africa e profeta della missione

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Nel cammino di catechesi sulla passione evangelizzatrice, cioè lo zelo apostolico, oggi ci soffermiamo oggi sulla testimonianza di San Daniele Comboni. Egli è stato un apostolo pieno di zelo per l’Africa. Di quei popoli scrisse: «si sono impadroniti del mio cuore che vive soltanto per loro» (Scritti, 941), «morirò con l’Africa sulle mie labbra» (Scritti, 1441). È bello! … E a loro si rivolse così: «il più felice dei miei giorni sarà quello in cui potrò dare la vita per voi» (Scritti, 3159). Questa è l’espressione di una persona innamorata di Dio e dei fratelli che serviva in missione, a proposito dei quali non si stancava di ricordare che «Gesù Cristo patì e morì anche per loro» (Scritti, 2499; 4801).

Lo affermava in un contesto caratterizzato dall’orrore della schiavitù, di cui era testimone. La schiavitù “cosifica” l’uomo, il cui valore si riduce all’essere utile a qualcuno o a qualcosa. Ma Gesù, Dio fatto uomo, ha elevato la dignità di ogni essere umano e ha smascherato la falsità di ogni schiavitù. Comboni, alla luce di Cristo, prese consapevolezza del male della schiavitù; capì, inoltre, che la schiavitù sociale si radica in una schiavitù più profonda, quella del cuore, quella del peccato, dalla quale il Signore ci libera. Da cristiani, dunque, siamo chiamati a combattere contro ogni forma di schiavitù. Purtroppo, però, la schiavitù, così come il colonialismo, non è un ricordo del passato, purtroppo. Nell’Africa tanto amata da Comboni, oggi dilaniata da molti conflitti, «dopo quello politico, si è scatenato (…) un “colonialismo economico”, altrettanto schiavizzante (…). È un dramma davanti al quale il mondo economicamente più progredito chiude spesso gli occhi, le orecchie e la bocca». Rinnovo dunque il mio appello: «Basta soffocare l’Africa: non è una miniera da sfruttare o un suolo da saccheggiare» (Incontro con le Autorità, Kinshasa, 31 gennaio 2023).

E torniamo alla vicenda di San Daniele. Trascorso un primo periodo in Africa, dovette lasciare la missione per motivi di salute. Troppi missionari erano morti dopo aver contratto malattie, complice la poca conoscenza della realtà locale. Tuttavia, se altri abbandonavano l’Africa, non così Comboni. Dopo un tempo di discernimento, avvertì che il Signore gli ispirava una nuova via di evangelizzazione, che lui sintetizzò in queste parole: «Salvare l’Africa con l’Africa» (Scritti, 2741s). È un’intuizione potente, niente di colonialismo, in questo: è un’intuizione potente che contribuì a rinnovare l’impegno missionario: le persone evangelizzate non erano solo “oggetti”, ma “soggetti” della missione. E San Daniele Comboni desiderava rendere tutti i cristiani protagonisti dell’azione evangelizzatrice. E con quest’animo pensò e agì in modo integrale, coinvolgendo il clero locale e promuovendo il servizio laicale dei catechisti. I catechisti sono un tesoro della Chiesa: i catechisti sono coloro che vanno avanti nell’evangelizzazione. Concepì così anche lo sviluppo umano, curando le arti e le professioni, favorendo il ruolo della famiglia e della donna nella trasformazione della cultura e della società. E quanto è importante, anche oggi, far progredire la fede e lo sviluppo umano dall’interno dei contesti di missione, anziché trapiantarvi modelli esterni o limitarsi a uno sterile assistenzialismo! Né modelli esterni né assistenzialismo. Prendere dalla cultura dei popoli la strada per fare l’evangelizzazione. Evangelizzare la cultura e inculturare il Vangelo: vanno insieme.

La grande passione missionaria di Comboni, tuttavia, non è stata principalmente frutto di impegno umano: egli non fu spinto dal suo coraggio o motivato solo da valori importanti, come la libertà, la giustizia e la pace; il suo zelo è nato dalla gioia del Vangelo, attingeva all’amore di Cristo e portava all’amore per Cristo! San Daniele scrisse: «Una missione così ardua e laboriosa come la nostra non può vivere di patina, di soggetti dal collo storto pieni di egoismo e di sé stessi, che non curano come si deve la salute e conversione delle anime». Questo è il dramma del clericalismo, che porta i cristiani, anche i laici, a clericalizzarsi e a trasformarli – come dice qui – in soggetti dal collo storto pieni di egoismo. Questa è la peste del clericalismo. E aggiunse: «bisogna accenderli di carità, che abbia la sua sorgente da Dio, e dall’amore di Cristo; e quando si ama davvero Cristo, allora sono dolcezze le privazioni, i patimenti e il martirio» (Scritti, 6656). Il suo desiderio era quello di vedere missionari ardenti, gioiosi, impegnati: missionari – scrisse – «santi e capaci. […] Primo: santi, cioè alieni dal peccato e umili. Ma non basta: ci vuole carità che fa capaci i soggetti» (Scritti, 6655). La fonte della capacità missionaria, per Comboni, è dunque la carità, in particolare lo zelo nel fare proprie le sofferenze altrui.

La sua passione evangelizzatrice, inoltre, non lo portò mai ad agire da solista, ma sempre in comunione, nella Chiesa. «Io non ho che la vita da consacrare alla salute di quelle anime – scrisse – ne vorrei avere mille per consumarle a tale scopo» (Scritti, 2271).

Fratelli e sorelle, San Daniele testimonia l’amore del buon Pastore, che va a cercare chi è perduto e dà la vita per il gregge. Il suo zelo è stato energico e profetico nell’opporsi all’indifferenza e all’esclusione. Nelle lettere richiamava accoratamente la sua amata Chiesa, che per troppo tempo aveva dimenticato l’Africa. Il sogno di Comboni è una Chiesa che fa causa comune con i crocifissi della storia, per sperimentare con loro la risurrezione. Io, in questo momento, vi do un suggerimento. Pensate ai crocifissi della storia di oggi: uomini, donne, bambini, vecchi che sono crocifissi da storie di ingiustizia e di dominazione. Pensiamo a loro e preghiamo. La sua testimonianza sembra ripetere a tutti noi, uomini e donne di Chiesa: “Non dimenticate i poveri, amateli, perché in loro è presente Gesù crocifisso, in attesa di risorgere”. Non dimenticate i poveri: prima di venire qui, ho avuto una riunione con legislatori brasiliani che lavorano per i poveri, che cercano di promuovere i poveri con l’assistenza e la giustizia sociale. E loro non dimenticano i poveri: lavorano per i poveri. A voi dico: non dimenticatevi dei poveri, perché saranno loro ad aprirvi la porta del Cielo.

Papa Francesco