Testimoni del nostro tempo


Sonam Shaikh

Da musulmana a cristiana: Ho scoperto l´amore di Gesù, a Lui dono tutto

INDIA

 

Una giovane indiana, Sonam Shaikh, ha scelto di convertirsi al cristianesimo dopo aver partecipato alla messa di Natale. “In quel momento tutto mi ha affascinata”. Da quel primo stupore che le ha riempito il cuore di gioia, la ragazza ha intrapreso il percorso dell’Iniziazione. La testimonianza del suo cammino verso il battesimo.

Mumbai (AsiaNews) – “Non avrei mai immaginato che ascoltando il Vangelo durante la messa di mezzanotte, sarebbe iniziato il mio viaggio nella fede cattolica”. Lo dice Sonam Shaikh, figlia di padre musulmano e madre indù, costretta a convertirsi all’islam per sposare il marito. La giovane indiana è nata a Calcutta il 20 maggio 1989, ma ha vissuto gli anni dell’infanzia in Nepal, dove il padre si era traferito per lavoro. È ritornata in India nel 1996, in seguito si è laureata in Commercio e ha conseguito un diploma post-laurea in Ospitalità e Aviazione.

 

Il momento della “svolta” è avvenuto nel 2011, quando un collega ha invitato Sonam a partecipare alla messa della notte di Natale. La ragazza, che non era mai entrata in una chiesa, sente che in quel momento qualcosa dentro di lei cambia: “Subito ho iniziato ad amare questo Dio potente”.

 

Di seguito la testimonianza di Sonam, che ha intrapreso il rito dell’Iniziazione cristiana per gli adulti (Traduzione a cura di AsiaNews).

 

Nel 2011, durante la mia carriera professionale, ho incontrato un ragazzo cattolico che mi ha invitato alla messa della notte di Natale. Da musulmana, nei precedenti 22 anni di vita non avevo mai visitato una chiesa cattolica, non avevo mai assistito ad una messa e non conoscevo nulla della fede cristiana. Perciò ho accettato di buon grado il suo invito alla messa di Natale, pensando che fosse un evento sociale e culturale.

 

Tutto mi ha affascinata, è stata un’esperienza meravigliosa e magica il solo fatto di essere presente alla messa nel momento in cui entrava la lunga processione dei sacerdoti nelle loro vesti, i ministranti…tutti mi hanno riempito di stupore.

 

Mentre la messa proseguiva, io non ero preparata a questa magnificenza. Il sacerdote è emerso e ha iniziato a leggere il racconto della nascita di Cristo (solo dopo ho saputo che quello che leggeva si chiama Vangelo). È stato come un fulmine, sentire della Vergine che concepisce per opera dello Spirito Santo, il canto degli angeli, Dio che è nato.

 

Questo andava oltre ogni possibile immaginazione. Questo Dio è così potente, che tutto muove con il suo Verbo. Il potere di Dio ha scatenato dentro di me un intenso desiderio di conoscerlo, e io immediatamente ho iniziato ad amare questo Dio potente. Fu un’esperienza che è impressa nella mia memoria, perché quello è stato il primo passo verso l’abbraccio della fede cristiana.

 

Così è nato il mio desiderio di seguire questa fede, ed è per questo che mi trovo qui, nel programma Rcia [rito dell’Iniziazione cristiana per gli adulti – ndt].

 

Il programma Rcia è stata un’esperienza davvero utile e positiva. Io pensavo che ci avrebbero solo insegnato le preghiere e a leggere la Bibbia (la parola di Dio), ma non è stato solo questo. Io credevo inoltre che il mio amore per Cristo e il percorso con lui fosse un’esperienza privata.

 

Invece attraverso il rito dell’Iniziazione cristiana, ho realizzato che questa esperienza deve essere condivisa con gli altri. La mia venerazione per il Signore è cresciuta più forte e profonda. Mentre leggevo la parola di Dio e avevo un continuo dialogo con lui, questa è diventata una parte molto importante nella mia vita.

 

L’impegno, la durata e il sostegno di tutto il gruppo dell’Rcia hanno anche fatto maturare il mio amore per la fede. Queste persone servono in modo infaticabile per dare a noi la buona novella.

 

Qui di seguito indico qualche esperienza del mio percorso nel programma Rcia:

 

Il primo ritiro della mia vita

 

Dove io ho imparato quanto Gesù ci ama e continua ad amarci. Egli è stato umiliato, ha sofferto, ha versato il suo sangue per la salvezza del mondo intero. Ho imparato ad essere più indulgente, avere compassione ed essere in grado di condividere le mie esperienze.

 

In questo modo sono più vicina a Dio, alla mia famiglia, amici, vicini e qualunque altra persona. La mia fede è cresciuta più forte in Dio, nel sentiero di Dio per me e per gli altri. Quanta riconoscenza, quanto sono grata per questo. Io vedo e sento in maniera differente grazie alle mie letture e riflessioni sulle Scritture e la vita di Dio.

 

Ringrazio il gruppo Rcia per aver reso questo ritiro un’esperienza così significativa.

 

Il rito dell’Ammissione

 

Questo è stato il primo rito effettuato in Chiesa dopo la messa. Noi siamo stati gradualmente introdotti agli aspetti della religione cattolica e alle sue pratiche. Io ho realizzato e compreso quanto Dio significasse per me e quanto la relazione con lui mi avesse resa più forte.

 

Quando mi sono ritrovata di fronte all’altare per la prima volta, per me è stato il piacere più grandioso che un essere umano possa mai sperimentare. Io ero piena di gioia quando siamo stati introdotti in parrocchia, e abbiamo ricevuto la benedizione del Padre e tutti pregavano per noi.

 

Rito dell’Elezione

 

Il rito dell’Elezione è lo stadio che precede la ricezione del sacramento dell’Iniziazione (Battesimo, Eucaristia e Confermazione).

 

Con il rito dell’Elezione si conclude il periodo del Catecumenato. Questo rito coincide con la prima domenica di Quaresima alla presenza del vescovo. Egli scrive i nostri nomi nel libro degli eletti.

 

Il momento in cui ho ricevuto la benedizione del vescovo è stato uno dei momenti di maggior orgoglio nella nella mia vita.

 

Ora noi catecumeni siamo orgogliosi di essere chiamati eletti o illuminandi (coloro che saranno illuminati). Questo è l’inizio del periodo di purificazione e illuminazione in quanto eletti. Non vedo l’ora che arrivi il momento dei tre scrutini, che si svolgeranno nella terza, quarta e quinta domenica di Quaresima.

 

Mentre mi avvicino alla celebrazione della Pasqua (impaziente di essere battezzata e ricevere il corpo e il sangue di Cristo), io prego per me e per tutti di essere fedeli e leali al nostro Signore.

 

La lavanda dei piedi, il momento che più mi ha toccato il cuore ed emozionato in questo percorso

 

L’intero atto suggerisce che dobbiamo essere orgogliosi di chi siamo e di quello che abbiamo. Ma dobbiamo essere anche umili e modesti. Dobbiamo abbandonare l’egoismo, l’orgoglio e l’amore smisurato di sé.

 

Alla fine io sono rimasta senza parole e i miei occhi erano pieni di lacrime perché questo è stato il sentimento più umile che io abbia mai provato.

 

Inoltre noi candidati siamo stati benedetti per aver potuto lavare i piedi dei nostri animatori. Questo senso di soddisfazione ha cambiato la nostra visione gli uni degli altri.

 

Questo dimostra l’amore e la cura per gli altri.

“Prego affinchè dopo il nostro battesimo possiamo rimanere leali e devoti a Cristo nostro Signore”.

Abbandono tutto a Gesù, a Lui dono tutto.

 

 



 

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Messaggio Cristiano
UDIENZA GENERALE Aula Paolo VI -Mercoledì, 21 gennaio 2026

Catechesi. I Documenti del Concilio Vaticano II. Costituzione dogmatica Dei Verbum. 2. Gesù Cristo rivelatore del Padre

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Proseguiamo le catechesi sulla Costituzione dogmatica Dei Verbum del Concilio Vaticano II, sulla divina Rivelazione. Abbiamo visto che Dio si rivela in un dialogo di alleanza, nel quale si rivolge a noi come ad amici. Si tratta dunque di una conoscenza relazionale, che non comunica solo idee, ma condivide una storia e chiama alla comunione nella reciprocità. Il compimento di questa rivelazione si realizza in un incontro storico e personale nel quale Dio stesso si dona a noi, rendendosi presente, e noi ci scopriamo conosciuti nella nostra verità più profonda. È ciò che è accaduto in Gesù Cristo. Dice il Documento che l’intima verità sia di Dio che della salvezza dell’uomo risplende a noi in Cristo, che è insieme il mediatore e la pienezza di tutta la rivelazione (cfr DV, 2).

Gesù ci rivela il Padre coinvolgendoci nella propria relazione con Lui. Nel Figlio inviato da Dio Padre «gli uomini […] possono presentarsi al Padre nello Spirito Santo e sono fatti partecipi della natura divina» (ibid.). Giungiamo dunque alla piena conoscenza di Dio entrando nella relazione del Figlio col Padre suo, in virtù dell’azione dello Spirito. Lo attesta ad esempio l’evangelista Luca quando ci racconta la preghiera di giubilo del Signore: «In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: “Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo”» (Lc 10,21-22).

Grazie a Gesù conosciamo Dio come siamo da Lui conosciuti (cfr Gal 4,9; 1Cor 13,13). Infatti, in Cristo, Dio ci ha comunicato sé stesso e, allo stesso tempo, ci ha manifestato la nostra vera identità di figli, creati a immagine del Verbo. Questo «Verbo eterno illumina tutti gli uomini» (DV, 4) svelando la loro verità nello sguardo del Padre: «Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà» (Mt 6,4.6.8), dice Gesù; e aggiunge che «il Padre conosce le nostre necessità (cfr Mt 6,32). Gesù Cristo è il luogo in cui riconosciamo la verità di Dio Padre mentre ci scopriamo conosciuti da Lui come figli nel Figlio, chiamati allo stesso destino di vita piena. Scrive San Paolo: «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, […] perché ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: “Abbà! Padre!”» (Gal 4,4-6).

Infine, Gesù Cristo è rivelatore del Padre con la propria umanità. Proprio perché è il Verbo incarnato che abita tra gli uomini, Gesù ci rivela di Dio con la propria vera e integra umanità: «Perciò egli – dice il Concilio –, vedendo il quale si vede il Padre (cfr Gv 14,9), con tutta la sua presenza e manifestazione, con le parole e le opere, con i segni e i miracoli, e soprattutto con la sua morte e gloriosa risurrezione dai morti, e infine con l’invio dello Spirito di verità, completa, compiendola, la rivelazione» (DV, 4). Per conoscere Dio in Cristo dobbiamo accogliere la sua umanità integrale: la verità di Dio non si rivela pienamente dove si toglie qualcosa all’umano, così come l’integrità dell’umanità di Gesù non diminuisce la pienezza del dono divino. È l’umano integrale di Gesù che ci racconta la verità del Padre (cfr Gv 1,18).

A salvarci e a convocarci non sono soltanto la morte e la risurrezione di Gesù, ma la sua persona stessa: il Signore che s’incarna, nasce, cura, insegna, soffre, muore, risorge e rimane fra noi. Perciò, per onorare la grandezza dell’Incarnazione, non è sufficiente considerare Gesù come il canale di trasmissione di verità intellettuali. Se Gesù ha un corpo reale, la comunicazione della verità di Dio si realizza in quel corpo, col suo modo proprio di percepire e sentire la realtà, col suo modo di abitare il mondo e di attraversarlo. Gesù stesso ci invita a condividere il suo sguardo sulla realtà: «Guardate gli uccelli del cielo – dice –: non seminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro?» (Mt 6,26).

Fratelli e sorelle, seguendo fino in fondo il cammino di Gesù, giungiamo alla certezza che nulla ci potrà separare dall’amore di Dio: «Se Dio è per noi – scrive ancora San Paolo –, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, […] non ci donerà forse ogni cosa insieme a Lui?» (Rm 8,31-32). Grazie a Gesù, il cristiano conosce Dio Padre e si abbandona con fiducia a Lui.

LEONE XIV