Martedý 18 Giugno 2024
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Le mie riflessioni


Il dono ... suggello d'amore

"L´amore è la più potente forza del mondo: scatena, attorno a chi lo vive, la pacifica rivoluzione cristiana" CL

Dio ci vede sempre nuovi. Il suo sguardo di bontà ci vede per il bene che possiamo fare, prima di giudicarci per il male che abbiamo fatto.

Conosce il nostro cuore e ci dà l’ispirazione per fare il bene.

Ecco perché Dio crede in noi e ci dà ogni giorno nuove possibilità.

Guarda il nostro ricominciare e non le nostre cadute.

Ci vede attraverso il prisma dell’amore, che rifrange la sua luce attraverso di noi per raggiungere gli altri.

Per questo motivo, dobbiamo agire allo stesso modo verso i nostri fratelli e sorelle.

Dobbiamo guardare a ciascuno di loro con bontà, senza riserve, senza alcun residuo degli errori commessi.

Credendo che siano capaci, proprio come noi, di ricominciare.

Apolonio Carvalho Nascimento

 

 

Uomini e donne con il fuoco dentro.


       Forse voi vi domanderete perché la terra non è ancora diventata un gelido deserto, un pianeta morto.
      Forse vi domanderete come sia possibile con tutto quello che succede, con tutto quello che si dice, con tutto quello che si teme, che ancora i figli degli uomini continuano a vivere e dare alla luce dei bambini e ci sia persino qualcuno, che sulla terra, canta, danza e fa festa. 
       La ragione per cui l’umanità continua ad essere viva invece che scomparire totalmente è il fatto che esiste gente che ha il fuoco dentro, uomini e donne che hanno dentro il fuoco e percorrono la terra regalando luce, calore e gioia.
      Uomini e donne con il fuoco dentro decidono presto e non inducono ai ripensamenti. Il fuoco acceso in loro è ardore che li persuade a consumarsi, non si bloccano nell'incertezza, non dicono “ti seguirò prima però... ti seguirò promettimi però di avere anche altri legami e altri irrinunciabili punti di riferimento”.
        Non stanno a calcolare quanto costi lasciarsi divorare dal fuoco che arde dentro. Hanno come la persuasione che solo così vale la pena di vivere, consumandosi per fare luce.
       Uomini e donne col fuoco dentro hanno una riserva inesauribile di fiducia e di gioia, non si lasciano prendere dalla tristezza, non si lasciano abbattere dalle avversità, non si ripiegano a lamentarsi dei torti e delle incomprensioni, delle critiche e delle resistenze, hanno un fuoco dentro che li rende ardenti, lieti.
        A qualcuno sembrano ingenui ma in verità sono più saggi e lungimiranti di quelli che li criticano stando seduti nella comodità del qualunquismo e nella pigrizia rinunciataria.
        A volte sembrano dei sognatori temerari che non vedono le difficoltà e i pericoli delle loro imprese, ma in verità sono più realisti e concreti di quelli che calcolano e diffidano. Sono infatti persuaso che quello che rende la vita degna di essere vissuta è che diventi un dono senza risparmio, che sia tutta avvolta da un amore che la faccia risplendere, tutta consegnata per una missione. 
      Uomini e donne con il fuoco dentro sono contagiosi, aggregano persone e risorse, trasmettono qualche cosa che è come una vocazione, una chiamata ad ardere dello stesso fuoco, a dedicarsi alla stessa missione.
      Se c’è qualche cosa che li addolora è di vedere gente spenta, che vive senza amare la vita, che vive senza essere viva, che vive la vita come un rassegnato tirare avanti, senza una speranza da coltivare, senza una missione da compiere. 

Loro hanno il fuoco dentro e si consumano per accendere chi è spento.
Gli uomini e le donne con il fuoco dentro vivono di fede, non di calcoli.

           Vivono di fede come se avessero una visione luminosa di quello che gli occhi degli increduli non sanno vedere.
         Vivono di fede come se avessero ricevuto confidenze più persuasive delle dimostrazioni. Vivono di fede come se avessero un interlocutore per cui vale la pena di lasciare tutto per seguirlo, anche senza sapere bene dove ci vuole condurre.
         Vivono di fede e stanno in piedi, non si vendono a nessun padrone, non adorano nessun idolo, non si inchinano a nessuna potenza mondana. Costruiscono la loro vita sul fondamento di ciò che si spera e sulla fede che è prova di ciò che non si vede.
        Ho conosciuto uomini e donne con il fuoco dentro e la loro vita, la loro testimonianza, non è una stranezza nella storia del mondo, è invece una provocazione, e per chi li ha conosciuti una responsabilità, un invito a lasciarsi contagiare.

Come si può, infatti, avvicinarsi al fuoco senza bruciare? 


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a portare il fuoco sulla terra;
 e come vorrei che fosse già acceso!

(Vangelo di Luca 12, 49)

L'amore è fiamma che arde accompagnata dal desiderio di ardere di più,
simile in ciò alla fiamma del fuoco naturale

( Cantico Spirituale B - S.Giovanni della Croce)

Amare concretamente

[…] Questo amore poi non è fatto solo di parole o di sentimenti, è concreto. Esige che ci si faccia uno con gli altri, che si viva, in certo modo, l'altro nelle sue sofferenze e nelle sue gioie per capirlo per poterlo servire e aiutare concretamente, efficacemente.

Chiara Lubich

 

"Amare l’altro per primo"!

Per amare, il cristiano deve fare come Dio: non attendersi di essere amato, ma amare «per primo». E poiché non può fare questo verso Dio, perché Dio ama sempre per primo, il cristiano lo attua con il prossimo.

C.L.

 

*RISPETTARE IL CREATO*

Tutta la creazione merita la nostra attenzione e cura, per la sua protezione e miglioramento.
Noi siamo parte di essa e non possiamo ferirla senza ferirci. Allo stesso modo, tutto il bene che le facciamo ricade su di noi.
Attraverso la creazione ci rapportiamo con il Creatore. Sin dall'infinitamente immenso e sconosciuto all'infinitamente piccolo e impercettibile: in tutto sta la sua gloria, contemplata da tutti ma raggiungibile solo da chi penetra nei suoi misteri con rispetto e venerazione.
Possiamo beneficiare di tutti i suoi doni gratuitamente ma non possiamo impadronirci di niente perché da essa siamo venuti e ad essa ritorneremo. E questa è una verità che tutti noi conosciamo.

Apolonio Carvalho Nascimento

 

L'umiltà deve essere la nostra maestra, in modo che non ci poniamo come maestri degli altri.
Quando facciamo le cose per amore, con l'intenzione di servire gli altri, anche se si tratta d'insegnamento di competenze specializzate, continuiamo a vivere e a testimoniare l'umiltà, perché chi ama non è orgoglioso. L'aiuto che diamo ai bisognosi ha il suo valore misurato in base all'umiltà.
Infatti, anche se distribuissi tutti i miei beni per aiutare i bisognosi, anche se dessi il mio corpo alle fiamme, se non avessi l'amore, tutto ciò sarebbe inutile. (Cf 1Cor 13,3)
Il vero amore ci rende umili.

 

Cerchiamo di riprodurre nei nostri cuori il riflesso dell’amore di Dio, perché solo l’amore reciproco è in grado di creare uno spirito di famiglia in tutti gli ambienti in cui viviamo.

ove già esiste, cerchiamo di rafforzare e ravvivare la fiamma dell’amore; dove non esiste, cerchiamo di portare l’atmosfera di famiglia vivendo la frase di Giovanni della Croce: “Dove non c’è amore, metti amore e troverai amore”.

Ogni amore emana da Dio, che è carità suprema. Ma Lui ci ha resi capaci di amare a sua somiglianza. Non saremo mai perfetti, ma possiamo essere un riflesso del Suo amore e andare nel mondo creando ovunque uno spirito di famiglia.

 

Chiunque voglia davvero il bene dell’altro, fa di tutto perché quel bene accada. Non lo dice solo con le parole, ma con gesti concreti.

Per il bene dell’altro, io aiuto, consiglio, oriento, insegno, correggo e, soprattutto, do l’esempio.

Perché accada il bene dell’altro, io prego per lui, mi sacrifico, rinuncio ai miei attaccamenti, mi “faccio uno” con lui in tutto tranne nel peccato, perché devo essere una testimonianza coerente per lui.

L’altro non è anonimo, non è un concetto, è una persona. È colui che si trova accanto a me nel momento presente, che incrocia il mio cammino per la strada, nel traffico, al supermercato. É il vicino della porta accanto, il capo, il subalterno. Sono tutte le persone che incontro. Desiderare il bene di tutti e di ciascuno in particolare.

Volere per l’altro il bene che desidero per me stesso.

Apolonio Carvalho Nascimento

 

Per vivere la parola dobbiamo lasciarci amare da Dio.

Infatti il primo posto nel Vangelo non spetta alla morale, ma alla fede, che è una storia d’amore con Dio, uno stringersi a Lui come un bambino si stringe al petto della mamma e non la lascia andare, perché ha sperimentato che è lì la sua vita.

Ecco le parole di Gesù: “Se uno mi ama, osserverà le mie parole e il Padre mio lo amerà, noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui”: ed ecco la storia d’amore!

Perché vivere la Parola non si riduce a osservare dei comandamenti, ma è vita di Dio che germoglia in continuazione; vita che crea, genera, apre cuori, orizzonti e illumina passi e cammini.

Infatti ogni parola vissuta è effusione dello Spirito, fuoco che brucia, vento che non si ferma mai, ardore che si rinnova.

Con certezza tutti per lo meno qualche volta ne abbiamo fatto l’esperienza.

Nell’incanto della Parola vissuta, ci siamo riscoperti pieni di pace, di gioia e di luce che, anche senza accorgercene, abbiamo irradiato intorno a noi.

Ancora, un’altra esperienza concreta di chi vive la Parola è riscoprirsi una persona sorridente, libera e spensierata: sembra che non ci si accorga del tempo che passa.

E non è per caso; infatti la Parola ci immerge nell’eternità.

E così la storia d’amore continua!

 

Dare coraggio

Come la gioia e la serenità, anche il coraggio è contagioso e chi ha la grazia di avere per amico un coraggioso, mai sarà sopraffatto dai momenti difficili e dalle difficoltà.

Perché il coraggioso non si arrende mai, convinto che di solito è l’ultima chiave del mazzo che apre la porta.

L’essere coraggioso e quindi incoraggiare gli altri diventa così un vero atto di fede, perché è un credere profondamente che siamo nelle mani di Dio.

Come dice il Deuteronomio: “Il Signore stesso cammina davanti te; Egli sarà con te, non ti lascerà e non ti abbandonerà; non temere e non perderti d’animo” (31,8).

Tutto infatti è nelle mani di Dio.

Così niente può impedire al sole di sorgere di nuovo, neppure la notte più scura, perché oltre la nera cortina della notte c’è sempre un’alba che ci aspetta.

È per questo che qualunque cosa pensiamo di fare o qualunque sogno che sogniamo di realizzare, dobbiamo sempre iniziarlo con serenità, perché è l’audacia degli inizi che fa nascere in noi genialità e forza e che fa crescere il nostro essere coraggiosi ed insieme il dare coraggio agli altri.

Buddha ha veramente dei momenti di grande saggezza: “Gli sciocchi aspettano il giorno fortunato, ma ogni giorno è fortunato per chi ha coraggio e si da da fare”.

Il coraggio infatti lo si trova e lo si fa crescere quando ci si mette a cammino; basta dare un piccolo raggio di speranza per incoraggiare gli altri a provarci ancora; a dissetarsi di coraggio non lasciandosi morire di sete.

Ricordate Gesù Risorto che appare a Pietro e agli apostoli che erano andati a pescare e che non avevano preso niente tutta la notte. Ma al suo invito: “Provateci di muovo”, col coraggio della fede: “...non riuscivano più a tirare su le reti per la grande quantità di pesci”.

Guardate; è proprio così.

Le delusioni fanno parte della vita; anzi hanno un grande vantaggio, perché ricordandoci che siamo umani, il non lasciarci abbattere diventa la spinta decisiva per raggiungere gli orizzonti che stiamo sognando.

Soprattutto perché la fede ci dice che non contiamo sulle nostre deboli forze, ma sulla presenza di Qualcuno che cammina sempre con noi in varie forme, e sempre ci invita a... provarci di nuovo.

Ed è questo nostro vivere di coraggio, la spinta più grande per dare coraggio anche agli altri, perché quando vedono che noi ci proviamo sempre di nuovo, anche loro lo faranno.

Veramente coraggio chiama coraggio, come fede chiama fede, come amore chiama amore.

Don Nino Carta

 

“Tante volte molti pensieri ci tormentano considerando ciò che potrà avvenire... Ma «a ciascun giorno basta la sua pena» (Mt 6, 34): domani si volta pagina per la pena di domani! E non c’è mai motivo di turbarci, perché tutto è nelle mani di Dio ed Egli non permetterà che si compia nient’altro che la sua volontà, che è sempre per il nostro bene”.

(Chiara Lubich)

 

*NUTRIRE LA NOSTRA FEDE*

Gesù ha vinto la morte ed è risorto. Ciò dovrebbe bastarci per alimentare la nostra fede, ma noi continuiamo a chiedere altri segni a Dio affinché crediamo. Se qualcuno vive nell'attesa di segni ancora più prodigiosi della resurrezione, costui è morto nella fede.

Il prodigio più grande Dio lo ha già realizzato; adesso tocca a noi: cambiare dalla morte alla vita!
La fede salva, ma si nutre vivendo l'amore a imitazione di Gesù. Cerchiamo di vivere l'amore in modo tale che non ci sia spazio per il rimpianto di non aver amato abbastanza.

 

“Vorrei testimoniare al mondo che Gesù abbandonato ha riempito ogni vuoto, ha illuminato ogni tenebra, ha accompagnato ogni solitudine, ha annullato ogni dolore, ha cancellato ogni peccato”.

(Chiara Lubich)

 

*GUARDARE L'ALTRO CON OCCHI NUOVI*

Per guardare l'altro con occhi nuovi è necessario che io sia sempre rivestito di misericordia, e solo Dio, che è misericordia infinita, mi può dare questa grazia. Posso essere influenzato dall'apparenza, da un giudizio affrettato. Solo un amore misericordioso mi rende capace di vedere l'altro uguale a me, fallibile, vulnerabile e quindi, degno del mio perdono. Se sostituisco giudizio e condanna con amore e misericordia, avrò incoraggiato l'altro a ricominciare senza commettere più gli stessi errori. Che in questa giornata io riesca ad essere un riflesso della misericordia di Dio per guardare ogni persona che mi passi accanto con occhi nuovi.

Apolonio Carvalho Nascimento

 

"Avere fiducia in Dio"!

Certamente noi crediamo, o perlomeno diciamo di voler credere, all’amore di Dio. Tante volte, però […] la nostra fede non è così coraggiosa come dovrebbe essere. […] nei momenti della prova, come nelle malattie o nelle tentazioni. È molto facile che ci facciamo assalire dal dubbio:Ma è proprio vero che Dio mi ama?».

E invece no: non dobbiamo dubitare. Dobbiamo abbandonarci fiduciosamente, senza alcuna riserva, all’amore del Padre.

Dobbiamo superare il buio e il vuoto che possiamo provare abbracciando bene la croce. E buttarci poi ad amare Dio compiendo la sua volontà e ad amare il prossimo.

Se così faremo, sperimenteremo assieme a Gesù la forza e la gioia della risurrezione. Toccheremo con mano quanto sia vero che, per chi crede e si abbandona al suo amore, tutto si trasforma: il negativo diventa positivo; la morte diventa sorgente di vita e dalle tenebre vedremo spuntare una meravigliosa luce».

Chiara Lubich

 

“Soprattutto conservate tra voi una grande carità.” (1Pt 4,8)

Ciò significa che prima di qualunque attività, prima di qualsiasi decisione da prendere, ci deve essere l’amore tra noi, in caso contrario saremo fuori da questa regola.

Questo vale per tutti: in famiglia, tra amici oppure nell’ambiente di lavoro. Se mettiamo l’amore al primo posto tutto si risolve nel migliore dei modi.

Questo è un principio evangelico ma esso si trova anche in altre religioni.

L’amore è nel nostro DNA e metterlo in pratica ci fa vivere il nostro progetto originario come esseri umani, cioè, la nostra somiglianza col nostro Creatore e con Gesù risorto.

Apolonio Carvalho Nascimento

 



 

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Messaggio Cristiano
UDIENZA GENERALE, 12 Giugno 2024

Ciclo di Catechesi. Lo Spirito e la Sposa. Lo Spirito Santo guida il popolo di Dio incontro a Gesù nostra speranza. 3. «Tutta la Scrittura è ispirata da Dio». Conoscere l’amore di Dio dalle parole di Dio.

Cari fratelli e sorelle, buongiorno, benvenuti!

Proseguiamo le catechesi sullo Spirito Santo che guida la Chiesa verso Cristo nostra speranza. Lui è la guida. La volta scorsa abbiamo contemplato l’opera dello Spirito nella creazione; oggi lo vediamo nella rivelazione, di cui la Sacra Scrittura è testimonianza ispirata da Dio e autorevole.

Nella Seconda Lettera di San Paolo a Timoteo è contenuta questa affermazione: «Tutta la Scrittura è ispirata da Dio» (3,16). E un altro passo del Nuovo Testamento dice: «Mossi da Spirito Santo parlarono quegli uomini da parte di Dio» (2 Pt 1,21). Questa è la dottrina dell’ispirazione divina della Scrittura, quella che proclamiamo come articolo di fede nel Credo, quando diciamo che lo Spirito Santo «ha parlato per mezzo dei profeti». L’ispirazione divina della Bibbia.

Lo Spirito Santo, che ha ispirato le Scritture, è anche Colui che le spiega e le rende perennemente vive e attive. Da ispirate, le rende ispiratrici. «Le sacre Scritture ispirate da Dio – dice il Concilio Vaticano II – e redatte una volta per sempre, comunicano immutabilmente la parola di Dio stesso e fanno risuonare nelle parole dei profeti e degli apostoli la voce dello Spirito Santo» (n. 21). In questo modo lo Spirito Santo continua, nella Chiesa, l’azione di Gesù Risorto che, dopo la Pasqua “aprì la mente dei discepoli all’intelligenza delle Scritture” (cfr Lc 24,45).

Può capitare, infatti, che un certo passo della Scrittura, che abbiamo letto tante volte senza particolare emozione, un giorno lo leggiamo in un clima di fede e di preghiera, e allora quel testo improvvisamente si illumina, ci parla, proietta luce su un problema che stiamo vivendo, rende chiara la volontà di Dio per noi in una certa situazione. A che cosa è dovuto questo cambiamento, se non a una illuminazione dello Spirito Santo? Le parole della Scrittura, sotto l’azione dello Spirito, diventano luminose; e in quei casi si tocca con mano quanto è vera l’affermazione della Lettera agli Ebrei: «La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; […]» (4,12).

Fratelli e sorelle, la Chiesa si nutre della lettura spirituale della Sacra Scrittura, cioè della lettura fatta sotto la guida dello Spirito Santo che l’ha ispirata. Al suo centro, come un faro che illumina tutto, c’è l’evento della morte e risurrezione di Cristo, che compie il disegno di salvezza, realizza tutte le figure e le profezie, svela tutti i misteri nascosti e offre la vera chiave di lettura dell’intera Bibbia. La morte e risurrezione di Cristo è il faro che illumina tutta la Bibbia, e illumina anche la nostra vita. L’Apocalisse descrive tutto ciò con l’immagine dell’Agnello che rompe i sigilli del libro “scritto dentro e fuori, ma sigillato con sette sigilli” (cfr 5,1-9), la Scrittura dell’Antico Testamento. La Chiesa, Sposa di Cristo, è interprete autorizzata del testo della Scrittura ispirato, la Chiesa è la mediatrice della sua proclamazione autentica. Poiché la Chiesa è dotata dello Spirito Santo – per questo è interprete –, essa è «colonna e sostegno della verità» (1 Tm 3,15). Perché? Perché è ispirata, tenuta ferma dallo Spirito Santo. E il compito della Chiesa è aiutare i fedeli e quanti cercano la verità a interpretare in modo corretto i testi biblici.

Un modo di fare la lettura spirituale della Parola di Dio è quello che si chiama la lectio divina, una parola che forse non capiamo cosa significa. Consiste nel dedicare un tempo della giornata alla lettura personale e meditativa di un brano della Scrittura. E questo è molto importante: tutti i giorni prenditi un tempo per ascoltare, per meditare, leggendo un passo della Scrittura. E per questo mi raccomando: abbiate sempre un Vangelo tascabile e portatelo nella borsa, nelle tasche… Così quando siete in viaggio o quando siete un po’ liberi lo prendete e leggete… Questo è molto importante per la vita. Prendete un Vangelo tascabile e durante la giornata leggetelo una, due volte, quando capita. Ma la lettura spirituale per eccellenza della Scrittura è quella comunitaria che si fa nella Liturgia, nella Messa. Lì vediamo come un evento o un insegnamento, dato nell’Antico Testamento, trova il suo pieno compimento nel Vangelo di Cristo. E l’omelia, quel commento che fa il celebrante, deve aiutare a trasferire la Parola di Dio dal libro alla vita. Ma l’omelia per questo dev’essere breve: un’immagine, un pensiero e un sentimento. L’omelia non deve andare oltre gli otto minuti, perché dopo con il tempo si perde l’attenzione e la gente si addormenta, e ha ragione. Un’omelia deve essere così. E questo voglio dire ai preti, che parlano tanto, tante volte, e non si capisce di che cosa parlano. Omelia breve: un pensiero, un sentimento e uno spunto per l’azione, per come fare. Non più di otto minuti. Perché l’omelia deve aiutare a trasferire la Parola di Dio dal libro alla vita. E tra le tante parole di Dio che ogni giorno ascoltiamo nella Messa o nella Liturgia delle ore, ce n’è sempre una destinata in particolare a noi. Qualcosa che tocca il cuore. Accolta nel cuore, essa può illuminare la nostra giornata, animare la nostra preghiera. Si tratta di non lasciarla cadere nel vuoto!

Concludiamo con un pensiero che può aiutare a farci innamorare della Parola di Dio. Come certi brani musicali, la Sacra Scrittura ha anch’essa una nota di fondo che l’accompagna dall’inizio alla fine, e questa nota è l’amore di Dio. «Tutta la Bibbia – osserva Sant’Agostino – non fa che narrare l’amore di Dio» [1]. E San Gregorio Magno definisce la Scrittura «una lettera di Dio onnipotente alla sua creatura», come una lettera dello Sposo alla sposa, ed esorta a «imparare a conoscere il cuore di Dio nelle parole di Dio» [2]. «Con questa rivelazione – dice ancora Vaticano II – Dio invisibile, nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi per invitarli ed ammetterli alla comunione con sé» ( Dei Verbum, 2).

Cari fratelli e sorelle, avanti con la lettura della Bibbia! Ma non dimenticate il Vangelo tascabile: portarlo in borsa, nelle tasche e in qualche momento della giornata leggere un passo. E questo vi farà vicinissimi allo Spirito Santo che è nella Parola di Dio. Lo Spirito Santo, che ha ispirato le Scritture e ora spira dalle Scritture, ci aiuti a cogliere questo amore di Dio nelle situazioni concrete della vita. Grazie.

[1] De catechizandis rudibus, I, 8, 4: PL 40, 319.

[2] Registrum Epistolarum, V, 46 (ed. Ewald-Hartmann, pp. 345-346).

Papa Francesco