Le mie riflessioni


Il dono ... suggello d'amore

"L´amore è la più potente forza del mondo: scatena, attorno a chi lo vive, la pacifica rivoluzione cristiana" CL

"Il tempo di Padre Mauro "
di Lucia Valeri Nazari 
 
C'è stato un tempo, nei primi anni Settanta, in cui il convento dei Cappuccini di Savona era diventato il punto di riferimento di tutti i bambini e i ragazzi del quartiere e dell' intera città. Quello era il tempo di Padre Mauro.
Il boschetto del convento si presentava come un bellissimo parco giochi e ovunque risuonavano le risate dei ragazzi che si rincorrevano lungo i viali, volavano sulle altalene, pattinavano nella strepitosa pista voluta proprio da questo vulcanico frate e giocavano a pallone nel campetto. Poi la domenica questo gruppo colorato e festoso animava la Messa con i canti e il pomeriggio si ritrovava nuovamente nel salone attiguo alla Chiesa per trascorrere qualche ora al cinema, perché Padre Mauro, precorrendo i tempi, aveva creato un piccolo cinematografo dove venivano proiettati bellissimi film e cartoni animati. Siamo a febbraio e ricordo bene una straordinaria sfilata di Carnevale. Padre Mauro, ragazzi, bambini di ogni età, genitori, nonni, tutti in maschera per le strade della Villetta. Ho ancora negli occhi i colori dei coriandoli e delle stelle filanti, la gioia di ritrovarsi insieme, ognuno vestito con gli abiti del suo eroe preferito. All' epoca eravamo tutti Zorro, fatine, arlecchini e Biancaneve.
Un giorno Padre Mauro venne mandato a Genova a svolgere la sua missione nel convento sito all' interno dell' Ospedale San Martino e per tutti noi fu molto triste e difficile lasciarlo andare via, ma è stato proprio allora che ha trovato la sua strada. Il Signore lo ha voluto vicino agli ammalati. Credo che sia stato veramente un dono del Cielo la sua presenza in un ospedale così grande e importante per la Liguria intera. Là Padre Mauro ha servito veramente con tutto se stesso Gesù sulla croce, dando conforto ai malati e alle loro famiglie ogni giorno, senza sosta, con dedizione, affetto e fede profonda.
Nonostante i molti impegni riusciva sempre a essere presente per i suoi amici. Personalmente ho davvero tanti ricordi bellissimi dei giorni trascorsi insieme. Mi ha dato la prima comunione ed è stato presente in ogni momento di sofferenza, come la morte dei miei nonni a cui era molto affezionato.
Credo che la mia testimonianza sia una tra le tante delle migliaia di persone che lo hanno avuto vicino come Padre spirituale e come amico.
Pochi giorni fa ha lasciato anche la sua missione all' Ospedale San Martino. Il Signore gli ha chiesto di seguirlo in una nuova Missione, in Cielo. Da lassù potrà pregare per tutti gli ammalati e i poveri del mondo, per i bambini, per le famiglie e essere a Genova, Savona, in ogni posto dove ognuno di noi lo ricorderà.
Faremo tesoro della sua testimonianza. Ora il suo spirito, la sua generosità,la sua gioia di vivere diventeranno un po' nostre e se saremo capaci di proseguire la sua opera, di certo ci benedirà e ci assisterà.
Teneva particolarmente all' allestimento del presepio. Il suo era meraviglioso. Ogni anno a dicembre ci inviava le fotografie. Recentemente aveva anche ricevuto un importante premio genovese per i presepi artigianali. Quanta dedizione, quanta cura metteva nella preparazione del Sepolcro, che sempre si collegava a un messaggio del Vangelo su cui meditare e la sua Chiesa era costantemente decorata con bellissime composizioni floreali.
È difficile lasciare andare Padre Mauro ma è facile ringraziare Dio per avercelo donato in tutti questi anni.
Che il tempo di Padre Mauro sia ancora il nostro tempo a lungo e che la sua preziosa testimonianza non vada perduta.
Ciao Padre Mauro.

 

Dio ci vede sempre nuovi. Il suo sguardo di bontà ci vede per il bene che possiamo fare, prima di giudicarci per il male che abbiamo fatto.

Conosce il nostro cuore e ci dà l’ispirazione per fare il bene.

Ecco perché Dio crede in noi e ci dà ogni giorno nuove possibilità.

Guarda il nostro ricominciare e non le nostre cadute.

Ci vede attraverso il prisma dell’amore, che rifrange la sua luce attraverso di noi per raggiungere gli altri.

Per questo motivo, dobbiamo agire allo stesso modo verso i nostri fratelli e sorelle.

Dobbiamo guardare a ciascuno di loro con bontà, senza riserve, senza alcun residuo degli errori commessi.

Credendo che siano capaci, proprio come noi, di ricominciare.

Apolonio Carvalho Nascimento

 

 

Uomini e donne con il fuoco dentro.


       Forse voi vi domanderete perché la terra non è ancora diventata un gelido deserto, un pianeta morto.
      Forse vi domanderete come sia possibile con tutto quello che succede, con tutto quello che si dice, con tutto quello che si teme, che ancora i figli degli uomini continuano a vivere e dare alla luce dei bambini e ci sia persino qualcuno, che sulla terra, canta, danza e fa festa. 
       La ragione per cui l’umanità continua ad essere viva invece che scomparire totalmente è il fatto che esiste gente che ha il fuoco dentro, uomini e donne che hanno dentro il fuoco e percorrono la terra regalando luce, calore e gioia.
      Uomini e donne con il fuoco dentro decidono presto e non inducono ai ripensamenti. Il fuoco acceso in loro è ardore che li persuade a consumarsi, non si bloccano nell'incertezza, non dicono “ti seguirò prima però... ti seguirò promettimi però di avere anche altri legami e altri irrinunciabili punti di riferimento”.
        Non stanno a calcolare quanto costi lasciarsi divorare dal fuoco che arde dentro. Hanno come la persuasione che solo così vale la pena di vivere, consumandosi per fare luce.
       Uomini e donne col fuoco dentro hanno una riserva inesauribile di fiducia e di gioia, non si lasciano prendere dalla tristezza, non si lasciano abbattere dalle avversità, non si ripiegano a lamentarsi dei torti e delle incomprensioni, delle critiche e delle resistenze, hanno un fuoco dentro che li rende ardenti, lieti.
        A qualcuno sembrano ingenui ma in verità sono più saggi e lungimiranti di quelli che li criticano stando seduti nella comodità del qualunquismo e nella pigrizia rinunciataria.
        A volte sembrano dei sognatori temerari che non vedono le difficoltà e i pericoli delle loro imprese, ma in verità sono più realisti e concreti di quelli che calcolano e diffidano. Sono infatti persuaso che quello che rende la vita degna di essere vissuta è che diventi un dono senza risparmio, che sia tutta avvolta da un amore che la faccia risplendere, tutta consegnata per una missione. 
      Uomini e donne con il fuoco dentro sono contagiosi, aggregano persone e risorse, trasmettono qualche cosa che è come una vocazione, una chiamata ad ardere dello stesso fuoco, a dedicarsi alla stessa missione.
      Se c’è qualche cosa che li addolora è di vedere gente spenta, che vive senza amare la vita, che vive senza essere viva, che vive la vita come un rassegnato tirare avanti, senza una speranza da coltivare, senza una missione da compiere. 

Loro hanno il fuoco dentro e si consumano per accendere chi è spento.
Gli uomini e le donne con il fuoco dentro vivono di fede, non di calcoli.

           Vivono di fede come se avessero una visione luminosa di quello che gli occhi degli increduli non sanno vedere.
         Vivono di fede come se avessero ricevuto confidenze più persuasive delle dimostrazioni. Vivono di fede come se avessero un interlocutore per cui vale la pena di lasciare tutto per seguirlo, anche senza sapere bene dove ci vuole condurre.
         Vivono di fede e stanno in piedi, non si vendono a nessun padrone, non adorano nessun idolo, non si inchinano a nessuna potenza mondana. Costruiscono la loro vita sul fondamento di ciò che si spera e sulla fede che è prova di ciò che non si vede.
        Ho conosciuto uomini e donne con il fuoco dentro e la loro vita, la loro testimonianza, non è una stranezza nella storia del mondo, è invece una provocazione, e per chi li ha conosciuti una responsabilità, un invito a lasciarsi contagiare.

Come si può, infatti, avvicinarsi al fuoco senza bruciare? 


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a portare il fuoco sulla terra;
 e come vorrei che fosse già acceso!

(Vangelo di Luca 12, 49)

L'amore è fiamma che arde accompagnata dal desiderio di ardere di più,
simile in ciò alla fiamma del fuoco naturale

( Cantico Spirituale B - S.Giovanni della Croce)

Amare concretamente

[…] Questo amore poi non è fatto solo di parole o di sentimenti, è concreto. Esige che ci si faccia uno con gli altri, che si viva, in certo modo, l'altro nelle sue sofferenze e nelle sue gioie per capirlo per poterlo servire e aiutare concretamente, efficacemente.

Chiara Lubich

 

"Amare l’altro per primo"!

Per amare, il cristiano deve fare come Dio: non attendersi di essere amato, ma amare «per primo». E poiché non può fare questo verso Dio, perché Dio ama sempre per primo, il cristiano lo attua con il prossimo.

C.L.

 

*RISPETTARE IL CREATO*

Tutta la creazione merita la nostra attenzione e cura, per la sua protezione e miglioramento.
Noi siamo parte di essa e non possiamo ferirla senza ferirci. Allo stesso modo, tutto il bene che le facciamo ricade su di noi.
Attraverso la creazione ci rapportiamo con il Creatore. Sin dall'infinitamente immenso e sconosciuto all'infinitamente piccolo e impercettibile: in tutto sta la sua gloria, contemplata da tutti ma raggiungibile solo da chi penetra nei suoi misteri con rispetto e venerazione.
Possiamo beneficiare di tutti i suoi doni gratuitamente ma non possiamo impadronirci di niente perché da essa siamo venuti e ad essa ritorneremo. E questa è una verità che tutti noi conosciamo.

Apolonio Carvalho Nascimento

 

L'umiltà deve essere la nostra maestra, in modo che non ci poniamo come maestri degli altri.
Quando facciamo le cose per amore, con l'intenzione di servire gli altri, anche se si tratta d'insegnamento di competenze specializzate, continuiamo a vivere e a testimoniare l'umiltà, perché chi ama non è orgoglioso. L'aiuto che diamo ai bisognosi ha il suo valore misurato in base all'umiltà.
Infatti, anche se distribuissi tutti i miei beni per aiutare i bisognosi, anche se dessi il mio corpo alle fiamme, se non avessi l'amore, tutto ciò sarebbe inutile. (Cf 1Cor 13,3)
Il vero amore ci rende umili.

 

Cerchiamo di riprodurre nei nostri cuori il riflesso dell’amore di Dio, perché solo l’amore reciproco è in grado di creare uno spirito di famiglia in tutti gli ambienti in cui viviamo.

ove già esiste, cerchiamo di rafforzare e ravvivare la fiamma dell’amore; dove non esiste, cerchiamo di portare l’atmosfera di famiglia vivendo la frase di Giovanni della Croce: “Dove non c’è amore, metti amore e troverai amore”.

Ogni amore emana da Dio, che è carità suprema. Ma Lui ci ha resi capaci di amare a sua somiglianza. Non saremo mai perfetti, ma possiamo essere un riflesso del Suo amore e andare nel mondo creando ovunque uno spirito di famiglia.

 

Chiunque voglia davvero il bene dell’altro, fa di tutto perché quel bene accada. Non lo dice solo con le parole, ma con gesti concreti.

Per il bene dell’altro, io aiuto, consiglio, oriento, insegno, correggo e, soprattutto, do l’esempio.

Perché accada il bene dell’altro, io prego per lui, mi sacrifico, rinuncio ai miei attaccamenti, mi “faccio uno” con lui in tutto tranne nel peccato, perché devo essere una testimonianza coerente per lui.

L’altro non è anonimo, non è un concetto, è una persona. È colui che si trova accanto a me nel momento presente, che incrocia il mio cammino per la strada, nel traffico, al supermercato. É il vicino della porta accanto, il capo, il subalterno. Sono tutte le persone che incontro. Desiderare il bene di tutti e di ciascuno in particolare.

Volere per l’altro il bene che desidero per me stesso.

Apolonio Carvalho Nascimento

 

Per vivere la parola dobbiamo lasciarci amare da Dio.

Infatti il primo posto nel Vangelo non spetta alla morale, ma alla fede, che è una storia d’amore con Dio, uno stringersi a Lui come un bambino si stringe al petto della mamma e non la lascia andare, perché ha sperimentato che è lì la sua vita.

Ecco le parole di Gesù: “Se uno mi ama, osserverà le mie parole e il Padre mio lo amerà, noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui”: ed ecco la storia d’amore!

Perché vivere la Parola non si riduce a osservare dei comandamenti, ma è vita di Dio che germoglia in continuazione; vita che crea, genera, apre cuori, orizzonti e illumina passi e cammini.

Infatti ogni parola vissuta è effusione dello Spirito, fuoco che brucia, vento che non si ferma mai, ardore che si rinnova.

Con certezza tutti per lo meno qualche volta ne abbiamo fatto l’esperienza.

Nell’incanto della Parola vissuta, ci siamo riscoperti pieni di pace, di gioia e di luce che, anche senza accorgercene, abbiamo irradiato intorno a noi.

Ancora, un’altra esperienza concreta di chi vive la Parola è riscoprirsi una persona sorridente, libera e spensierata: sembra che non ci si accorga del tempo che passa.

E non è per caso; infatti la Parola ci immerge nell’eternità.

E così la storia d’amore continua!

 

Dare coraggio

Come la gioia e la serenità, anche il coraggio è contagioso e chi ha la grazia di avere per amico un coraggioso, mai sarà sopraffatto dai momenti difficili e dalle difficoltà.

Perché il coraggioso non si arrende mai, convinto che di solito è l’ultima chiave del mazzo che apre la porta.

L’essere coraggioso e quindi incoraggiare gli altri diventa così un vero atto di fede, perché è un credere profondamente che siamo nelle mani di Dio.

Come dice il Deuteronomio: “Il Signore stesso cammina davanti te; Egli sarà con te, non ti lascerà e non ti abbandonerà; non temere e non perderti d’animo” (31,8).

Tutto infatti è nelle mani di Dio.

Così niente può impedire al sole di sorgere di nuovo, neppure la notte più scura, perché oltre la nera cortina della notte c’è sempre un’alba che ci aspetta.

È per questo che qualunque cosa pensiamo di fare o qualunque sogno che sogniamo di realizzare, dobbiamo sempre iniziarlo con serenità, perché è l’audacia degli inizi che fa nascere in noi genialità e forza e che fa crescere il nostro essere coraggiosi ed insieme il dare coraggio agli altri.

Buddha ha veramente dei momenti di grande saggezza: “Gli sciocchi aspettano il giorno fortunato, ma ogni giorno è fortunato per chi ha coraggio e si da da fare”.

Il coraggio infatti lo si trova e lo si fa crescere quando ci si mette a cammino; basta dare un piccolo raggio di speranza per incoraggiare gli altri a provarci ancora; a dissetarsi di coraggio non lasciandosi morire di sete.

Ricordate Gesù Risorto che appare a Pietro e agli apostoli che erano andati a pescare e che non avevano preso niente tutta la notte. Ma al suo invito: “Provateci di muovo”, col coraggio della fede: “...non riuscivano più a tirare su le reti per la grande quantità di pesci”.

Guardate; è proprio così.

Le delusioni fanno parte della vita; anzi hanno un grande vantaggio, perché ricordandoci che siamo umani, il non lasciarci abbattere diventa la spinta decisiva per raggiungere gli orizzonti che stiamo sognando.

Soprattutto perché la fede ci dice che non contiamo sulle nostre deboli forze, ma sulla presenza di Qualcuno che cammina sempre con noi in varie forme, e sempre ci invita a... provarci di nuovo.

Ed è questo nostro vivere di coraggio, la spinta più grande per dare coraggio anche agli altri, perché quando vedono che noi ci proviamo sempre di nuovo, anche loro lo faranno.

Veramente coraggio chiama coraggio, come fede chiama fede, come amore chiama amore.

Don Nino Carta

 

“Tante volte molti pensieri ci tormentano considerando ciò che potrà avvenire... Ma «a ciascun giorno basta la sua pena» (Mt 6, 34): domani si volta pagina per la pena di domani! E non c’è mai motivo di turbarci, perché tutto è nelle mani di Dio ed Egli non permetterà che si compia nient’altro che la sua volontà, che è sempre per il nostro bene”.

(Chiara Lubich)

 

*NUTRIRE LA NOSTRA FEDE*

Gesù ha vinto la morte ed è risorto. Ciò dovrebbe bastarci per alimentare la nostra fede, ma noi continuiamo a chiedere altri segni a Dio affinché crediamo. Se qualcuno vive nell'attesa di segni ancora più prodigiosi della resurrezione, costui è morto nella fede.

Il prodigio più grande Dio lo ha già realizzato; adesso tocca a noi: cambiare dalla morte alla vita!
La fede salva, ma si nutre vivendo l'amore a imitazione di Gesù. Cerchiamo di vivere l'amore in modo tale che non ci sia spazio per il rimpianto di non aver amato abbastanza.

 

“Vorrei testimoniare al mondo che Gesù abbandonato ha riempito ogni vuoto, ha illuminato ogni tenebra, ha accompagnato ogni solitudine, ha annullato ogni dolore, ha cancellato ogni peccato”.

(Chiara Lubich)

 

*GUARDARE L'ALTRO CON OCCHI NUOVI*

Per guardare l'altro con occhi nuovi è necessario che io sia sempre rivestito di misericordia, e solo Dio, che è misericordia infinita, mi può dare questa grazia. Posso essere influenzato dall'apparenza, da un giudizio affrettato. Solo un amore misericordioso mi rende capace di vedere l'altro uguale a me, fallibile, vulnerabile e quindi, degno del mio perdono. Se sostituisco giudizio e condanna con amore e misericordia, avrò incoraggiato l'altro a ricominciare senza commettere più gli stessi errori. Che in questa giornata io riesca ad essere un riflesso della misericordia di Dio per guardare ogni persona che mi passi accanto con occhi nuovi.

Apolonio Carvalho Nascimento

 

"Avere fiducia in Dio"!

Certamente noi crediamo, o perlomeno diciamo di voler credere, all’amore di Dio. Tante volte, però […] la nostra fede non è così coraggiosa come dovrebbe essere. […] nei momenti della prova, come nelle malattie o nelle tentazioni. È molto facile che ci facciamo assalire dal dubbio:Ma è proprio vero che Dio mi ama?».

E invece no: non dobbiamo dubitare. Dobbiamo abbandonarci fiduciosamente, senza alcuna riserva, all’amore del Padre.

Dobbiamo superare il buio e il vuoto che possiamo provare abbracciando bene la croce. E buttarci poi ad amare Dio compiendo la sua volontà e ad amare il prossimo.

Se così faremo, sperimenteremo assieme a Gesù la forza e la gioia della risurrezione. Toccheremo con mano quanto sia vero che, per chi crede e si abbandona al suo amore, tutto si trasforma: il negativo diventa positivo; la morte diventa sorgente di vita e dalle tenebre vedremo spuntare una meravigliosa luce».

Chiara Lubich

 

“Soprattutto conservate tra voi una grande carità.” (1Pt 4,8)

Ciò significa che prima di qualunque attività, prima di qualsiasi decisione da prendere, ci deve essere l’amore tra noi, in caso contrario saremo fuori da questa regola.

Questo vale per tutti: in famiglia, tra amici oppure nell’ambiente di lavoro. Se mettiamo l’amore al primo posto tutto si risolve nel migliore dei modi.

Questo è un principio evangelico ma esso si trova anche in altre religioni.

L’amore è nel nostro DNA e metterlo in pratica ci fa vivere il nostro progetto originario come esseri umani, cioè, la nostra somiglianza col nostro Creatore e con Gesù risorto.

Apolonio Carvalho Nascimento

 



 

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Messaggio Cristiano
ANGELUS, 30 Marzo 2025

Testo preparato dal Santo Padre

Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

Nel Vangelo di oggi (Lc 15,1-3.11-32) Gesù si accorge che i farisei, invece di essere contenti perché i peccatori si avvicinano a Lui, si scandalizzano e mormorano alle sue spalle. Allora Gesù racconta loro di un padre che ha due figli: uno se ne va di casa ma poi, finito in miseria, ritorna e viene accolto con gioia; l’altro, il figlio “obbediente”, sdegnato col padre non vuole entrare alla festa. Così Gesù rivela il cuore di Dio: sempre misericordioso verso tutti; guarisce le nostre ferite perché possiamo amarci come fratelli.

Carissimi, viviamo questa Quaresima, tanto più nel Giubileo, come tempo di guarigione. Anch’io la sto sperimentando così, nell’animo e nel corpo. Perciò ringrazio di cuore tutti coloro che, a immagine del Salvatore, sono per il prossimo strumenti di guarigione con la loro parola e con la loro scienza, con l’affetto e con la preghiera. La fragilità e la malattia sono esperienze che ci accomunano tutti; a maggior ragione, però, siamo fratelli nella salvezza che Cristo ci ha donato.

Confidando nella misericordia di Dio Padre, continuiamo a pregare per la pace: nella martoriata Ucraina, in Palestina, Israele, Libano, Repubblica Democratica del Congo e Myanmar, che soffre tanto anche per il terremoto.

Seguo con preoccupazione la situazione in Sud Sudan. Rinnovo il mio appello accorato a tutti i Leader, perché pongano il massimo impegno per abbassare la tensione nel Paese. Occorre mettere da parte le divergenze e, con coraggio e responsabilità, sedersi attorno a un tavolo e avviare un dialogo costruttivo. Solo così sarà possibile alleviare le sofferenze dell’amata popolazione sud-sudanese e costruire un futuro di pace e stabilità.

E in Sudan la guerra continua a mietere vittime innocenti. Esorto le parti in conflitto a mettere al primo posto la salvaguardia della vita dei loro fratelli civili; e auspico che siano avviati al più presto nuovi negoziati, capaci di assicurare una soluzione duratura alla crisi. La Comunità internazionale aumenti gli sforzi per far fronte alla spaventosa catastrofe umanitaria.

Grazie a Dio ci sono anche fatti positivi: cito ad esempio la ratifica dell’Accordo sulla delimitazione del confine tra il Tajikistan e il Kyrgyzstan, che rappresenta un ottimo risultato diplomatico. Incoraggio entrambi i Paesi a proseguire su questa strada.

Maria, Madre di misericordia, aiuti la famiglia umana a riconciliarsi nella pace.

CATECHESI DEL SANTO PADRE
PREPARATA PER L'UDIENZA GENERALE DEL 26 MARZO 2025

Ciclo di Catechesi – Giubileo 2025. Gesù Cristo nostra speranza. II. La vita di Gesù. Gli incontri. 2. La Samaritana. «Dammi da bere!» (Gv 4,7)

Cari fratelli e sorelle,

dopo aver meditato sull’incontro di Gesù con Nicodemo, il quale era andato a cercare Gesù, oggi riflettiamo su quei momenti in cui sembra proprio che Lui ci stesse aspettando proprio lì, in quell’incrocio della nostra vita. Sono incontri che ci sorprendono, e all’inizio forse siamo anche un po’ diffidenti: cerchiamo di essere prudenti e di capire che cosa sta succedendo.

Questa probabilmente è stata anche l’esperienza della donna samaritana, di cui si parla nel capitolo quarto del Vangelo di Giovanni (cfr 4,5-26). Lei non si aspettava di trovare un uomo al pozzo a mezzogiorno, anzi sperava di non trovare proprio nessuno. In effetti, va a prendere l’acqua al pozzo in un’ora insolita, quando è molto caldo. Forse questa donna si vergogna della sua vita, forse si è sentita giudicata, condannata, non compresa, e per questo si è isolata, ha rotto i rapporti con tutti.

Per andare in Galilea dalla Giudea, Gesù avrebbe potuto scegliere un’altra strada e non attraversare la Samaria. Sarebbe stato anche più sicuro, visti i rapporti tesi tra giudei e samaritani. Lui invece vuole passare da lì e si ferma a quel pozzo proprio a quell’ora! Gesù ci attende e si fa trovare proprio quando pensiamo che per noi non ci sia più speranza. Il pozzo, nel Medio Oriente antico, è un luogo di incontro, dove a volte si combinano matrimoni, è un luogo di fidanzamento. Gesù vuole aiutare questa donna a capire dove cercare la risposta vera al suo desiderio di essere amata.

Il tema del desiderio è fondamentale per capire questo incontro. Gesù è il primo a esprimere il suo desiderio: «Dammi da bere!» (v. 10). Pur di aprire un dialogo, Gesù si fa vedere debole, così mette l’altra persona a suo agio, fa in modo che non si spaventi. La sete è spesso, anche nella Bibbia, l’immagine del desiderio. Ma Gesù qui ha sete prima di tutto della salvezza di quella donna. «Colui che chiedeva da bere – dice Sant’Agostino – aveva sete della fede di questa donna». [1]

Se Nicodemo era andato da Gesù di notte, qui Gesù incontra la donna samaritana a mezzogiorno, il momento in cui c’è più luce. È infatti un momento di rivelazione. Gesù si fa conoscere da lei come il Messia e inoltre fa luce sulla sua vita. La aiuta a rileggere in modo nuovo la sua storia, che è complicata e dolorosa: ha avuto cinque mariti e adesso sta con un sesto che non è marito. Il numero sei non è casuale, ma indica di solito imperfezione. Forse è un’allusione al settimo sposo, quello che finalmente potrà saziare il desiderio di questa donna di essere amata veramente. E quello sposo può essere solo Gesù.

Quando si accorge che Gesù conosce la sua vita, la donna sposta il discorso sulla questione religiosa che divideva giudei e samaritani. Questo capita a volte anche a noi mentre preghiamo: nel momento in cui Dio sta toccando la nostra vita coi suoi problemi, ci perdiamo a volte in riflessioni che ci danno l’illusione di una preghiera riuscita. In realtà, abbiamo alzato delle barriere di protezione. Il Signore però è sempre più grande, e a quella donna samaritana, alla quale secondo gli schemi culturali non avrebbe dovuto neppure rivolgere la parola, regala la rivelazione più alta: le parla del Padre, che va adorato in spirito e verità. E quando lei, ancora una volta sorpresa, osserva che su queste cose è meglio aspettare il Messia, Lui le dice: «Sono io, che parlo con te» (v. 26). È come una dichiarazione d’amore: Colui che aspetti sono io; Colui che può rispondere finalmente al tuo desiderio di essere amata.

A quel punto la donna corre a chiamare la gente del villaggio, perché è proprio dall’esperienza di sentirsi amati che scaturisce la missione. E quale annuncio potrà mai aver portato se non la sua esperienza di essere capita, accolta, perdonata? È un’immagine che dovrebbe farci riflettere sulla nostra ricerca di nuovi modi per evangelizzare.

Proprio come una persona innamorata, la samaritana dimentica la sua anfora ai piedi di Gesù. Il peso di quell’anfora sulla sua testa, ogni volta che tornava a casa, le ricordava la sua condizione, la sua vita travagliata. Ma adesso l’anfora è deposta ai piedi di Gesù. Il passato non è più un peso; lei è riconciliata. Ed è così anche per noi: per andare ad annunciare il Vangelo, abbiamo bisogno prima di deporre il peso della nostra storia ai piedi del Signore, consegnare a Lui il peso del nostro passato. Solo persone riconciliate possono portare il Vangelo.

Cari fratelli e care sorelle, non perdiamo la speranza! Anche se la nostra storia ci appare pesante, complicata, forse addirittura rovinata, abbiamo sempre la possibilità di consegnarla a Dio e di ricominciare il nostro cammino. Dio è misericordia e ci attende sempre!

[1] Omelia 15,11.