Blog del Koko


LAUDATO SI´, O MIO SIGNORE!

Il BLOG di "BENABE" è aperto a tutti, per aiutare reciprocamente a tendere a quel SOLO che da sempre ci aspetta per "perderci" in Lui.

"L'amore reciproco ci dà forza"

Viviamo in profondità l'amore reciproco, perfezionandolo ogni giorno, sì da creare un tale clima da potercelo dichiarare sempre, in ogni attimo.
Ma l'ottimo sarebbe che vivessimo quest'amore in una maniera particolare: come non avessimo nient'altro da fare. Perché il resto viene da sé: l'amore illumina e illumina bene su ogni altro nostro dovere.
Dunque, non pensare ad altro. Pensare solo ad amarci fra di noi. Proviamo a far così tutto il giorno. È un'esperienza che va fatta. A sera ci troveremo cambiati; magari stanchi, ma con un nuovo entusiasmo per la meravigliosa divina vita che Dio ci ha dato; e un fuoco in cuore che brucerà, letteralmente.  C.L.

 
[…] Tutti noi viviamo l’attimo presente, variandone l’applicazione con il passaparola. […] Ebbene, si può osservare che uno dei risultati di questo modo di vivere, se fedele e abbastanza intenso, è quello di prendere ottime abitudini che prima non avevamo. Ecco alcuni esempi. È molto frequente offrire a Gesù le azioni che compiamo con un “per Te” che trasforma la nostra giornata in un’ininterrotta preghiera; perché vivendo l’attimo presente abbiamo una grazia attuale che ci ricorda di dire davanti ad ogni azione: “Per Te”.  Un’altra cosa: di fronte alle tentazioni, vivendo così, ci si sente atti a difenderci con più rapidità di prima.  […] Si dà poi il giusto posto alle azioni che dobbiamo compiere, senza anticiparle perché piacevoli, e senza posticiparle perché gravose; perché succede spesso così.
 
 
AMARE CON UMILTÀ E PRONTEZZA
 
Quando amiamo, facciamo volentieri molte rinunce per la persona che è oggetto del nostro amore. Questo richiede umiltà e prontezza. Lo stesso vale quando vogliamo amare Dio. Piccole o grandi rinunce sono utili se vengono fatte per progredire spiritualmente. C'è un sacrificio che ci avvicina molto a Dio, che è la pratica della misericordia. Perdonare richiede un enorme sacrificio, umiltà e prontezza, perché dobbiamo rinunciare alle nostre ragioni. Chiedere perdono è anche un modo di amare e richiede identico sacrificio. Le due cose insieme, umiltà e prontezza, rendono l'amore reciproco incrollabile.
 
ESSERE BENEVOLI E ACCOGLIENTI
 
Essere benevoli significa desiderare solo il bene dell'altro. Non solo di persone che vogliono anche il nostro bene, ma il bene di tutti, anche di quelli che ci odiano e ci offendono. Dio è benevolo anche verso gli ingrati e i malvagi. Se siamo misericordiosi verso tutti, saremo riconosciuti come figli dell'Altissimo. (Cf Lc 6,35) Essere accoglienti è avere un cuore aperto alle persone che ci passano accanto, è essere disponibili all'ascolto e al servizio. Quando siamo benevoli e accoglienti, Dio si avvicina a noi e ci dà la sua luce, la sua pace e la sua grazia.
 

ESSERE CERTI CHE SIAMO AMATI DA DIO

Noi possiamo dire che conosciamo Dio quando scopriamo il suo amore infinito, quando lo sentiamo in modo personale. Sì, ogni essere, ogni creatura à amata in modo immenso ed esclusivo. Il suo amore pervade tutta la nostra vita, tutti gli avvenimenti, tutta la storia dell'umanità. La vita non è un fenomeno, è amore. L'armonia del cosmo è amore così come il semplice gesto del donare è amore. Io so che Dio è amore attraverso la fede, ma io sono certo di essere amato da Lui, quando anch'io vivo il suo amore.

 

SERVIRE CON UMILTÀ

 

Il sole quando tramonta non perde la sua luce, continua a illuminare la terra da un'altra posizione. Però al nascondersi mette in evidenza la luna e le stelle, fa posto a loro. Nel condividere la luce che riceviamo dall'alto non la perdiamo, ma facciamo in modo che gli altri scoprano la loro propria luce e si sentano illuminati direttamente da Dio. Nel servire con umiltà il prossimo può sembrare che siamo sminuiti davanti agli altri, ma in verità, raggiungiamo il primato dell'amore.

 

 

ACCOGLIERSI RECIPROCAMENTE

 

Lasciamo la cordialità a coloro che hanno solo rapporti formali, diplomatici e burocratici. Dobbiamo avere un rapporto fraterno, con un amore sincero che accoglie l'altro.

Nella famiglia, l'accoglienza reciproca deve essere costantemente alimentata da gesti d'amore che riscaldano l'ambiente. Non possiamo dare per scontato che l'amore tra i membri della famiglia esista già.

Dobbiamo reinventarlo in ogni momento presente.

Immaginiamo un mondo in cui tutti si salutano con sincero amore nei loro cuori. Ebbene, questo è possibile se ognuno di noi prende l'iniziativa e fa il primo passo.

Sin dal primo saluto di buon giorno, l'altro deve sentire che siamo interamente a sua disposizione con un sincero amore che lo accoglie.

 

 

DARE CON GRATUITÀ QUELLO CHE ABBIAMO RICEVUTO

 

Un giorno l'amore di Dio ci è stato annunciato e ha toccato i nostri cuori. Questo annuncio ci è arrivato gratuitamente.

Poi siamo cresciuti nella vita spirituale, abbiamo ottenuto molti doni dello Spirito di Dio.

Noi possediamo un'immensa ricchezza spirituale. L'abbiamo ricevuta gratuitamente, e allo stesso modo dobbiamo darla a tutte le persone che incontriamo.

Quando Gesù mandò i suoi discepoli ad annunciare la Buona Novella, diede loro vari poteri, cose di cui essi stessi avevano già beneficiato. E alla fine aggiunse: "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date!". (Mt 10,8)

Abbiamo ricevuto amore, perdono, comprensione, la nostra salvezza. Dobbiamo dare tutto questo con gratuità al prossimo.

Papa Francesco, dall'inizio del suo pontificato, non ha fatto che mettersi dalla parte dei poveri, degli esclusi, degli emarginati... proprio come Gesù, nei suoi tre anni di vita pubblica.

La Chiesa era sempre più ripiegata su se stessa; da qui è nato il programma di fare tutta la nostra parte per renderla Chiesa in uscita.

Già al convegno di Firenze, 5 anni fa, papa Francesco aveva ampiamente parlato della necessità del SINODO, del bisogno urgente per tutti i cristiani di camminare assieme. Finalmente è stato dichiarato adesso che per un anno intero si incominci dalla base, tra noi, persone semplici, uomini e donne, che vogliono vivere e mostrare “coram populo” di amarsi, comprendersi e aiutarsi reciprocamente. Così sarà tutto il 2022, per poi vivere due anni assieme ai propri vescovi e arrivare così al giubileo del 2025.

Vivere il nostro cristianesimo pubblicamente e seriamente richiede un lavoro intenso. Ma allora, tutti nuovi con Dio in noi e tra noi, saremo quel fermento di vita nuova che Gesù ha insegnato da due mila anni.

Personalmente da tempo sentivo che la mia vita cristiana non mi bastava, non mi soddisfaceva, mi lasciava con l'amaro in bocca.

Finalmente ci siamo, e voglio fare tutta la mia parte perchè questa Chiesa Cattolica si rinnovi completamente. Mi domando: forse il buon Dio mi ha portato alla mia età anche per questo e proprio per questo?

Aiutiamoci reciprocamente    L'Ex

 

 

Stupenda e quanto mai preziosa per me la lettura del Diario del domenicano padre Vittorio Casagrande. Lui era invalido ed è morto a 73 anni. Devo tenere preziosi i suoi insegnamenti, tanto più che era a conoscenza di Chiara Lubich e del suo carisma, con padre Bonaventura da Malè.

Perché tutto ciò? Semplicemente perché devo ancora una volta ritornare alla sorgente del vivere bene quotidianamente ogni occasione di incontro con G.A. Seriamente e intensamente!

Ecco da oggi in poi ad ogni sua presenza devo dirGli: “Voglio vivere con Te il mio sì sempre, subito e con gioia”.

Ripetere a Gesù questo sì sempre, subito e con gioia è molto facile, ma devo confidare tutto con Lui stesso! Cioè innanzi tutto essere veramente Lui e aver fatto e detto la dichiarazione con Lui! Insomma se prima di ogni dichiarazione non sono Lui, tutto diventa facile e banale. Prima di tutto devo essere Lui e che sia Lui a fare la mia dichiarazione: un a tu per tu che sa di benabe, cuore a cuore! Vorrei tanto in questo 94° che sia Lui a fare e dire il tutto!

Penso sia interessante che il più frequentemente possibile ripeta in me, nel profondo dell'anima il mio “Eccomi a te, Signore, fai Tu in me quello che credi. Agisci Tu in me e parla Tu in me a tuo piacimento”. Questo 94 devo prepararlo bene, come Lui vuole!

Nella nostra riunione settimanale abbiamo potuto ridirci reciprocamente di essere degli "amati dal buon Dio" e ricordarci che quotidianamente dobbiamo mettere in pratica quello che Gesù Eucaristia ha ripetuto alla sua prediletta Vera Grita: "Portami con te!". Se davvero ricordassi quotidianamente che Gesù anche a me ripete: "Prendimi con te", in due ce la faremmo sicuramente. Gesù è il Figlio del Padre, l'Uno e Trino. Solo così sarei e saremmo in buona compagnia.

 

 

06/09/2021

Oggi, nel compimento del mio 94° anno di vita

LAUDATO SI’, O MIO SIGNORE!

In questo 94° compleanno cerco di capire come il buon Dio mi vede, per consolidare il mio rapporto di anima con Lui.

Già l’essere arrivato a questa età “veneranda”, dal punto di vista umano mi sorprende.

Nella mia vita …tutto è andato liscio … anche i miei 43 anni in Centrafrica, di cui 8 anni trascorsi nell’Oubangui Chari.

Benissimo sono passati i sette anni trascorsi con padre Bonaventura, vivendo la meravigliosa avventura dell’Opera di Maria.

Benissimo pure trovarmi qui a Savona da ben 18 anni …

In questo 2021 ho ricordato la mia ordinazione sacerdotale, avvenuta 70 anni fa il 17 Febbraio.

Il buon Dio mi ha trattato con i “fiocchi”… direi meglio di essere stato privilegiato.

Naturalmente da tempo Gli chiedo il perché di tutto questo bene e intravedo sempre la stessa risposta: “Voglio di più!”.

Per il lettore sminuzzo questi miei 94 anni, sperando di non sbagliare i calcoli! In caso mi perdoni.

94 anni moltiplicati per 12 mesi sono uguali a 1.128 mesi, che moltiplicati per 365 giorni sono uguali a 411.720 giorni, che moltiplicati per 24 ore sono uguali a 9.881.280 ore, che moltiplicate per 60 minuti sono uguali a 592.876.800 minuti...

Fratello mio, amato come me dal Padre comune, UNO e TRINO, non mi resta che dire con tutto il mio essere un GRAZIE, quanto mai maiuscolo!

Per favore, anche tu fa eco a questo mio GRAZIE al Padre!

Lo Stagionato



 

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Messaggio Cristiano
ANGELUS Piazza San Pietro Domenica, 14 Agosto 2022

 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Nel Vangelo della liturgia odierna c’è un’espressione di Gesù che sempre ci colpisce e ci interroga. Mentre è in cammino con i suoi discepoli, Egli dice: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!» (Lc 12,49). Di quale fuoco sta parlando? E che significato hanno queste parole per noi oggi, questo fuoco che porta Gesù?

 

Come sappiamo, Gesù è venuto a portare nel mondo il Vangelo, cioè la buona notizia dell’amore di Dio per ciascuno di noi. Perciò ci sta dicendo che il Vangelo è come un fuoco, perché si tratta di un messaggio che, quando irrompe nella storia, brucia i vecchi equilibri del vivere, sfida a uscire dall’individualismo, sfida a vincere l’egoismo, sfida a passare dalla schiavitù del peccato e della morte alla vita nuova del Risorto, di Gesù risorto. Il Vangelo, cioè, non lascia le cose come stanno; quando passa il Vangelo, ed è ascoltato e ricevuto, le cose non rimangono come stanno. Il Vangelo provoca al cambiamento e invita alla conversione. Non dispensa una falsa pace intimistica, ma accende un’inquietudine che ci mette in cammino, ci spinge ad aprirci a Dio e ai fratelli. È proprio come il fuoco: mentre ci riscalda con l’amore di Dio, vuole bruciare i nostri egoismi, illuminare i lati oscuri della vita - tutti ne abbiamo! -, consumare i falsi idoli che ci rendono schiavi.

 

Sulla scia dei profeti biblici – pensiamo per esempio a Elia e a Geremia – Gesù è acceso dal fuoco dell’amore di Dio e, per farlo divampare nel mondo, si spende in prima persona, amando fino alla fine, cioè fino alla morte e alla morte di croce (cfr Fil 2,8). Egli è ricolmo di Spirito Santo, che è paragonato al fuoco, e con la sua luce e la sua forza svela il volto misericordioso di Dio e dà pienezza a quanti sono considerati perduti, abbatte le barriere delle emarginazioni, guarisce le ferite del corpo e dell’anima, rinnova una religiosità ridotta a pratiche esteriori. Per questo è fuoco: cambia, purifica.

 

Che cosa significa dunque per noi, per ognuno di noi – per me, per voi, per te -, che cosa significa per noi questa parola di Gesù, del fuoco? Ci invita a riaccendere la fiamma della fede, perché essa non diventi una realtà secondaria, o un mezzo di benessere individuale, che ci fa evadere dalle sfide della vita e dall’impegno nella Chiesa e nella società. Infatti – diceva un teologo –, la fede in Dio «ci rassicura, ma non come vorremmo noi: cioè non per procurarci un’illusione paralizzante o una soddisfazione beata, ma per permetterci di agire» (De Lubac, Sulle vie di Dio, Milano 2008, 184). La fede, insomma, non è una “ninna nanna” che ci culla per farci addormentare. La fede vera è un fuoco, un fuoco acceso per farci stare desti e operosi anche nella notte!

 

E allora possiamo domandarci: io sono appassionato al Vangelo? Io leggo spesso il Vangelo? Lo porto con me? La fede che professo e che celebro, mi pone in una tranquillità beata oppure accende in me il fuoco della testimonianza? Possiamo chiedercelo anche come Chiesa: nelle nostre comunità, ardono il fuoco dello Spirito, la passione per la preghiera e per la carità, la gioia della fede, oppure ci trasciniamo nella stanchezza e nell’abitudine, con la faccia smorta e il lamento sulle labbra e le chiacchiere ogni giorno? Fratelli e sorelle, verifichiamoci su questo, così che anche noi possiamo dire come Gesù: siamo accesi del fuoco dell’amore di Dio e vogliamo “gettarlo” nel mondo, portarlo a tutti, perché ciascuno scopra la tenerezza del Padre e sperimenti la gioia di Gesù, che allarga il cuore – e Gesù allarga il cuore! - e fa bella la vita. Preghiamo per questo la Vergine Santa: lei, che ha accolto il fuoco dello Spirito Santo, interceda per noi.

 

Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle!

Desidero attirare l’attenzione sulla grave crisi umanitaria che colpisce la Somalia e alcune zone dei Paesi limitrofi. Le popolazioni di questa regione, che già vivono in condizioni molto precarie, si trovano ora in pericolo mortale a causa della siccità. Auspico che la solidarietà internazionale possa rispondere efficacemente a tale emergenza. Purtroppo la guerra distoglie l’attenzione e le risorse, ma questi sono gli obiettivi che esigono il massimo impegno: la lotta alla fame, la salute, l’istruzione.

 

Rivolgo un cordiale saluto a voi, fedeli di Roma e pellegrini di vari Paesi. Vedo bandiere polacche, ucraine, francesi, italiane, argentine! Tanti pellegrini. Saluto, in particolare, gli educatori e i catechisti dell’unità pastorale di Codevigo (Padova), gli universitari del Movimento Giovanile Salesiano del Triveneto e i giovani dell’unità pastorale di Villafranca (Verona).

 

E un pensiero speciale va ai numerosi pellegrini che oggi si sono radunati nel Santuario della Divina Misericordia a Cracovia, dove vent’anni fa San Giovanni Paolo II fece l’Atto di Affidamento del mondo alla Divina Misericordia. Più che mai vediamo oggi il senso di quel gesto, che vogliamo rinnovare nella preghiera e nella testimonianza della vita. La misericordia è la via della salvezza per ognuno di noi e per il mondo intero. E chiediamo al Signore, misericordia speciale, misericordia e pietà per il martoriato popolo ucraino.

 

Auguro a tutti una buona domenica. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci, anche ai ragazzi dell’Immacolata.

 

Papa Francesco 

 


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