ECCOCI !

Due avvenimenti già si sostengono e si completano a vicenda: il BENABE e il ZOKWEZO. Ora entrambi si rafforzano e s'incoraggiano con il CONCORSO LETTERARIO … per attutire i toni di PAURA, SOFFERENZA e MORTE, che da tanto tempo la guerra porta con sé.

Nel 2007 un Cappuccino genovese, padre Umberto Vallarino, ha messo sul WEB il sito “BENABE”, che nella lingua sango del Centrafrica significa “cuore a cuore”. Detto sito ha preso il nome dal giornalino, che in ogni numero, sempre puntuale e conciso, conteneva l'approfondimento teologico di RITA Muscardin, autrice del presente Concorso Letterario.

Ora a sostegno del BENABE é venuto il “ZOKWEZO”, il cui significato in lingua sango significa “TUTTI EGUALI” - Bianchi e Neri: da “ZO” (persona/Uomo) e “KWE” (Tutti). E' stato BARTHELEMY BOGANDA a conquistare con tale slogan l'Indipendenza della nazione centrafricana, di cui è divenuto primo Presidente. Fino a quel momento, la colonia francese si chiamava “OUBANGUI CHARI “ e faceva parte dell'Africa Equatoriale Francese, assieme al CIADGABON e CONGO BRAZZAVILLE.

Con l'annuncio del CONCORSO LETTERARIO gli slogan di BENABE e di ZOKWEZO avranno uno splendido sviluppo!

Blog del Koko
LAUDATO SI´, O MIO SIGNORE!
Il BLOG di "BENABE" è aperto a tutti, per aiutare reciprocamente a tendere a quel SOLO che da sempre ci aspetta per "perderci" in Lui.
LE MIE RIFLESSIONI
Il dono ... suggello d'amore
"L´amore è la più potente forza del mondo: scatena, attorno a chi lo vive, la pacifica rivoluzione cristiana" CL
Le parole del Papa
NEW MESSAGGIO URBI ET ORBI DEL SANTO PADRE LEONE
Loggia centrale della Basilica di San Pietro Giovedì 25 dicembre 2025

NEW GIUBILEO DEI DETENUTI
Basilica di San Pietro - III Domenica di Avvento, 14 dicembre 2025
Letture e meditazioni
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1° GENNAIO 2026

Messaggio del Santo Padre Francesco per la Quaresima 2025
Cronaca Bianca
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Attratti dalla bellezza: l´Immacolata
Atto di affidamento alla Beata Vergine Maria di Fatima

Quando Dio interviene
Vangelo vissuto
Questa rubrica è stata aperta per dare spazio a fatti positivi, raccolti qua e là in tutto il mondo. Sta al lettore lasciarsi interpellare e capire che non esiste "caso" vero che non mostri l´intervento di Dio.
A tutto campo
Aneddoti di vita
pps

Allegati

IL CERCHIO DELLA GIOIA
L'esperienza di un sacerdote che ha dato la vita per Cristo, ricalcando l'invito del Papa ai giovani a diventare missionari e portare l'amore e la fede nel mondo

Ospedale da campo
Malnutrizione causa disabilità per un bambino su 5
A tu per tu
Vivere il Rosario
"Da Missioni OMI. Rivista mensile di attualità missionaria - www.missioniomi.it"

Missione, con lo stile di Maria
Pensieri del Gufo
Testimoni del nostro tempo
P. Jonathan Cotton OSB

Ho conosciuto Chiara
Bonaventura Marinelli Ofm capp.
I Cappuccini
Vita del convento di Savona Quiliano
PRESEPE ARTISTICO

Allegati

Padre Casimiro Bonetti
Fu il cappuccino ad accogliere la consacrazione a Dio di Chiara Lubich, il 7 dicembre 1943. La presidente Maria Voce: "La Provvidenza lo ha legato agli albori del Movimento"
Africa di ieri e di oggi
Padre Cipriano Vigo: 61 anni di missione in Centrafrica!
A 50 anni dalla fondazione di Ngaoundaye - Rep. Centrafricana

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Messaggio Cristiano
UDIENZA GENERALE Aula Paolo VI -Mercoledì, 14 gennaio 2026

Catechesi. I Documenti del Concilio Vaticano II. Costituzione dogmatica Dei Verbum. 1. Dio parla agli uomini come ad amici


Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Abbiamo avviato il ciclo di catechesi sul Concilio Vaticano II. Oggi iniziamo ad approfondire la Costituzione dogmatica Dei Verbum sulla divina Rivelazione. Si tratta di uno dei documenti più belli e più importanti dell’assise conciliare e, per introdurci, può esserci d’aiuto richiamare le parole di Gesù: «Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi» (Gv 15,15). Questo è un punto fondamentale della fede cristiana, che la Dei Verbum ci ricorda: Gesù Cristo trasforma radicalmente il rapporto dell’uomo con Dio, d’ora innanzi sarà una relazione di amicizia. Perciò, l’unica condizione della nuova alleanza è l’amore.

Sant’Agostino, nel commentare questo passaggio del Quarto Vangelo, insiste sulla prospettiva della grazia, che sola può renderci amici di Dio nel suo Figlio (Commento al Vangelo di Giovanni, Omelia 86). Infatti, un antico motto recitava: “Amicitia aut pares invenit, aut facit”, “l’amicizia o nasce tra pari, o rende tali”. Noi non siamo uguali a Dio, ma Dio stesso ci rende simili a Lui nel suo Figlio.

Per questo, come possiamo vedere in tutta la Scrittura, nell’Alleanza c’è un primo momento di distanza, in quanto il patto tra Dio e l’uomo rimane sempre asimmetrico: Dio è Dio e noi siamo creature; ma, con la venuta del Figlio nella carne umana, l’Alleanza si apre al suo fine ultimo: in Gesù, Dio ci rende figli e ci chiama a diventare simili a Lui nella nostra pur fragile umanità. La nostra somiglianza con Dio, allora, non si raggiunge attraverso la trasgressione e il peccato, come suggerisce il serpente a Eva (cfr Gen 3,5), ma nella relazione con il Figlio fattosi uomo.

Le parole del Signore Gesù che abbiamo ricordato – “vi ho chiamato amici” – sono riprese proprio nella Costituzione Dei Verbum, che afferma: «Con questa Rivelazione, infatti, Dio invisibile (cfr Col 1,15; 1Tm 1,17) nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici (cfr Es 33,11; Gv 15,14-15) e si intrattiene con essi (cfr Bar 3,38), per invitarli e ammetterli alla comunione con sé» (n. 2). Il Dio della Genesi già si intratteneva con i progenitori, dialogando con loro (cfr Dei Verbum, 3); e quando con il peccato questo dialogo si interrompe, il Creatore non smette di cercare l’incontro con le sue creature e di stabilire di volta in volta un’alleanza con loro. Nella Rivelazione cristiana, quando cioè Dio per venire a cercarci si fa carne nel suo Figlio, il dialogo che si era interrotto viene ripristinato in maniera definitiva: l’Alleanza è nuova ed eterna, niente ci può separare dal suo amore. La Rivelazione di Dio, dunque, ha il carattere dialogico dell’amicizia e, come accade nell’esperienza dell’amicizia umana, non sopporta il mutismo, ma si alimenta dello scambio di parole vere.

La Costituzione Dei Verbum ci ricorda anche questo: Dio ci parla. È importante cogliere la differenza tra la parola e la chiacchiera: quest’ultima si ferma alla superficie e non realizza una comunione fra le persone, mentre nelle relazioni autentiche, la parola non serve solo a scambiarsi informazioni e notizie, ma a rivelare chi siamo. La parola possiede una dimensione rivelativa che crea una relazione con l’altro. Così, parlando a noi, Dio ci rivela sé stesso come Alleato che ci invita all’amicizia con Lui.

In tale prospettiva, la prima attitudine da coltivare è l’ascolto, perché la Parola divina possa penetrare nelle nostre menti e nei nostri cuori; allo stesso tempo, siamo chiamati a parlare con Dio, non per comunicargli ciò che Egli già conosce, ma per rivelare noi a noi stessi.

Di qui la necessità della preghiera, nella quale siamo chiamati a vivere e a coltivare l’amicizia con il Signore. Questo si realizza in primo luogo nella preghiera liturgica e comunitaria, dove non siamo noi a decidere cosa ascoltare della Parola di Dio, ma è Lui stesso a parlarci per mezzo della Chiesa; inoltre, si compie nell’orazione personale, che avviene nell’interiorità del cuore e della mente. Non può mancare, nella giornata e nella settimana del cristiano, il tempo dedicato alla preghiera, alla meditazione e alla riflessione. Solo quando parliamo con Dio, possiamo anche parlare di Lui.

La nostra esperienza ci dice che le amicizie possono finire per un qualche gesto eclatante di rottura, oppure per una serie di disattenzioni quotidiane, che sfaldano il rapporto fino a perderlo. Se Gesù ci chiama ad essere amici, cerchiamo di non lasciare inascoltato questo appello. Accogliamolo, prendiamoci cura di questa relazione e scopriremo che proprio l’amicizia con Dio è la nostra salvezza.

LEONE XIV